Prendete, questo è il mio corpo

04/06/2018

La Chiesa del Corpus Domini, in cui Gesù Eucarestia viene adorato giorno e notte da 116 anni, ha festeggiato la solennità del Corpus Domini nei giorni di sabato 2 e domenica 3 giugno. Sabato si è svolta una giornata di adorazione guidata dal gruppo degli adoratori e conclusa dalla comunità religiosa delle suore con la presenza dei nostri padri carmelitani di Arcetri e della famiglia carmelitana che si era riunita in quello stesso giorno per una giornata di fraternità e testimonianza nel convento di Arcetri. Domenica la S. Messa solenne presieduta da padre Gabriele Morra OCD, seguita da una serata di fraternità.

Suor Emanuela Giordano ha riassunto in tre parole chiave il rapporto della Beata Teresa Maria della Croce con l’Eucarestia, che si è tradotto poi con l’Adorazione Perpetua in questa chiesa. Nuzialità: alla base c’è il desiderio di stare con lo Sposo, con Colui che ha promesso di essere con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Stare con Lui, chiedendogli i suoi stessi sentimenti, così che anche la sposa possa esserne trasformata a sua immagine. Maternità: è il farsi carico dei figli, portando a Cristo i loro bisogni. Oggetto dell’adorazione giorno e notte, sono i giorni e le notti degli uomini. Unità: vorrei di tutti i cuori fare un cuore solo, per riparare ai tanti oltraggi che continuamente Dio riceve. UN CUORE SOLO: il sacramento dell’Eucarestia ha trasformato per sempre questo desiderio in realtà, ne ha fatto il motore di ricerca, l’unico che – se lo consultiamo – ci indica le vie effettive di riconciliazione, perdono, unità.

Padre Gabriele Morra, durante l’omelia, ha posto l’accento sul verbo “prendete”: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc14). Un imperativo, non un consiglio. Ci dice: “mangiate”, per essere fedeli a ciò che siamo chiamati nella nostra vita, a quel progetto che è sempre più grande delle nostre capacità. L’adorazione viene seconda, prima abbiamo bisogno di prendere questo corpo! L’adorazione stessa, d’altronde, inclina al tocco, a prenderlo! Nel guardarlo matura una tensione all’incontro, a prenderlo, all’intimità. Prendilo, altrimenti senza di Lui sei mancante di tutto.

Dio ha bisogno di essere preso, bussa alla nostra porta, come un bambino, che se non lo prendi piange! Vuole essere ovunque con noi. Se non lo portiamo con noi, chi può portarlo in ufficio, a casa, nei luoghi che frequentiamo?  La vocazione cristiana non è essere sempre più forti, ma stringere alleanza con il Dio forte.

Dio ha un volto materno. Nel corpo di Gesù c’è il modo di essere di Dio nel mondo: perdonando, ma anche donando tenerezza attraverso il cibo, come ogni madre. Tutti siamo nutriti da dentro un grembo: “Figlio, mangia! Se no non cresci!”. E’ la maternità di Dio. Si dà da mangiare a noi, e come una madre, ci alimenta. Dunque: “prendetemi, e portatemi con voi“.