Trust in me lovingly

31/07/2017

Della nostra comunità in Libano a Fanar, spicca subito come missione la scuola, con tutto quello che richiede l’organizzazione del servizio d’istruzione, senza lasciare il rapporto e la cura personale delle persone. Due aspetti che non è facile tenere insieme, e che desideriamo abbracciare all’interno di una rapporto con il Signore. Lo scopo ultimo di tutto quello che siamo, viviamo e facciamo è sempre l’aiuto delle persone e delle famiglie, affinché incontrino Colui che abbraccia e ama tutto il loro essere. Mi sono sempre chiesta chi sono davvero i poveri di oggi, e che tipo di povertà vivono. Mi ha colpito ciò che raccomandava un Vescovo a un neo-sacerdote commentando questo versetto: “Il Signore mi ha consacrato e mi ha portato a dare ai poveri il lieto annunzio” (Is61,1), dice:  “i poveri di oggi sono coloro che vivono senza alcun speranza, sono disperati e hanno perso la via e il senso della vita.”  Ecco allora il vero bisogno dell’uomo smarrito di oggi: “il lieto annunzio” di essere amato, guardato, curato e pensato da Uno che “conosce e ama tutto di te, persino la tua debolezza” (S. Teresina). E io, così povera, cosa posso offrire al mondo, O Signore?  Un giorno una signora è venuta da me chiedendomi una reliquia di S. Mariam, non avendone più ho risposto: “non ho niente!” Lei mi ha ribattuto: “Come non hai niente? Tu hai Cristo! Tu hai tutto!”.

Quindi a dirci chi siamo, e chi siamo per Lui e cosa veramente possediamo è Dio stesso, mediante la sua Parola. Una preghiera, che si recita prima di leggere la Bibbia, afferma: “Questa è la mia Bibbia, io sono quello che dice che sono, ho quello che dice che ho, e posso fare quello che dice che posso fare!”. Credere alla Parola e credere che sono “troppo amata” è il fondamento di tutto: “ Trust in me lovingly, trust in me blindly” (Gesù a S. Teresa di Calcutta), è questa sguardo rivolto al suo Amore che dona vera libertà. “Da quando ho conosciuto che Gesù mi ama più di quanto immaginavo ho cominciato a liberarmi di tutte le cose terrene” (Padre Jnadios Mourani, frate Mariamita Maronita). Il cammino verso Lui non è mai da soli, ma accompagnato da persone che altrettanto cercano la Verità. E allora il prendersi cura l’una dell’altra, condividendo la propria vita profondamente, rinsalda molto la relazione, inizi a vedere le persone da un altro punto di vista e lasci andare le piccole cose perché ora parti dal vedere la persona dalla sua profondità. Inizi a non avere più paura dell’altro, perché hai questo sguardo che va al di là. Quando condividi la tua vita, le fatiche, le paure, in qualche modo ti liberi.

La comunità è un grande aiuto, penso a molti che vivono soli e dunque si chiudono perché non c’è chi possa accoglierli così come sono. Significa inoltre avere il coraggio di morire a noi stessi, una morte che dà vita, perché muore una parte di te, ma ti apre a una vita nuova.

sr Therese