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Cantico spirituale: strofe 30-40

Nelle strofe che leggeremo continua il dialogo dell’anima con lo Sposo. L’anima elenca le virtù e i doni che riceve da Dio e che descrive come fiori e smeraldi tenuti insieme e intrecciati grazie ad un suo capello: ovvero grazie alla sua volontà e all’amore che porta per l’Amato. Questo amore è molto forte: è un amore unito alla fortezza, necessaria affinchè nessun vizio intervenga a spezzare questa unione. Dio contempla l’amore che l’anima gli porta, ovvero lo guarda con particolare attenzione e stima. Il suo sguardo è amore che si abbassa per andare incontro allo slancio dell’Amata. Il Signore resta come prigioniero dell’anima che vede così piena di un amore unico e forte.

  1. Di smeraldi e di fiori

nella frescura del mattino scelti,

intessere ghirlande,

nell’amor tuo fiorite

e con un mio capello intrecciate.

  1. Da quel solo capello

che ondeggiar sul mio collo tu guardasti,

sul mio collo mirasti,

preso tu rimanesti,

da un occhio mio piagare ti lasciasti.

Dio, infondendo nell’anima la sua grazia, la rende degna e capace del suo amore. Lo sguardo di Dio purifica, abbellisce, arricchisce e illumina l’anima. L’anima ricorda bene che era di colore bruno, ovvero ricorda bene il male del passato, sebbene lo Sposo se ne sia già dimenticato. Questa memoria serve all’anima per ricordare anche tutte le grazie ricevute, prova dunque un sentimento di gratitudine e amore. Dio riempie di grazia su grazia, ama in modo ineffabile. L’anima dunque non può che lodarlo e ringraziarlo, e Lui fa lo stesso: loda e ringrazia la sua anima sposa.

  1. Quando tu mi miravi,

lor grazia in me imprimevan gli occhi tuoi:

di più quindi mi amavi,

perciò in te meritavano

gli occhi miei adorar quanto vedevano.

  1. Non voler disprezzarmi,

se di colore bruno mi hai trovata

ormai puoi ben mirarmi

dopo avermi guardata,

e grazia e beltà in me aver lasciata.

La colomba bianca è simbolo dell’anima pura unita a Dio. Nel suo amore Dio trova ristoro. Dio è ora guida dell’anima e sua luce, la conduce nella solitudine, ovvero nell’assenza di ogni appagamento, conforto e aiuto. In questa solitudine pacifica, Egli solo è la sua guida. Lui stesso si prende cura dell’anima, la solleva sulle braccia, la nutre, la guida verso le profondità di Dio.

  1. La bianca colombella

col ramoscello all’ arca è ritornata,

e già la tortorella

il suo compagno amato

lungo il verde ruscello ha ritrovato.

  1. Nel deserto viveva

e nel deserto ha fatto già il suo nido,

nel deserto la guida

da solo il suo Diletto,

nel deserto anch’ei d’amor ferito.

L’anima desidera godere di questa unione e gustarne il sapore, desidera contemplare la sua bellezza e lasciare che Egli si specchi nella sua bellezza. Desidera inoltre conoscere i segreti dell’Amato, ovvero i profondi misteri dell’Incarnazione, dell’umanità di Cristo. Il melograno è il simbolo dei misteri di Cristo che ella desidera finalmente gustare.

  1. Godiam l’un l’altro, Amato,

in tua beltà a contemplarci andiamo,

sul monte e la collina,

dove acqua pura sgorga;

dove è più folto dentro penetriamo.

  1. E quindi alle profonde

caverne della pietra ce ne andremo,

che sono ben celate,

colà noi entreremo,

di melagrana il succo gusteremo.

Lo scopo dell’anima è di amare Dio come Lui la ama e contraccambiare così amore per amore. L’anima vede che con la sua traformazione attuale in Dio, benchè lo ami immensamente, non può giungere ad eguagliare l’amore con cui ella è amata da Lui, per raggiungere questa meta, desidera la trasformazione gloriosa. Qui l’anima ama Dio con la volontà e la forza di Dio stesso, unita con la stessa forza di amore con cui è amata da Lui. Questa forza è nello Spirito Santo, in cui l’anima è traformata poichè, essendo infuso in lei per rafforzare questo amore, data la trasformazione di gloria, supplisce in lei quanto le manca. Dio dà il suo amore all’anima e mentre gli dà questo amore le insegna ad amarlo come è amata da Lui, con la stessa forza. Nella strofa 39 l’anima riassume i doni che riceverà quando potrà vedere Dio faccia a faccia nella sua gloria: 1. Il soffio dello Spirito Santo da Dio a lei e da lei a Dio; 2. La gioia di godere di Dio; 3. La conoscenza delle creature; 4. La pura e chiara contemplazione dell’essenza divina; 5. La trasformazione totale nell’amore immenso di Dio. O anime create per queste grandezze e ad esse chiamate, che cosa fate? In che cosa vi intrattenete?

