Accogliere la vita

28/07/2017

La nostra Comunità di S. Giuda Taddeo a Roma: un grembo fecondo che ospita e accoglie la vita. Sia per il servizio che svolgiamo, sia per la devozione a S. Giuda Apostolo, che per la vita fraterna in comunità. La vita, quella quotidiana, e la Vita, quella di figli di Dio.

Il servizio lo viviamo all’interno della casa famiglia. Qui siamo chiamati ad accogliere e ospitare vite fragili, tante volte spezzate, che hanno bisogno di essere custodite come una mamma lungo i nove mesi di gravidanza, per ripristinare la linfa vitale presente in ciascuno di loro, dando loro tutte le funzioni vitali: ossigeno, attenzioni, affetto, premure, soprattutto l’ascolto. Ciò ti porta a metterti in gioco fino in fondo, anche quando l’altro fa “muro” e sembra rifiutarti. Poi senti che piano piano il battito ricomincia, e si tesse quella fiducia verso l’adulto che in molti casi è infranta. È la bellezza di camminare insieme e accompagnare, di tessere le relazioni, pronti poi al momento giusto a lasciarle andare. Questo ti fa essere sempre più mamma, ti preoccupi e agisci sempre più da mamma!

La devozione a S. Giuda Taddeo: anche qui si tratta di ospitare e accogliere la vita che bussa e chiede una maternità specificatamente spirituale. Ovvero il custodire nella preghiera. Sono numerose le persone, giovani e anziani, che cercano figure amiche a cui affidare la propria vita. E tu sei quella sentinella del mattino che prega e fa da offertorio, presentando le loro vite in offerta.

La vita in comunità: ruota nell’accogliere la vita delle sorelle, nel ricevere una vita di comunione, vita che ti si dona nella relazione reciproca, e che ti permette di crescere sempre più nella verità di te stessa. Ti porta a spogliarti, ad abbassarti, a fare tuoi i sentimenti di Cristo, mite Agnello, che dona la sua vita.

Ci sono inoltre altre due esperienze che hanno fatto ricco il mio cammino all’interno della nostra comunità di Roma. I pacchi per i poveri, questo servizio mi ha donato l’attenzione a una vita che fa fatica a sopravvivere. La Parrocchia: ancora una volta, per me si è trattato di accogliere e ospitare chi si mette in discussione dal punto di vista di fede e umano, in una vita battesimale che non si ferma al tempo della cresima, ma desidera continuare. L’essenziale qui è farsi compagni di questo cammino di crescita. E’ stato un tempo di grazia, ogni relazione non avviene a caso, ma c’è quel tocco di Dio che ti porta a scoprire il filo rosso della tua vocazione, che non si ferma alla famiglia religiosa ma è per la Chiesa. La fedeltà alla tua consacrazione non è fine a se stessa e non si limita al tuo benessere personale, ma è per qualcun’altro, è per gli altri.

Si tratta in tutti i casi del progetto educativo che il Signore fa fare, Egli insegna a donarsi nella libertà. Egli fa assaporare sempre più la bellezza del dono di sé. Egli che “pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;  ma spogliò se stesso” (Fil 2,6), insegna a svuotarsi per donarsi. Vi è inoltre un aspetto eucaristico in questa esperienza che ci fa compiere: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mc 6,30),  lasciandosi masticare, facendosi pane spezzato per gli altri.

sr Giada Maria della Croce