Nelle strofe che leggeremo continua il dialogo dell’anima con lo Sposo. L’anima elenca le virtù e i doni che riceve da Dio e che descrive come fiori e smeraldi tenuti insieme e intrecciati grazie ad un suo capello: ovvero grazie alla sua volontà e all’amore che porta per l’Amato. Questo amore è molto forte: è un amore unito alla fortezza, necessaria affinchè nessun vizio intervenga a spezzare questa unione. Dio contempla l’amore che l’anima gli porta, ovvero lo guarda con particolare attenzione e stima. Il suo sguardo è amore che si abbassa per andare incontro allo slancio dell’Amata. Il Signore resta come prigioniero dell’anima che vede così piena di un amore unico e forte.
- Di smeraldi e di fiori
nella frescura del mattino scelti,
intessere ghirlande,
nell’amor tuo fiorite
e con un mio capello intrecciate.
- Da quel solo capello
che ondeggiar sul mio collo tu guardasti,
sul mio collo mirasti,
preso tu rimanesti,
da un occhio mio piagare ti lasciasti.
Dio, infondendo nell’anima la sua grazia, la rende degna e capace del suo amore. Lo sguardo di Dio purifica, abbellisce, arricchisce e illumina l’anima. L’anima ricorda bene che era di colore bruno, ovvero ricorda bene il male del passato, sebbene lo Sposo se ne sia già dimenticato. Questa memoria serve all’anima per ricordare anche tutte le grazie ricevute, prova dunque un sentimento di gratitudine e amore. Dio riempie di grazia su grazia, ama in modo ineffabile. L’anima dunque non può che lodarlo e ringraziarlo, e Lui fa lo stesso: loda e ringrazia la sua anima sposa.
- Quando tu mi miravi,
lor grazia in me imprimevan gli occhi tuoi:
di più quindi mi amavi,
perciò in te meritavano
gli occhi miei adorar quanto vedevano.
- Non voler disprezzarmi,
se di colore bruno mi hai trovata
ormai puoi ben mirarmi
dopo avermi guardata,
e grazia e beltà in me aver lasciata.
La colomba bianca è simbolo dell’anima pura unita a Dio. Nel suo amore Dio trova ristoro. Dio è ora guida dell’anima e sua luce, la conduce nella solitudine, ovvero nell’assenza di ogni appagamento, conforto e aiuto. In questa solitudine pacifica, Egli solo è la sua guida. Lui stesso si prende cura dell’anima, la solleva sulle braccia, la nutre, la guida verso le profondità di Dio.
- La bianca colombella
col ramoscello all’ arca è ritornata,
e già la tortorella
il suo compagno amato
lungo il verde ruscello ha ritrovato.
- Nel deserto viveva
e nel deserto ha fatto già il suo nido,
nel deserto la guida
da solo il suo Diletto,
nel deserto anch’ei d’amor ferito.
L’anima desidera godere di questa unione e gustarne il sapore, desidera contemplare la sua bellezza e lasciare che Egli si specchi nella sua bellezza. Desidera inoltre conoscere i segreti dell’Amato, ovvero i profondi misteri dell’Incarnazione, dell’umanità di Cristo. Il melograno è il simbolo dei misteri di Cristo che ella desidera finalmente gustare.
- Godiam l’un l’altro, Amato,
in tua beltà a contemplarci andiamo,
sul monte e la collina,
dove acqua pura sgorga;
dove è più folto dentro penetriamo.
- E quindi alle profonde
caverne della pietra ce ne andremo,
che sono ben celate,
colà noi entreremo,
di melagrana il succo gusteremo.
Lo scopo dell’anima è di amare Dio come Lui la ama e contraccambiare così amore per amore. L’anima vede che con la sua traformazione attuale in Dio, benchè lo ami immensamente, non può giungere ad eguagliare l’amore con cui ella è amata da Lui, per raggiungere questa meta, desidera la trasformazione gloriosa. Qui l’anima ama Dio con la volontà e la forza di Dio stesso, unita con la stessa forza di amore con cui è amata da Lui. Questa forza è nello Spirito Santo, in cui l’anima è traformata poichè, essendo infuso in lei per rafforzare questo amore, data la trasformazione di gloria, supplisce in lei quanto le manca. Dio dà il suo amore all’anima e mentre gli dà questo amore le insegna ad amarlo come è amata da Lui, con la stessa forza. Nella strofa 39 l’anima riassume i doni che riceverà quando potrà vedere Dio faccia a faccia nella sua gloria: 1. Il soffio dello Spirito Santo da Dio a lei e da lei a Dio; 2. La gioia di godere di Dio; 3. La conoscenza delle creature; 4. La pura e chiara contemplazione dell’essenza divina; 5. La trasformazione totale nell’amore immenso di Dio. O anime create per queste grandezze e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete?
- Colà mi mostrerai
quanto da te voleva l’alma mia,
e tosto mi darai
colà, tu, vita mia,
quello che l’altro giorno mi donasti:
- Dell’aura lo spirare,
del soave usignolo il dolce canto,
il bosco e la sua grazia,
nella notte serena,
con fiamma che consuma e non dà pena.
L’anima è in una fortezza, niente può più minacciarla o distoglierla da questo amore. Essa è unita e traformata in Dio. Il raccoglimento interiore è tale che ella può dissetarsi alle acque dei beni spirituali, alla fonte dell’acqua viva, che è per la vita eterna.
40 Nessuno la mirava …
Neppure Aminadab compariva …
l’assedio ormai sostava …
e la cavalleria
alla vista delle acque discendeva …







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