  1. Colà mi mostrerai

quanto da te voleva l’alma mia,

e tosto mi darai

colà, tu, vita mia,

quello che l’altro giorno mi donasti:

  1. Dell’aura lo spirare,

del soave usignolo il dolce canto,

il bosco e la sua grazia,

nella notte serena,

con fiamma che consuma e non dà pena.

L’anima è in una fortezza, niente può più minacciarla o distoglierla da questo amore. Essa è unita e traformata in Dio. Il raccoglimento interiore è tale che ella può dissetarsi alle acque dei beni spirituali, alla fonte dell’acqua viva, che è per la vita eterna.

40 Nessuno la mirava …

Neppure Aminadab compariva …

l’assedio ormai sostava …

e la cavalleria

alla vista delle acque discendeva …

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CANTICO SPIRITUALE STROFE 20-30

Strofe 20-21

  1. O voi, agili uccelli,

leoni, cervi, daini saltatori,

monti, riviere, valli,

acque, aure, ardori

e delle notti vigili timori:

  1. Per le soavi lire

e il canto di sirene io vi scongiuro,

cessino le vostre ire,

non mi toccate il muro,

perché la sposa dorma più al sicuro

L’anima ora possiede pace e tranquillità. Gli animali della prima strofa sono infatti tutte le distrazioni che potrebbero turbarla: a queste lo Sposo chiede di starsene calme e sottomesse alla ragione. L’immaginazione, come anche i sentimenti di gioia, speranza, dolore e timore: tutto viene lasciato fuori dalle pareti del cuore, dove la sposa trova pace, dorme in compagnia dello Sposo in un sonno di amore, in un ordinario abbraccio. L’anima è ora stabile in Dio, è entrata in Dio dove gode ogni pace.

Strofe 22-23

  1. Entrata ormai è la sposa

nel già desiato giardinetto ameno,

a suo piacer riposa,

il collo reclinato ,

sopra le dolci braccia dell Amato.

  1. Di un melo sotto i rami

quivi da me tu fosti disposata,

là ti porsi la mano,

e fosti risanata

colà dove tua madre fu molata.

L’anima è giunta al matrimonio spirituale. Riposa tra le braccia dell’Amato. Ella procede per la via unitiva, in cui l’uno si dà all’altro e viceversa, in un possesso totale. L’anima viene resa divina per partecipazione. Vive la vita di Dio. La sua debolezza è dolcemente reclinata sopra le braccia forti dell’Amato, Egli è la sua forza. Durante il matrimonio spirituale l’Amato confida i propri segreti all’anima sua Amata, ovvero i misteri della sua incarnazione e della redenzione dell’uomo. E dunque alla strofa 23 le racconta che proprio come l’uomo si perse a causa dell’albero del peccato originale, così ora viene redento e guarito da ogni male grazie all’albero della Croce, in cui Cristo ha sposato la natura umana ed è ora causa della nostra vita. Egli sa far nascere il bene dal male e indirizzare verso un bene maggiore anche ciò che è stato causa di male.

Strofe 24-25

  1. Fiorito è il nostro letto,

da tane di leoni circondato,

da porpora protetto,

in pace edificato,

di mille scudi d’oro incastonato.

  1. Dietro le tue vestigia

le giovani scorrazzano in cammino,

al tocco di scintilla,

al rinforzato vino,

emissioni di balsamo divino.

Il letto in cui si consuma l’unione dell’anima con l’Amato, è lo stesso Figlio di Dio, sul quale, per mezzo dell’unione d’amore, ella riposa. Tale letto è:

  1. fiorito: qui trova infatti tutti i doni di grazia dello Sposo.
  2. circondato: custodito dalla presenza di leoni, ovvero di virtù, che rendono l’anima forte.
  3. porpora: è la carità. Tutte le virtù dell’anima sono come immerse nell’amore.
  4. in pace: la carità perfetta caccia via ogni timore e dona quindi una pace profonda.
  5. scudi: sono le virtù e i doni dell’anima che la difendono dai vizi, vinti per mezzo del loro esercizio.

