BRUMADINHO CHIAMA…IL CARMELO RISPONDE!

06/02/2019

“Sappiamo bene infatti, che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto…” (Rom. 8,22).

Queste parole di San Paolo esprimono chiaramente  il dramma accaduto il 25 gennaio a Brumadinho, cittá situata nell’entroterra di Belo Horizonte. Sono le  13.30, quando due, delle tre dighe di contenimento dei detriti minerari si rompono formando un’immensa lava di fango, alta 20 metri, che travolge e distrugge tutto quello che incontra nella sua discesa a valle. Una tragedia umana e ambientale che non ha eguali. Le cifre delle perdite in termini di vite umane sono elevate… secondo gli ultimi sondaggi, si parla di 121 morti, dei quali 114 identificati e 205 dispersi.

Riportiamo, di seguito, alcuni passi del messaggio pronunciato da dom Joaquim Mol, vescovo ausiliare di Belo Horizonte e Rettore della Pontificia Universitá Cattolica di Belo Horizonte,  il giorno dopo la tragedia:

“Quanto accaduto a Brumadinho è un crimine ambientale e un omicidio collettivo. E, assieme alle persone, è stata uccisa anche la speranza, la fede, la dignitá dei sopravissuti.

È a causa di questa sete insaziabile ed impazzita di ricchezze “dove tignola e ruggine consumano e dove i ladri scassinano e rubano ” (Mt 6,19), concentrate sempre più nelle mani di pochissime persone, che le aziende mantengono i lavoratori in povertà ed esposti alla morte. Il settore minerario nel nostro paese è diventato eticamente insostenibile, calamitoso e ad alto rischio per la vita umana e per tutta la vita nelle sue aree di attività.

La persistenza di questo modello economico di arricchimento attraverso la distruzione è inaccettabile. Non possiamo piú permettere che la natura, il capolavoro di Dio, sia sistematicamente distrutta. E che migliaia di lavoratori, anziani e bambini, donne e giovani, prevalentemente i più poveri e i più umili, siano  quotidianamente esposti al rischio di morire per un’avidità deplorevole.

Pertanto, è urgente che persone, organizzazioni e istituzioni, che danno valore alla vita umana, che vogliono difendere la natura da questa progressiva e suicida distruzione, facciano sentire chiaramente la loro voce  di denuncia contro questo modello di business che arricchisce così pochi, e distrugge la vita di così tanti.”

Un appello-invito alla responsabilitá comune, alla solidarietà, ad uscire dalle proprie comodità e sicurezze che ha scosso le coscienze, suscitato ampio consenso e messo in movimento moltissime persone che hanno dato vita ad una catena di solidarietá incredibile.

È quello che abbiamo visto e sperimentato a Brumadinho, nel weekend trascorso con alcuni giovani e laici che frequentano la nostra comunitá qui a Belo Horizonte, raccogliendo  l’appello del nostro Arcivescovo dom Valmor: “Uniti per Brumadinho” .

Lanciato l’invito, l’adesione è stata immediata. Siamo partiti per trascorrere due giorni durante i quali poter donare la nostra presenza, tempo ed energie in quella che in questo momento è l’ opera piú urgente e indispensabile: essere presenza che ascolta, consola, prega, accoglie e condivide la sofferenza.

Le nostre sorelle di Brumadinho ci hanno accolte con disponibilità e cordialità.

Guidati da Sr. Domingas i giorni sono trascorsi veloci tra presenza al cimitero, alle camere ardenti e la visita ad alcune famiglie, affidate alle nostre suore. Divisi in gruppetti di tre-quattro persone, ciascuno di noi ha potuto sperimentato cosa significa vedere una cittá intera immersa nel  dolore, in un dramma che appartiene a tutti, perché – se da um lato non  c’è famiglia che non pianga i propri cari, dall’altro non c’è famiglia che non pianga i tantissimi amici, conoscenti, colleghi, morti o dispersi. Man mano che incontravamo le persone, ascoltavamo le loro storie, il loro grido di dolore, ma anche la grande capacitá di affrontare il tutto con dignitá e soprattutto fede grande, si faceva sempre piú chiaro e presente   il contrasto presente tra vita e morte, quel “duello” cantato nel Victimae Paschali Laudes il giorno di Pasqua.  Un duello dove la vita ha il sopravvento e, pur dentro a tanta costernazione e smarrimento, riesce ad aprire spiragli di luce, genera e ridesta la speranza e attesa di vita, che vanno ben oltre.

“Caspita”, ci siamo detti…”questo è vivere non solo di fede, ma è vivere “la” fede.

Abbiamo così toccato con mano come davvero solo la fiducia in Dio, nella Sua bontà e misericordia, nella Sua Presenza anche dentro momenti di morte come questi, non è solo questione di semplici parole, non è un concetto astratto o devozionale relegato ad alcuni e particolari momenti o luoghi. No.  La fede è quell’ “Alzare gli occhi verso i monti” per cercare, implorare, gridare con tutte le tue forze quell’aiuto che, solo, può venire da Colui che per amore ha scelto di coinvolgersi, di portare su di sé il dolore di tutta l’umanità di tutti i tempi, inviando il proprio Figlio Gesú.

E che dire della solidarietà?  Le strade di Brumadinho sono percorse da gruppi di giovani e adulti venuti da tutto il Brasile per offrire aiuto, materiale e spirituale. Rimaniamo a bocca aperta quando, scesi nel campo sportivo coperto della nostra scuola materna, vediamo decine di giovani muoversi in un incessante lavoro di scarico, carico e riordino di tutta la provvidenza che continuamente arriva. Una “catena” di lavoro nella quale anche noi ci inseriamo, con serenità e semplicità. Dopo le prime conoscenze scambiate tra un pacco spostato e uno scataolone riordinato, rimaniamo contagiati dal clima di gioia che si respira, una gioia pacata, ma profonda, perché scaturita da cuori che hanno scelto  di mettersi in gioco donando il proprio tempo e le proprie energie.

Ancora una volta possiamo dire che la Vita vince sulla morte, che il bene trionfa sul male, che dal fiume di  fango e detriti il Signore fa rinascere germi di futuro.

Sr Francesca