Carisma

IL CARISMA OGGI

Accogliendo il dono della santità di Teresa Maria e della sua testimonianza, noi sue figlie continuiamo nel tempo ad essere custodi e depositarie del carisma e, nello stesso tempo, lo arricchiamo ulteriormente nella misura in cui siamo fedeli allo Spirito che, in dinamismo perenne, apre menti e cuori a nuove e feconde intuizioni.

Innanzitutto siamo chiamate a vivere la nostra consacrazione come donne, che assumono ed esprimono in pieno la propria femminilità in un cammino di crescita e maturazione di tutte le energie e potenzialità: la donna è colei che riceve l’Amore per amare a sua volta.
Concretamente questo si traduce in accoglienza, protezione, disponibilità al rapporto interpersonale, attenzione e sollecitudine verso l’altro nel rispetto della vita, nel vivere le relazioni fraterne a partire dalla logica della gratuità, nel primato dell’”essere” sull’avere.

Chiamate ad essere spose perché è dall’unione sponsale con il Signore Gesù che la nostra vita trova alimento per essere profezia del primato di Dio e dei valori evangelici.
Questa intima unione con Cristo, ricercato e amato come Assoluto, genera e custodisce la nostra possibilità di essere madri, chiamate a generare vita intorno a noi, come afferma Edith Stein:
“Nel tacito dialogo con il Signore delle persone consacrate si preparano quelli che poi saranno gli eventi della storia della Chiesa che rinnovano la faccia della terra. La Vergine, che custodì nel suo cuore ogni parola a lei inviata da Dio, è il modello di quelle persone in ascolto nelle quali rivive sempre di nuovo la preghiera sacerdotale di Gesù. Il Signore ha prediletto donne che come Maria hanno completamente dimenticato se stesse per sprofondare nella vita e nella passione di Cristo, e le ha scelte come suoi strumenti per compiere grandi opere nella Chiesa”.

Contemplazione e azione sono gli aspetti che esprimono la nostra identità carismatica, in un continuo, vicendevole rimando, così che l’amicizia con il Signore alimenta la nostra carità e le suggerisce forme concrete di solidarietà con i fratelli; nello stesso tempo, la sollecitudine per i bisogni e le speranze degli uomini ci riporta necessariamente al colloquio con Colui che ne è l’ispiratore.

Dalla comunione ricevuta in dono deriva il compito di una paziente costruzione della comunità, luogo in cui l’unità con Cristo e con le sorelle si realizza.

Guardando a Teresa di Gesù, che concepiva la fraternità monastica come piccolo collegio di Cristo, e alla Beata Madre, che instancabilmente raccomandava alle sue figlie l’unione, viviamo la scelta di un’intensa fraternità evangelica, in contrapposizione all’individualismo sempre più marcato che il mondo oggi propone. Le nostre comunità vogliono diventare “schola amoris” per giovani e adulti: una scuola dove si impara ad amare Dio, le sorelle con cui si vive, l’umanità bisognosa della misericordia del Padre e della solidarietà fraterna.

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