L’anima gode della partecipazione di Dio, diventa uguale a Dio per amore.

In questa unione l’anima è in grado di riconoscere anche le grazie che l’Amato elargisce agli altri: ognuno infatti, nello stato in cui è chiamato da Dio, cammina per la via della vita eterna, ovvero dell’unione di amore con l’Amato. Chi è “ancora giovane”, una giovane anima innamorata, ha il fervore e la forza dell’amore, ma ha bisogno di attraversare il tempo della prova per giungere a possere il “rinforzato vino” dell’amore, purificato e reso forte dall’esercizio delle virtù.

Strofe 26-27

  1. Nell’intima cantina

io bevvi dell’Amato, quindi uscita

alla pianura bella

tutto dimenticai,

anche il gregge smarrii, prima seguito.

  1. Lì mi dette il suo petto,

lì una scienza mi infuse saporosa,

ed io a Lui mi detti,

senza tralasciar cosa,

e gli promisi allor d’esser sua sposa.

L’anima ora è vestita di Dio e immersa nella divinità, nell’intimo del suo spirito. La cantina è l’ultimo e più intimo grado di amore, è il luogo più interno dell’anima, qui avviene l’unione o trasformazione di amore in Lui: è il matrimonio spirituale.  L’anima beve del suo Dio, e le sembra di non saper altro che di Lui solo, dunque non giudica nulla come male, diviene innocente e sospende ogni giudizio di male, perchè ha in sè lo sguardo di Dio. Lo spirito di Dio ha la proprietà di inclinare l’anima in cui dimora a ignorare e a non voler sapere le cose degli altri…lo spirito di Dio è infatti raccolto in lei per liberarla e non implicarla nelle cose degli altri. L’anima è sempre più libera, lascia andare i greggi che prima seguiva, ovvero: la smania di sapere tutto, di possedere oggetti, gli attaccamenti a cose o persone, il desiderio di stima, i puntigli in cui si fissa, i pensieri inutili che l’assorbono, i sentimenti che la trascinano o travolgono. Quando entra nella cantina interiore, dimentica tutte queste cose, tutte vengono trasformate in amore.

In questa unione interiore con Dio l’anima sperimenta una grande tenerezza: Egli è così sollecito a favorirla, come se Egli fosse lo schiavo, ed ella Dio, tanto profonda è l’umiltà e la dolcezza di Dio! L’anima sperimenta una tale gratitudine che vuole fare dono di tutta se stessa a Dio, gli offre la propria volontà e l’amore. In questa unione l’anima conosce i segreti di Dio, ed è una conoscenza che si acquista per amore, per questo è una scienza molto “gustosa”! L’anima è tutta amore. Tutte le cose la spingono all’amore di Dio. Non sa più far altro che amare.

Strofe 28-29

  1. L’anima mia si è data,

tutti i miei beni sono a suo servizio;

non pasco più la greggia,

non ho più altra cura,

ché solo nell’amare è il mio esercizio.

  1. Se da oggi nel prato

non sarò più né vista né trovata,

dite che san smarrita,

che, essendo innamorata,

mi san persa volendo e ho guadagnato.

L’anima ha fatto dono di sè all’Amato in questa unione d’amore, dove ora è al suo servizio: ricerca le cose che sono per la maggior gloria di Dio e le compie, ama tutto ciò che fa piacere al Signore, rivolge sempre a Lui l’affetto e l’attenzione. L’anima agisce per amore di Dio, si occupa delle sue cose. Se prima l’anima ricercava i complimenti, cercava di fare bella figura e di piacere al prossimo, ora non perde più tempo in questi “inutili passatempi” ma si dedica totalmente nell’esercizio d’amore. Ella ora fa tutto per amore e nell’amore. Rimane unita a Dio restando amorosamente e quotidianamente attenta alla sua volontà. L’anima si dedica all’attenzione al continuo esercizio di amore in Dio. È più prezioso al cospetto del Signore e dell’anima e di maggior profitto per la Chiesa un briciolo di puro amore che tutte le altre opere insieme, quantunque sembri che l’anima non faccia niente. Per questo amore infatti siamo stati creati.

