
Santi si diventa
I sorrisi, gli abbracci, le confidenze, le testimonianze, le riflessioni, i giochi, la preghiera, i volti. Sono a casa ormai da quattro giorni, ma i miei pensieri non fanno che tornare all’esperienza appena conclusa.
Un pellegrinaggio dal 16 al 22 agosto in centro Italia, di cui ho visto la locandina un giorno, quasi per caso. Ma la proposta esplicita di una mia amica e di un membro dell’equipe non mi hanno impedito di iscrivermi dopo il termine ultimo, tanta era la mia titubanza nel partecipare all’esperienza. Si trattava infatti di un gruppo, quello dei giovani del Carmelo di Treviso, che non conoscevo, e, considerata la mia timidezza e riservatezza, temevo di non riuscire ad integrarmi e a vivermi bene il tempo in compagnia. In quanto diciannovenne, poi, mi sarei trovata tra le due più giovani in un gruppo che includeva persone fino ai trentacinque anni. Più forte, però, è stata la percezione che questo pellegrinaggio avrebbe potuto portare qualcosa di buono nella mia vita, e sono davvero grata di essermi alla fine iscritta, perché così è stato.
A discapito delle mie aspettative, ciò che mi porto più nel cuore dell’esperienza vissuta è proprio il gruppo con cui l’ho condivisa. Fin dal primo giorno sono rimasta profondamente colpita dall’atmosfera che si respirava: un’aria di famiglia, di calda accoglienza, di leggerezza, di affetto, di attenzione, di cura da parte di chi era più grande di me. Questo mi ha permesso di sentirmi libera come non mai di essere me stessa, di aprirmi, di parlare con ognuno dei miei compagni di viaggio, di ascoltarli, di accogliere le loro battute e di custodire le loro difficoltà. Ognuno con la propria sensibilità, con la propria storia, col proprio carattere e le proprie ferite, a comporre un’unica armonia. Sorelle e fratelli. La differenza di età, che temevo di percepire negativamente, si è rivelata una ricchezza; le condivisioni, momenti per creare legami profondi.
È stato un viaggio organizzato in maniera capillare da un’equipe che non ha fatto trapelare gli inevitabili imprevisti e cambi di programma, guidandoci, nelle numerose tappe, in un percorso che ci ha fatto conoscere più da vicino la santità. A La Verna, Assisi e Foligno abbiamo incontrato San Francesco, nella sua povertà, Santa Chiara e Sant’Angela; a Cascia abbiamo conosciuto Santa Rita, nella sua obbedienza; a Roma abbiamo affrontato il tema della castità, avvicinandoci alle figure di San Filippo Neri, Sant’Agostino e Santa Teresa. Preziose vie di accesso ai loro messaggi e insegnamenti sono state le catechesi e le testimonianze dei consacrati che ci hanno accompagnati durante tutto il pellegrinaggio e di quelli che abbiamo incontrato nelle città visitate.
A colpirmi nel profondo è stata soprattutto la testimonianza di due monache clarisse di clausura a Foligno: mi sono ritrovata a commuovermi e a sorridere ininterrottamente nel corso del dialogo che hanno instaurato con noi, per la gioia piena che hanno saputo incarnare e trasmettere. Le loro sono state parole leggere, ma allo stesso dense di fede, amore e santità. Ci hanno portato a riflettere sulla figura di Santa Chiara, sull’esperienza della fede, sulla gestione dei nostri limiti come spazi fecondi e sulla felicità, oltre a raccontarci della loro scelta ed esperienza di vita. A lasciarmi e a lasciarci senza parole è stata soprattutto la risposta che ci hanno dato quando abbiamo chiesto cosa potessimo fare per loro: “Essere felici”. È stato come vedere l’amore di Dio raggiungerci attraverso i loro occhi.
Nel nostro percorso, poi, abbiamo riscoperto la santità come qualcosa di molto più concreto e accessibile di quanto immaginavamo. Abbiamo compreso quanto i santi siano state persone estremamente umane, fragili, lontane dalla nostra idea di perfezione, e quindi simili a noi. In particolare, mi è rimasta impressa la storia di Santa Teresa, che ha vissuto per quindici anni con una fede “mediocre”. Incarnando l’amore e il messaggio di
Dio, affidandosi a Lui e rispondendo alla Sua chiamata, pur nei nostri limiti, potremo anche noi diventare santi.
Ora sono tornata a casa, ma non sono la stessa persona che ha preparato le valigie prima della partenza. Mi anima una diversa consapevolezza, un diverso rapporto col Signore, una diversa percezione di me e di chi mi sta attorno. Porto con me una fiamma che non vedo l’ora di riuscire ad alimentare ed accrescere, a partire dalla vita di tutti i giorni. Un Amore che non avevo mai vissuto così forte, e che mi si è manifestato in particolar modo attraverso le persone con cui ho camminato in questi giorni, nei loro sguardi, nelle loro parole, nei loro abbracci. Tornati a Treviso, i saluti, vissuti con l’amaro in bocca, sono stati testimonianza evidente dell’opera dello Spirito Santo nel nostro gruppo, che ha saputo intessere legami indissolubili tra le anime, facendoci vivere in gioia e fraternità.
Letizia Marton

Commenti recenti