Oggi, con la Santa Famiglia apriamo le porte del nostro cuore al Giubileo della Speranza. Il Vangelo ci racconta che dopo il pellegrinaggio consueto a Gerusalemme, Gesù dodicenne rimase al Tempio all’insaputa dei suoi genitori.
È interessante che inizialmente e per tutta una giornata di cammino, Maria e Giuseppe non se ne sono accorti. Si vede quanto gli davano libertà essendo sicuri della sua sottomissione a loro e della protezione divina.
Poi iniziano a venire i santi dubbi:
E se non fosse nella carovana? Dov’è potrebbe essere? Sarà scappato? Qualcuno gli avrebbe fatto del male? Avrebbe avuto un’incidente?
Che razza di genitori siamo noi? Dio ci ha affidato il Suo Figlio e noi siamo stati distratti! Siamo riusciti a proteggere Gesù dalla spada di Erode e da tanti pericoli lungo l’esilio in Egitto, e dopo tutti i sacrifici costosi, l’abbiamo perso per una falsa certezza di averlo nella nostra carovana! …
Cosa faremo? Con quale audacia potremmo ancora rivolgerci a Dio Padre, unico nostro sostegno? Cosa Gli diremo? …
Tantissimi altri pensieri potrebbero essere stati di tormento per Giuseppe e Maria, ma non si sono arresi alla paralisi della disperazione. Non hanno perso tempo pensando alla figuraccia che avrebbero fatto e a piangere tutti i giorni sacrificati invano per Gesù, e perché?
Perché sono veramente umili, cioè il perno della loro esistenza è Dio e non il loro fragile essere. Solo gli umili possono agire guidati dalla Speranza! Che non è un semplice pensiero ottimistico che “tutto andrà bene” come nelle favole (tradotto: Gesù è Figlio di Dio, allora non gli succederebbe niente di male, perché dovrebbe avere una super assicurazione divina contro gli infurti e i disagi, altrimenti che Dio sarebbe?). Ma è anzitutto uno stile di vita, che inizia con la conversione, attraversa il buio della realtà per arrivare alla pienezza della vita, al modo di Dio che sempre ci fa meraviglia.
Chiediamo l’intercessione di Maria e Giuseppe per sapere come loro accorgerci dell’essenziale che ci manca: la presenza di Gesù. Saper cambiare rotta (convertirsi) e tornare indietro, al nostro “Primo Amore”, al luogo della presenza di Dio nella nostra storia concreta (come era il Tempio per gli ebrei), facendo memoria dei vari momenti dei tocchi divini nella nostra vita.
Come la freccia che si tira indietro, per colpire il traguardo in avanti, così fa con noi la Speranza: vivendo il memoriale del Dio Incarnato nella concretezza della vita, prendiamo forza e slancio per attraversare l’aria (il buio e il vuoto dell’umanità nostra) fino a colpire il traguardo (il centro della nostra esistenza). Infatti dopo tre giorni, Giuseppe e Maria hanno trovato Gesù, cioè dopo essere entrati spiritualmente nel mistero della Sua Pasqua, attraversando la morte a loro stessi per ritrovare la vera vita in Lui!
È bello che dopo aver trovato Gesù nel Tempio e conversato con Lui, non hanno capito un granché, ma si sono rimessi insieme in cammino verso casa, crescendo con Lui in sapienza, età e grazia. Quanto è meraviglioso il Figlio di Dio che si sottomette a noi, segue il nostro ritmo di crescita e respetta i nostri tempi di adesione al suo amore! La Speranza ci fa ritrovare Gesù in questa vita, ma mai capirlo del tutto. Ci dà perseveranza per conservare tutto nel cuore insieme a Maria, e crescere con Lui passo dopo passo con pazienza, finché arriveremo insieme a Casa, alla nostra Patria Celeste.
Alla scuola della Santa Famiglia osiamo vivere con Speranza, contro tute le correnti deprimenti e superficiali del mondo, perché la Speranza non delude mai!
Suor Maria della Risurrezione
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