L’anima abbandona tutto ciò che non è Lui, tutte le cose e se stessa, si perde a tutto per amore dello Sposo.

Strofa 30

  1. Di smeraldi e di fiori

nella frescura del mattino scelti,

intessere ghirlande,

nell’amor tuo fiorite

e con un mio capello intrecciate.

L’intreccio di cui si parla in questa strofa sta ad indicare l’unione dell’anima con Dio, e il capello è la volontà e l’amore dell’anima stessa, che si tiene ben aggrappata al proprio Dio. Il filo di amore unisce e stringe Dio e l’anima con tanta forza da trasformarli e renderli una sola cosa per amore. Nella gloria, l’anima sembra Dio e Dio l’anima.

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CANTICO SPIRITUALE STROFE 10-19

Strofe 10-11

  1. Estingui i miei affanni,

ché nessuno vale ad annientarli,

ti vedan i miei occhi,

perché ne sei la luce,

per te solo desidero serbarli!

  1. Scopri la tua presenza,

mi uccida la tua vista e tua bellezza,

sai che la sofferenza

di amore non si cura

se non con la presenza e la figura.

Continua il grido dell’anima che desidera finalmente vedere la luce! Ella desidera vedere Lui solo. Non vuole perdere tempo con nient’altro che non sia Dio. Ella desidera stare alla sua presenza. Sa e ne è certa che Dio dimora nella sua anima, che Egli è impresso nel proprio intimo, tuttavia desidera che la sua presenza nascosta diventi finalmente manifesta. Ella desidera “immergersi in quel bene sommo che sente presente e nascosto” per questo è attratta dal proprio centro e chiede:

Scopri la tua presenza!

Mostrami il tuo volto!

Possa dunque essere questa la nostra preghiera, sussurrata interiormente anche durante il lavoro e gli impegni.

L’anima è determinata, non ha paura di nulla, il vero amore infatti riceve con uguale serenità tutto ciò che le viene da parte dell’Amato, sia le avversità che le prosperità.

L’amore di Dio è salute dell’anima, è l’unica medicina che può guarire la sofferenza dell’anima.

Strofa 12-13

  1. O fonte cristallina,

se in questi tuoi riflessi inargentati

formassi all’improvviso

quegli occhi tuoi desiderati,

che porto nel mio intimo abbozzati!

  1. Distoglili, Amato,

ché a volo io vado!

lo Sposo

Colomba mia, ritorna,

ché il tuo cervo ferito

spunta di sull’altura

e al soffio di tuo vol gode frescura!

L’anima, che desidera ardentemente l’unione con lo Sposo si rivolge alla fede, come colei che può comunicarle la luce dell’Amato e condurla alla vera unione del fidanzamento spirituale con Dio. La fonte cristallina è dunque l’immagine della fede, da questa fonte l’anima riceve ogni bene spirituale.

L’Amato va incontro al suo desiderio manifestando alcuni raggi della sua grandezza e divinità, la cui bellezza è così mozzafiato che l’anima non riesce a reggerla e chiede dunque di allontanare per un attimo lo sguardo.

L’Amato dice all’anima di ritornare a Lui, di volgersi nuovamente verso il suo sguardo, perchè l’Amato, come un cervo ferito dall’amore che porta per l’anima, inizia a manifestarsi a lei per mezzo dell’alta contemplazione. Il volo che compie l’anima è proprio questo innalzarsi nella contemplazione di Dio, possibile grazie all’amore. Dio infonde nell’anima la sua grazia e il suo amore in proporzione alla volontà e all’amore di essa.

Strofe 14-15

la Sposa

  1. L’Amato le montagne,

le boschive valli solitarie,

le isole inesplorate,

i fiumi gorgoglianti,

il sibilo dei venti innamorati,

  1. la quiete della notte

vicina allo spuntar dell’aurora,

musica silenziosa,

solitudin sonora,

cena che ristora e innamora.

