Pregare il Vangelo della I Domenica di Avvento: TUTTO CON LUI

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Pregare il Vangelo della I Domenica di Avvento: TUTTO CON LUI

Prima domenica di Avvento, la liturgia ci invita a vivere questo tempo come un’occasione di un autentico risveglio per la nostra vita spirituale. Le letture ci propongono una sorta di “programma di vita”: infatti nel brano della prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, c’è una forte chiamata a muoverci, a salire sul monte del Signore e a camminare nella luce. Anche il Salmo responsoriale ci spinge ad andare con gioia incontro al Signore. L’incontro con il Signore non è un unico evento confinato nel passato neppure è un annuncio lontano nel futuro: noi confessiamo che Gesù, Figlio di Dio, è venuto per la prima volta nell’incarnazione dalla Vergine Maria e ha assunto la nostra natura. E crediamo che Egli verrà alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Ma tra la prima venuta e l’ultima, c’è una venuta quotidiana, discreta e qualche volta silenziosa. Per questo l’Avvento è il tempo favorevole per imparare quest’ arte: riconoscere la presenza di Dio nella nostra quotidianità, abitando l’oggi come il luogo privilegiato in cui il Signore continua a farsi vicino. Quindi si tratta di tempo di attesa con le lampade accese, desiderosi di incontrare Cristo e accoglierlo nelle nostre vite e nelle nostre case.

A dire il vero, noi al giorno d’oggi, abbiamo perso il gusto dell’attesa. Non sappiamo attendere. Per noi tutto deve essere immediato, disponibile, pronto all’istante: informazioni, relazioni, risultati. In questo ritmo frenetico, siamo presi dagli impegni, dalle cose da fare, dai suoni delle varie notifiche, dai rumori di diversi dispositivi, perciò rischiamo di vivere continuamente distratti e impazienti. Saltiamo da un’esperienza all’altra senza sostare, siamo privi di vere pause, eliminiamo ogni attesa e non riusciamo a fermarci mai. E consideriamo – qualche volte anche inconsciamente – l’attesa come uno spazio vuoto, un’interruzione fastidiosa, un ostacolo da superare, una tappa da evitare. Ma non è così! Stiamo perdendo qualcosa di essenziale! L’attesa non è un tempo morto o vuoto, bensì un tempo che prepara, matura, purifica il desiderio. Dobbiamo recuperare una “cultura dell’attesa”, perché quando impariamo ad attendere, impariamo anche ad ascoltare, a sperare, a fidarci, a cogliere il valore delle cose che abbiamo ed apprezzare le cose che facciamo.

Ci sono tanti modi di vivere l’attesa. Nel brano del Vangelo troviamo gli uomini e le donne del tempo di Noè: “mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca; e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti”. Mangiare e bere sono bisogni primari, fondamentali per la sopravvivenza dell’essere umano. Perciò, oggettivamente, queste persone non stavano facendo nulla di sbagliato. Tuttavia, riducevano la loro esistenza alla sola dimensione istintiva, dimenticando tutte le altre dimensioni che rendono la vita umana piena e ricca. Dunque occupandosi solo del mangiare e del bere, la persona rimane distratta e non si accorge più di niente, così come loro non si accorsero della venuta del diluvio.

Il Vangelo ci propone invece la vigilanza, ossia vivere la quotidianità con la consapevolezza che Qualcuno sta arrivando, che il Signore è vicino. La nostra attesa ha un Volto, un Nome: Gesù Cristo nostro Signore. “Vegliate dunque perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà.” Si tratta di un “esercizio” con il quale cerchiamo continuamente di prestare attenzione al Signore che viene. Santa Elisabetta della Trinità ci consiglia di condividere TUTTO con Lui, facendoGli compagnia. Così la nostra giornata diventa una lunga lista di verbi con la preposizione “con”: si tratta di lavorare-con, dormire-con, vivere-con, mangiare-con, studiare-con, morire-con, risuscitare-con… con il Signore Gesù, sempre con. In altre parole, attendere il Signore è stare alla Sua presenza.

In questo modo siamo pronti ad essere visitati in qualsiasi momento, e Gesù  può trovare sempre da noi un posto in cui essere accolto a qualunque ora Egli arrivi.

suor Dina della Santa Famiglia

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