Teresa inizia il secondo capitolo delle Terze Dimore raccontando delle tante persone che hanno iniziato il loro cammino spirituale con tanto entusiasmo, e poi rimangono fermi senza arrivare mai a consegnare al Signore le chiavi del proprio castello interiore e non riescono a entrare nelle Mansioni successive. Ella ci invita ad educarci nell’arte di una confidenza illimitata nel Signore anche quando l’anima si incontra con le prove del cammino.
Per Teresa, sforzo, lotta, combattimento spirituale fanno parte della vita, accompagnano l’anima fino all’ultimo giorno della vita, fino alla settima Stanza del Castello Interiore.
Esistono tanti tipi di prove, quello che interessa a Teresa è che l’anima passi quanto prima all’altro aspetto della vita cristiana: l’azione di Dio e della sua grazia nel profondo del cuore.
In questo capitolo delle Terze Dimore, Teresa propone ai lettori tanti esempi di prove che l’anima può intrecciare nel proprio cammino; uno di questi è: “l’aridità spirituale” ovvero un certo sentimento di “esaurimento” del contatto con il Signore. L’assenza di Lui. Un calo di emotività e sensibilità verso di Lui. Una certa mancanza di attrazione.
La Santa parla dello scopo di ogni prova: l’anima dopo tale esperienza intensa acquista una consapevolezza della propria fragilità e diventa più cosciente che non può aggrapparsi alle sue forze. Teresa dice che i nostri sforzi, lotte ed impegno sono necessari, ma insufficienti. Non bastano. Il segreto di una vita spirituale sana è aprirci con abbandono illimitato all’opera di Dio e con la fiducia del salmista che dice: “Il Signore completerà per me l’opera sua” (Sal 138).
Le prove che attraversiamo nella nostra vita, le difficoltà, le cosiddette “croci”, servano per darci la spinta a cambiare marcia, a camminare con entusiasmo verso la Stanza Nuziale dove dimora il Re, e soprattutto a non accontentarci di essere arrivati alle terze Mansioni, ma accellerare il passo per poter vedere il Signore.
Teresa, da brava madre e guida spirituale, dà alcuni consigli pratici per attraversare il tempo di prova uniti al Signore:
- L’umiltà: cioè la consapevolezza e accettazione di noi stessi, con riconoscenza e gratitudine verso il Signore e senza perdere la lucidità verso la parte fragile e debole che ha ancora bisogno di maturare. Questa “virtù” dell’umiltà ci porta una grande serenità e pace per vivere pienamente la nostra quotidianità.
- L’obbedienza: Teresa si affretta a sottolineare che questo è un consiglio valido per tutti: “Pur non trattandosi di persone religiose, sarebbe assai utile, come molti già fanno, avere una guida da cui dipendere per rinnegare in tutto la propria volontà” (n.12). Ecco cosa intende dire con queste parole: evitare l’isolamento e l’autosufficienza nel cammino spirituale. Provare a scoprire la volontà di Dio per me, come ha fatto Gesù: “Non la mia volontà, ma la tua sia fatta” (LC 22:42)
- L’amicizia: ossia tessere rapporti e relazioni sani con chi è già avanti di noi nel cammino spirituale, perché “Vi sono cose che sembrano impossibili; ma se vediamo che altri le fanno facilmente, ne prendiamo coraggio e osservando il loro volo ci eccitiamo a volare pure noi.” (n.12)
Dunque apriamo le nostre ali e facciamo il volo verso il Signore; non perdiamo tempo e non lasciamo che nessuna prova blocchi il nostro volo. Custodiamo – in ogni tempo – la nostra fiducia illimitata nel Signore: “Egli ha fatto bene ogni cosa” (Mc 7:37) e continuerà sempre ad esserci accanto.
Buon cammino verso Le Quarte Dimore.
sr Dina della Santa Famiglia








Commenti recenti