Macapà: dagli inizi ad oggi

NASCITA DEL “PICCOLO CARMELO  S. TERESINA” : GLI INIZI

Sono gli anni del grande fervore postconciliare, gli anni in cui il nostro Istituto – in linea con le nuove direttive emerse dal Concilio Ecumenico Vaticano II – fa propria l’urgenza di una più impegnata vita missionaria.
Ma come? Dove?
La Provvidenza non si fa attendere e ci viene incontro nella persona del Dott.  Marcello Candia, industriale milanese che, dopo aver sostenuto opere a carattere sociale, caritativo ed educativo in Italia, nel 1965 vende la sua azienda per costruire con il ricavato un ospedale per i poveri e i lebbrosi a Macapà.
Vivendo da povero tra i poveri egli comprende  una verità fondamentale: più si getta nell’attività, più c’è bisogno di pregare e far pregare: “Quando ho incontrato i poveri, i lebbrosi, mi sono accorto che, se anche avessi costruito un’organizzazione perfetta per curare i corpi, non avrei risolto i problemi di questa gente. Ho capito allora che la priorità assoluta era quella spirituale: tutti i mezzi economici e tecnici contano, bisogna usarli, ma non valgono nulla se  non sono accompagnati dall’amicizia, dall’attenzione alle persone, dall’aiuto di Dio. 
E  ancora: “ Ho scelto le suore Carmelitane di Firenze perché, per avvicinarsi a dei malati gravi, a poveri che non hanno più speranze umane, a sofferenti abbandonati da tutti, ci vuole una preparazione di preghiera e di contemplazione. Quando tutte le speranze umane vengono a cadere, rimane solo Dio”. E così, illuminata dalla grazia dello Spirito, Madre Consolata – Superiora generale in quel tempo, raccoglie l’invito di Marcello Candia e del Vescovo di Macapà Mons. Josè Maritano e nel 1977 invia le prime suore nella “Terra di Santa Cruz”, oltre Atlantico.

E’ l’inizio di una nuova storia che ne vedrà lo sviluppo e l’espansione nel Nord Est del Brasile, a Belo Horizonte  e Brumadinho;  due nuove comunità che sorgeranno con l’aiuto, l’interessamento ed il sostegno del  Dott. Candia e della sua Fondazione.

OGGI
a distanza di trent’anni  e  più dal quel lontano 1977, molte cose sono cambiate a Macapà.
La città  è esplosa demograficamente in pochi decenni; oggi supera il mezzo milione di abitanti, con tutti i problemi che un’urbanizzazione così rapida comporta.  Molti sono coloro che,  abbandonando le campagne arrivano a Macapà  alla ricerca di un lavoro con la speranza di vivere una vita migliore; una speranza che per i più , purtroppo,  si rivela solamente una semplice e ingenua illusione perché manca  un piano di sviluppo adeguato per accogliere tante famiglie.

Ciò ha favorito l’impoverimento della popolazione, creato un clima di provvisorietà e disorientamento. Adulti e i giovani vivono un profondo senso di smarrimento per la mancanza di riferimenti autentici , con la conseguente  dispersione a livello  culturale e religioso.
Si tratta di nuove sfide di fronte alle quali la Chiesa non rimane semplice spettatrice, ma si lascia interpellare per trovare vie nuove di risposte al bisogno di senso e di verità dell’uomo di oggi.
Anche noi ci sentiamo interpellate da tutto ciò e questo ha voluto dire, concretamente, rivedere e ripensare a nuove espressioni e forme di presenza e aiuto, in collaborazione con la Chiesa locale e i laici.

E così, mentre da un lato abbiamo scelto di  rimanere fedeli  alle “origini” della missione, continuando l’assistenza ad un gruppo ristretto di malati piu’ bisognosi, dall’altro abbiamo rivisto l’attività del Centro dando l’avvio ad un  al Progetto  chiamato Aurora Equatoriale per la formazione umana, professionale e spirituale dei ragazzi  daí 7 ai 14 anni e delle loro famiglie.