Nel Vangelo di questa domenica (Mt 21,33-43) Gesù racconta un’altra parabola su una vigna che interpella tutti noi e ci chiede di prendere consapevolezza di come accogliamo la presenza di Cristo nelle nostre vite.
Dio Padre affida a ciascuno di noi un terreno preziosissimo, preciso, delimitato, a misura delle nostre capacità, con tutto il necessario per prendersene cura, per coltivare la vite che egli stesso ha piantato. Ha già predisposto tutto perché la vigna possa portare frutto.
Poi, però, se ne va. Lascia la vigna alla nostra libertà. Apparentemente ci abbandona, invece ci lascia soli con questo tesoro immenso perché si fida di noi, ci lascia la piena potestà di fare ciò che crediamo meglio per produrre frutti.
E, molto spesso, accade che la vigna germoglia, cresce, produce dell’uva succosa e dolce, se ne può fare dell’ottimo vino. Tu ti senti soddisfatto, pensi al duro lavoro, a quante rinunce hai fatto per poter arrivare a questo risultato. Anche gli altri lodano e si complimentano con te per il buon lavoro svolto. Ma tu te ne senti padrone, perché quella vigna la senti tua e quasi non ti ricordi che ti era stata affidata. Quando arrivano altri a prendere l’uva, la tua buona uva, tu senti che dentro di te si accende un senso di possesso e una rabbia incredibile. Quell’uva la senti tua e non capisci perché vengono a prenderla altri. La vuoi tenere per te, magari avevi già pensato a come venderla al guadagno incredibile che avresti potuto ricavare e avevi addirittura programmato di comprare un altro campo per espandere il tuo patrimonio, le tue capacità, il tuo “potere”, la tua notorietà e stima. Cacci tutti via, sei disposto a difendere il tuo potere a denti stretti, e ti isoli sempre di più. Diventi una persona dal cuore indurito e avaro, avido di potere. Ti senti convinto di essere nel giusto, perché, in fondo, quella vigna l’hai curata tu e nessuno può capire quanta fatica hai fatto e quanto dolore hai dovuto sopportare per coltivarla.
Non ti accorgi che da te arrivano persone mandate dal Padre perché il tuo frutto può aiutare altri, può divenire vino buono per altri, che magari non sono riusciti a coltivare la vigna, si sono persi a fare altro. Ma per il tuo cuore indurito e a causa di tutti i tuoi rifiuti, il Padre deve mandare il suo amato Figlio, nella speranza che tu possa capire che solo nel dare e nel donare senza misura, con gratuità, si vive l’amore vero che rende piena la vita.
Il rifiuto di Cristo è questo: rifiutare la possibilità di imparare un amore che cambia la vita, solo se abbracciato fino in fondo…anche quando sembra ingiusto.
Suor M. Nicoletta del Cuore di Cristo










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