Come ci suggerisce Don Fabio Rosini, troviamo il segreto delle letture di questa domenica nell’ultimo versetto del brano evangelico che ci viene proposto: “MA IL FIGLIO DELL’UOMO, QUANDO VERRÀ, TROVERÀ LA FEDE SULLA TERRA?”
È forse una delle domande più misteriose del Vangelo, e anche un po’ inquietante… è possibile che alla venuta del Signore, la fede sia sparita del tutto dalla faccia della terra?
È importante allora capire come possiamo intendere questo VENIRE e questa TERRA.
Come sappiamo, nella tradizione cristiana parliamo di tre venute del Signore Gesù: l’Incarnazione, ossia la venuta nella storia, l’ultima venuta alla fine dei tempi, e la sua venuta costante, ossia la venuta del Signore nella nostra vita nelle varie occasioni del nostro quotidiano, più o meno ordinarie.
La terra poi è la materia che ci costituisce: “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” dice il racconto della Genesi. La terra siamo noi, è la nostra storia fatta di fragilità ma sacra, davanti alla quale ci si toglie i calzari dai piedi.
Ecco, quante volte Dio viene a visitare la terra della mia vita, quante volte mi cerca e mi viene incontro con i suoi appelli, nelle persone che incontriamo e che ci chiedono presenza, sostegno, nel vivere i vari impegni della nostra vita, negli eventi che non ci aspettiamo…
Il Signore viene ogni giorno, e ogni giorno è il momento in cui ci chiede di avere fede: vivo con fede ciò che succede?
Ma come possiamo conservare questa fede, come non perderla? L’espressione della vedova ci offre un riferimento importante: “FAMMI GIUSTIZIA CONTRO IL MIO AVVERSARIO”.
La giustizia intesa nelle Scritture non è riferita tanto ad una giustizia economica o di natura giuridica, quanto piuttosto alla volontà di Dio: cercare ciò che piace a Dio è la giustizia, vivere una relazione vera con Lui e non lasciarci deviare, incattivire (= con insistenza) verso ciò che ci allontana dall’immagine originaria che Dio aveva in mente per noi.
È perché è così necessario farsi aiutare, chiedere questa giustizia? Perché c’è un nemico, c’è qualcuno che non vuole che noi raggiungiamo la bellezza alla quale Dio ci ha chiamati creandoci, e che ogni giorno cerca di costruire appunto con i suoi appelli e la sua presenza nella nostra vita.
Allora, quando siamo consapevoli di avere una bellezza da far fiorire e un nemico che si oppone a questa bellezza, comprendiamo che abbiamo bisogno di pregare, di affidare questa ricerca di giustizia a Colui che ci ama ed è più grande di noi.
Come pregare, allora? Ci viene in aiuto la prima lettura, in racconto della battaglia di Amalek contro Israele, che ci offre tre importanti indicazioni.
Innanzitutto la preghiera non è mai dissociata dalla vita: mentre Mosè è sul colle a pregare, Giosuè combatte. Non può esserci preghiera senza lotta, senza coinvolgimento nel mondo e nella storia, e viceversa non può esserci autentico amore e coinvolgimento nella storia senza confidare nel Signore.
In secondo luogo, possiamo dire che ci appare un po’ strana la modalità di preghiera di Mosè: prega con le mani alzate, e quando è stanco, le sue mani vengono sostenute da Aronne e Cur, e la preghiera ha efficacia e Israele vince la battaglia.
Infine, vediamo appunto che Mosè non è solo, è sostenuto dalla comunità, ci sono due fratelli che lo sorreggono nella fatica della preghiera.
Chiediamo al Signore la perseveranza nella preghiera, la grazia di non dimenticarci di coltivare e difendere la nostra bellezza.
Suor Alice
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