Pregare il Vangelo di Cristo Re: DIO SALVA

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Pregare il Vangelo di Cristo Re: DIO SALVA

La Solennità di Cristo, Re dell’universo, conclude l’anno liturgico. L’ultimo gesto che Luca racconta della passione del Signore non fa che confermare e suggellare tutto il suo vangelo, segnato dalla misericordia e dall’attenzione amorosa per i più deboli e i peccatori.

Il brano si apre con una nota temporale: “Dopo che ebbero crocifisso Gesù”. Possiamo decifrare la regalità di Cristo solo sulla croce di fronte alla quale, però, le reazioni dei presenti sono molto diverse.

“Il popolo stava a vedere”: il verbo greco indica un guardare riflettendo, quasi contemplando. È lo sguardo aperto di chi è disposto ad accogliere l’imprevisto, ciò che non rientra nei propri progetti o aspettative.

Sotto la croce i capi religiosi e i soldati deridono Gesù e pure un uomo condannato alla stessa pena arriva ad insultarlo. Per tre volte viene rivolta a Gesù la stessa provocazione: “Se tu sei… salva te stesso”. Qui sentiamo l’eco delle tentazioni vissute da Gesù nel deserto. Anche allora veniva tentato di dubitare dell’amore e del legame di figliolanza che lo univa al Padre, così come di salvare sé stesso sottraendosi dalla fatica di accogliere il progetto di Dio, di amare donando la propria vita.

I capi, pur essendo fedeli osservanti della legge ebraica, ignorano la logica di Dio. Con questa provocazione manifestano inconsapevolmente ciò che muove ogni loro azione: pensano che la salvezza si conquisti da sé attraverso l’osservanza dei comandamenti, che non si riceva gratuitamente in dono.

I soldati invece, che non hanno alcun legame con il Crocifisso, non perdono l’occasione di esercitare il potere seppur di fronte ad una persona inerme e indifesa. L’altro diventa per loro oggetto del proprio godimento.

I due malfattori, condannati alla stessa pena, assumono atteggiamenti completamente diversi. L’uno insulta, provoca, schernisce: da costui la salvezza è invocata come fuga dalla croce. Questo è l’atteggiamento di quanti, di fronte all’ingiustizia, al male che colpisce la propria vita e il mondo, si chiedono “Perché Dio non interviene? Non pone fine alle guerre? Se Dio fosse buono o giusto certe cose non dovrebbero accadere…”

L’altro malfattore invece, riconosce in Gesù, Dio: vede un innocente crocifisso, ma vede e riconosce oltre ciò che appare. Costui pensa bene di Dio, riacquista il santo timore e crede che Dio si ricorderà di lui, che Dio ha a cuore la sua vita. Riconosce che, per le proprie azioni, meriterebbe la morte e perciò la salvezza può riceverla solo in dono, per Grazia.

In noi convivono queste due voci: quella dell’accusatore, che produce rabbia, disperazione, risentimento, e quella del consolatore, del paraclito, che porta speranza, fiducia, abbandono.

Il buon ladrone vi rivolge a Gesù chiamandolo per nome, quel nome che indicata la missione stessa del Messia: “Dio salva”. Costui ha intuito ciò che San Paolo scrive nella lettera ai Colossesi: “Il Padre vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Ci ha liberati dal potere dalle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati” (Col 1,12-14).

Di fronte a Cristo non siamo chiamati a riconoscere la nostra bontà, ma la Sua, non dobbiamo fare chissà cosa per meritare la salvezza, ma riconoscere che Lui è il re, Lui può salvare le nostre vite e questo cambierà il nostro cuore e le nostre opere. Questo malfattore non chiede a Gesù di toglierlo dalla croce, dalla sofferenza, ma di portarlo in Paradiso. Sul Golgota è rappresentata tutta l’umanità povera, sofferente, ma c’è chi accoglie Cristo salvatore e chi non lo accoglie. Di fronte alla sofferenza, alla malattia, alla prova della croce si può rifiutare e bestemmiare oppure accogliere e invocare la salvezza da Colui che può liberarci da morte.

L’ “oggi” con cui si apre l’annuncio dell’anno di grazia del Signore nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,21), diventa l’“oggi” dell’eternità con il trionfo dell’amore che si dona totalmente e che tutto perdona. Quando credo che Dio ha a cuore la mia vita e che mi può strappare dalla morte, allora, in quell’ “oggi”, entro in paradiso e questo mi rende felice, mi salva dalla tristezza, dalla solitudine, dalla morte.

La vita è un combattimento, come ci ricorda ancora San Paolo (Ef 6,12-13), e noi siamo chiamati a chiederci per chi stiamo combattendo, al fianco di chi vogliamo lottare, quale salvezza attendiamo.

Gesù non ci salva dalla morte, dalla sofferenza, dalla complessità e dalla fatica della vita, ma si mette in prima linea nella lotta contro il male.

Siamo pronti ad entrare con Lui in questa battaglia?

Sr Maria Chiara di Gesù Risorto

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