S.Giuda Taddeo e l’opera della Casa famiglia

16/11/2018

Domenica 28 ottobre, le nostre sorelle di Roma hanno festeggiato il santo a cui la casa della comunità è dedicata fin dalla sua fondazione e di cui la Chiesa, in quel giorno, celebra la memoria: S. Giuda Taddeo. Mentre riportiamo qualche foto delle celebrazioni eucaristiche che si sono svolte durante la giornata, vogliamo approfittare per sottolineare il legame speciale che questo apostolo di Cristo, che la tradizione dice essere cugino di Gesù, ha avuto fin dall’inizio con la nostra casa di Roma. Nel 1907 Carolina Tozzi, insieme a due altre giovani compagne, dà inizio ad un opera caritativa, la “Piccola Casa San Giuda Taddeo”, in via Dante a Roma, dove si prendeva cura di bambine orfane o abbandonate. Non aveva altra ricchezza o appoggio che la sua devozione fervente a San Giuda Taddeo, per la cui intercessione la Provvidenza Divina non mancava mai. Nel 1922 il nostro Istituto ha accettato la richiesta dei Padri carmelitani di continuare l’opera, perché le fondatrici non erano più in grado di portarla avanti senza un valido aiuto. Poco dopo il locale si è spostato in via Gradisca, dove le suore hanno costruito una casa, di seguito affiancata da una chiesa dedicata a San Giuda. Nel corso degli anni questa missione ha conosciuto uno sviluppo notevole e tanti mutamenti, fino a giungere alla sua forma attuale di Casa Famiglia per minorenni; ma il suo legame fondante, con San Giuda non è mutato, anzi, si è rinsaldato. Tanta gente non solo da tutta l’Italia, ma anche dall’estero, viene a visitare la chiesa di San Giuda, magari anche dopo una ricerca assidua, per chiedergli grazie o per ringraziarlo per quelle ricevute. E chi non può venire, telefona a casa nostra e affida alla portinaia i suoi problemi, le sue sofferenze, difficoltà, fatiche, i suoi desideri e bisogni, e quelli dei suoi famigliari e conoscenti, chiedendo preghiere. E la sorella che raccoglie tutte queste intenzioni, le porta nel suo cuore, e le condivide con la comunità, che si unisce a lei nella preghiera. Una memoria viva di quello che è stato fin dall’origine del nostro Istituto: un continuo flusso di persone che si raccomanda alle nostre preghiere, che viene a chiedere consigli, ascolto, aiuto, vicinanza, speranza… La devozione popolare a San Giuda Taddeo, patrono dei casi disperati, è tuttora molto diffusa e non cessa di meravigliarci. Come un pozzo di grazie divine inesauribile, e che non fa differenze di persone. E la “grazia delle grazie” è che san Giuda porta le persone venute a chiedere la sua intercessione ad aprirsi alla sofferenza e ai bisogni altrui. Spesso i devoti di San Giuda si interessano della sua “Piccola Casa” in una maniera inspiegabile, quasi misteriosa. Si prendono a cuore le ragazze accolte in questa casa, come se fossero parte della propria famiglia. Oltre ad offrire aiuto materiale, si interessano sempre di come stanno le bambine, dei loro bisogni, chiedono se abbiamo necessità di sostegno. È bello che i devoti vengano dal Santo cugino di Gesù, magari spinte dal peso delle loro sofferenze e tribolazioni, e tornano non solo con un aiuto o una forza per sostenere le proprie prove, ma anche con un’apertura a nuovi orizzonti: l’altro…“le più piccole” della casa del Padre Nostro.