Pregare il Vangelo di Tutti i Santi

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Pregare il Vangelo di Tutti i Santi

Per il Vangelo di questa domenica ho scelto di accompagnarvi in una meditazione di tipo immaginativo. Quindi vi inviterei di chiudere gli occhi, trovare una posizione comoda, e  semplicemente lasciarvi accompagnare dentro questo episodio del Vangelo. Entrate nel Vangelo cercando di notare ogni particolare: un’immagine, un sentimento, un suono, un odore, un pensiero…proviamo a rimanere vigili a tutto quello che può evocare in noi questo testo.

C’è tanta gente attorno a noi, eppure lo sguardo può fermarsi con chiarezza davanti a Gesù, la sua persona è ben visibile. E’ sulla cima di un monte, noi siamo attorno a lui, vicino a lui. Lui è seduto, non ha fretta, è qui per stare con noi.

Ho la sensazione che prima ancora che il mio sguardo si fermi su di Lui, Lui già rivolge il suo sguardo su di me.

C’è tanta gente, eppure c’è un silenzio trepido.

In questo silenzio, tra i profumi del bosco e l’aria fresca della montagna, l’erba verde su cui sediamo… sentiamo la sua voce.

Gesù mi rivolge il suo sguardo. Gesù mi rivolge ora anche la sua parola.

“Gesù non ha affatto bisogno di libri nè di dottori per istruire le anime; Dottore dei dottori, Egli insegna senza rumor di parole” (S. Teresa di Gesù Bambino).

Rimango in contatto con la sua persona per un po’: con il suo sguardo, con la sua parola. Finchè il suo sguardo diventa il mio sguardo, la sua parola inizia a risuonarmi dentro.

Gesù usa un aggettivo (makarios, μακάριος) che indica un modo di stare nelle situazioni.

Per Gesù si può essere felici anche stando dentro situazioni che effettivamente non sembrano favorevoli. La felicità vera infatti non sembra dipendere tanto da situazioni o relazioni esterne a noi, quanto da come le viviamo interiormente.

Gesù è dunque seduto qui davanti a me, e ha a cuore la mia felicità, e come un maestro buono me ne svela i segreti.

Papa Francesco, in Gaudete et Exsultate, definisce il Vangelo della Beatitudini come la carta d’identità del cristiano, di chi vive la santità. Di seguito alcune sue riflessioni:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli». 67 Il Vangelo ci invita a riconoscere la verità del nostro cuore, per vedere dove riponiamo la sicurezza della nostra vita.

Essere poveri nel cuore, questo è santità.

«Beati i miti, perché avranno in eredità la terra».72. Egli disse: «Imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita» (Mt 11,29). Se viviamo agitati, arroganti di fronte agli altri, finiamo stanchi e spossati. Ma quando vediamo i loro limiti e i loro difetti con tenerezza e mitezza, senza sentirci superiori, possiamo dar loro una mano ed evitiamo di sprecare energie in lamenti inutili.

Reagire con umile mitezza, questo è santità.

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati». La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice.[70] Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano.

Saper piangere con gli altri, questo è santità.

«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati». 79 Tale giustizia incomincia a realizzarsi nella vita di ciascuno quando si è giusti nelle proprie decisioni, e si esprime poi nel cercare la giustizia per i poveri e i deboli.

Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia». 80 La misericordia ha due aspetti: è dare, aiutare, servire gli altri e anche perdonare, comprendere.

Guardare e agire con misericordia, questo è santità.

«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» Nella Bibbia, il cuore sono le nostre vere intenzioni, ciò che realmente cerchiamo e desideriamo, al di là di quanto manifestiamo: «L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,7). Egli cerca di parlarci nel cuore (cfr Os 2,16) e lì desidera scrivere la sua Legge (cfr Ger 31,33). In definitiva, vuole darci un cuore nuovo (cfr Ez 36,26). 84. «Più di ogni cosa degna di cura custodisci il tuo cuore» (Pr 4,23).

Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità.

«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» 89. Non è facile costruire questa pace evangelica che non esclude nessuno, ma che integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate, quelli che chiedono attenzione, quelli che sono diversi, chi è molto colpito dalla vita, chi ha altri interessi. È duro e richiede una grande apertura della mente e del cuore, poiché non si tratta di «un consenso a tavolino o [di] un’effimera pace per una minoranza felice»[75], né di un progetto «di pochi indirizzato a pochi».[76] Nemmeno cerca di ignorare o dissimulare i conflitti, ma di «accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo».[77] Si tratta di essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza.

Seminare pace intorno a noi, questo è santità.

«Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli». 90  Gesù ricorda quanta gente è perseguitata ed è stata perseguitata semplicemente per aver lottato per la giustizia, per aver vissuto i propri impegni con Dio e con gli altri. Infine possiamo ricordare che la persecuzione ha anche una dimensione invisibile che viene affrontata con l’invisibile lotta del cuore.

Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità.

suor Marta del Verbo di Dio

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