S. Teresa, innamorata di Gesù

30/10/2018

Ogni anno, la ricorrenza della solennità di S. Teresa di Gesù è un’occasione per riscoprire e approfondire la figura di questa grande santa della Chiesa, e per noi, sue figlie, un motivo in più per rinnovare il nostro ringraziamento al Signore per l’appartenenza alla Famiglia Carmelitana.

Il giorno della festa, lunedì 15 ottobre, in cui abbiamo celebrato la S. Messa solenne nella nostra chiesa del Corpus Domini a Firenze, è stato preceduto da un triduo di preghiera che abbiamo vissuto in comunione con i Padri Carmelitani Scalzi di Arcetri e con le persone che hanno condiviso con noi questi giorni.

Tre giorni di preghiera e meditazione, che hanno avuto al centro alcuni aspetti del pensiero e della vita di S. Teresa. La sera di venerdì 12, durante l’adorazione, abbiamo letto alcuni brani tratti dal Castello Interiore, l’opera in cui Teresa descrive il cammino dell’anima verso l’unione con Dio attraverso l’immagine di un castello – la nostra anima – fatto di sette stanze (o dimore) che bisogna attraversare per giungere a quella più intima e segreta, la camera nuziale, dove Dio abita. Teresa ci ricorda una verità fondamentale della nostra fede: che la ragione più alta della dignità dell’uomo consiste nella vocazione alla comunione con Dio. Creati da Dio e per Dio, siamo chiamati all’unione con Lui, ad una pienezza di vita in Lui. Ella esprime e testimonia quell’aspirazione ad una vita più intima e personale da sperimentare nel segreto del proprio cuore. Questa intimità con Dio è possibile per il tramite dell’umanità di Cristo: Dio – il trascendente, l’infinito, l’assoluto – in Gesù si fa accessibile all’uomo, si fa familiare. Con Gesù, presenza viva, reale, è possibile un rapporto personale, un legame di intima amicizia; un rapporto in cui nulla dell’umano è lasciato fuori e in cui è centrale, per Teresa, l’elemento affettivo: una relazione sostanziata di amore, vivificata da movimenti che zampillano dal cuore. È un’esperienza che comporta una trasformazione del cuore, perché dagli amori si possa giungere all’Amore da cui per primi siamo amati.

Questo rapporto personale con Cristo è il cuore della preghiera e il centro della spiritualità di Teresa, che è molto concreta. La preghiera si fa vita, come presenza costante del Signore accanto a sé in tutte le circostanze della vita. Ne abbiamo avuto una testimonianza durante la meditazione di sabato 13, che è stata accompagnata da alcuni brani musicali eseguiti con il piano e il flauto. La lettura di alcuni testi del libro delle Fondazioni, in cui Teresa racconta, con un linguaggio molto concreto, le vicissitudini che hanno caratterizzato l’apertura di nuovi monasteri riformati in diverse città della Spagna, ci ha mostrato come Teresa abbia vissuto tutto in compagnia di Cristo, in costante dialogo con Lui.

Durante i giorni del triduo e della festa la chiesa di S. Paolino è rimasta aperta per la recita comune del Rosario e dei Vespri e per la celebrazione della S. Messa. I Padri Carmelitani nelle loro omelie hanno sottolineato l’esempio di questa santa, profondamente contemplativa e nello stesso tempo tanto operosa, che nella società di oggi ci insegna ad essere testimoni instancabili di Dio, della sua presenza e della sua azione, e a sentire realmente questa sete di Dio che esiste nella profondità del nostro cuore, questo desiderio di essere in rapporto con Lui che apre la strada della vita piena.