Il volo spirituale indica un alto stato di unione di amore in cui, dopo un lungo esercizio spirituale, Dio colloca l’anima. Questo stato viene detto fidanzamento spirituale con il Verbo, Figlio di Dio. Il Signore comunica all’anima grandi beni, la colma di conoscenza e amore divino. L’anima inizia a vivere in uno stato di pace e di gioia. Le strofe dunque descrivono questo stato di unione del fidanzamento, in cui l’anima intrattiene con l’Amato un dolce e pacifico esercizio d’amore e comunicazione. Gode di un’inestimabile sazietà d’amore. E’ confermata in amore. Dal momento che l’anima si unisce con il Signore, si accorge che tutte le cose sono Lui e dunque può contemplare la bontà di tutte le cose, può ascoltare il sussurro silenzioso che proviene da ogni realtà: ciascuna le parla del suo Dio e del suo amore. L’anima gusta la calma, il riposo come in una notte pacifica. Questa notte calma non è oscura, ma è come la notte quando sta per spuntare l’aurora. Questa calma o quiete in Dio è pace e quiete nella luce di Dio.

L’anima illuminata dalla luce di Dio vede nel proprio spirito tutte le virtù che possiede.

Le offre tutte all’Amato, il quale le gradisce immensamente.

Tutto ciò avviene nell’intimo dell’anima, dove ella sente che l’Amato riposa come nel suo proprio letto, poichè ella gli offre se stessa insieme con le virtù.

Strofe 16 e 17

  1. Prendeteci le volpi,

chè fiorita è ormai la nostra vigna,

mentre che noi di rose

intrecciamo unapina,

non compaia nessun sulla collina.

  1. Fermati, o borea morto,

austro vieni, che susciti gli amori,

spira per il mio orto,

sì che corran gli odori

e l’Amato si pasca in mezzo ai fiori.

L’anima qui prega gli Angeli di cacciare ogni distrazione o turbamento (le volpi) che potrebbero distoglierla da questo esercizio dell’amore interiore (in cui ella si trova come in una vigna fiorita). Ogni volta che si presenta qualche ostacolo, ella con grande velocità si raccoglie nel profondo nascondiglio del suo intimo, dove può continuare a restare nell’amore e dove si sente protetta da ogni attacco del male. Si tratta dell’unione interiore con Dio, l’anima resta in un esercizio amoroso in Dio, che è amare in comunicazione di amore.

Nella strofa 17 l’anima parla con l’aridità e lo Spirito del suo Sposo, perchè ha una grande paura che le sia tolta anche solo per un momento questa presenza così preziosa. L’aridità di spirito può essere infatti una causa che impedisce all’anima di gustare questa unione. L’anima dunque chiude la porta in faccia all’aridità attraverso una preghiera e un amore verso Dio continui. Inoltre ella invoca lo Spirito Santo perchè tenga lontana l’aridita e alimenti e accresca l’amore che ella porta per lo Sposo. Borea morto è la tramontana, un vento molto freddo che congela tutto, è simbolo dunque dell’aridità, che l’anima desidera allontanare attraverso la preghiera e gli esercizi spirituali. L’austro è il libeccio, un vento caldo, piacevole, genera la pioggia e fa germogliare fiori e piante. E’ simbolo dello Spirito Santo, che risveglia l’amore fra Lui e lei.

Strofe 18 e 19

  1. O ninfe di Giudea,

mentre che in mezzo ai fiori e ai roseti

l’ambra sparge il profumo,

nei borghi dimorate,

toccar le nostre soglie non vogliate.

  1. Nasconditi, o Diletto,

e volgi la tua faccia alle montagne,

e non voler parlarne,

ma guarda le compagne

di chi sen va per isole straniere.

L’anima chiede nuovamente agli stimoli provenienti dai sensi e dunque dall’esterno, di fermarsi alla porta del suo cuore e calmarsi, per non disturbare il suo stato di unione con Dio. Dà loro il nome di ninfe e sono tutte quelle immagini, fantasie, affetti che possono agitarla o distrarla, suscitando pensieri e sconcentrandola dall’oggetto del suo amore. L’anima invita non solo questi movimenti a non toccare la sua porta, ma prega anche tutte le preoccupazioni di allontanarsi, perchè non concorrono al mantenimento della quiete e del bene in cui ella trova la sua gioia.

Dunque ella chiede all’Amato 4 cose: 1. Che si comunichi nell’intimo di se stessa, 2. Di essere colmata di Lui, 3. Che tutto ciò avvenga in modo molto profondo, 4. Di innamorarsi delle virtù che Egli stesso ha posto in lei, così da rimanere uniti l’uno all’altra. Amato mio sposo, raccogliti nel più intimo dell’anima, comunicandoti a lei di nascosto, manifestandole le tue meraviglie nascoste, lontane da ogni occhio mortale.

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