Pregare il Vangelo della II domenica di Natale: ACCOGLIERE

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Pregare il Vangelo della II domenica di Natale: ACCOGLIERE

La liturgia di questa domenica ci consegna la prima pagina del Vangelo di Giovanni, il prologo, che è una perla preziosa. Assomiglia ad una poesia dolce, talmente scritta bene che potrebbe essere considerata un inno o un canto. Giovanni, in questo brano, ci fa vedere il profilo di Gesù, chi è il Figlio di Dio. Vuole in qualche modo affermare l’Eternità del “LOGOS”, IL VERBO DI DIO, infatti ci parla dell’esistenza del Logos fin dal principio, e che il Verbo è Dio ed Egli è la Luce Vera che viene nel mondo. Giovanni presenta anche l’atteggiamento del mondo verso il Verbo, in modo molto chiaro, ci dice che davanti al Verbo sei assolutamente libero di scegliere: O Lo riconosci e quindi Lo accogli, o Lo rifiuti.

“A quanti però lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.

“Però” è una congiunzione avversativa che ha la funzione di legare due parole che sono in qualche modo in contrasto. Quindi se questi lo hanno accolto, gli altri avranno fatto altro. Difatti nei versetti prima, dice che il mondo non ha riconosciuto la Luce. Il testo del prologo ci descrive proprio il rifiuto che il Verbo ha subito dai suoi, che non lo hanno accolto/riconosciuto. Se pensiamo a Gesù, vediamo la persona più rifiutata nella storia, infatti è stato rifiutato alla sua nascita, odiato durante la sua vita e alla fine venduto, crocifisso e ucciso. È stato rinnegato e abbandonato dai suoi. Appunto non è stato accolto.

Tutti (nessuno è escluso) abbiamo dentro di noi un seme di “persona accogliente”, si tratta solo di coltivarlo. Abbiamo dentro di noi una funzione di “accoglienza”, si tratta solo di attivarla. Sono convinta se non accolgo mio fratello/sorella che vedo con i miei occhi, difficilmente sarei capace ad accogliere il Signore che non vedo …

Allora che cosa significa ACCOGLIERE? vuol dire prendere con sé, prendere a sé, ricevere e prendere cura.

Si impara ad accogliere Dio, accogliendo la mia vita. Iniziando dai piccoli imprevisti della mia giornata, di fronte ai quali posso rifiutare e buttare via tutta la mia realtà. E cosa avrai in cambio? Posso avere tutte le ragioni di questo mondo per lamentarmi, ma a cosa mi serve? Perché mi lascio schiavo di uno schema della mia giornata? Devo mollare questa pretesa di controllare tutto e sto alla creatività di Dio e mi metto in gioco. Direbbe Chiara Luce Badano: “A me interessa solo la volontà di Dio, fare bene quella nell’attimo presente: stare al gioco di Dio”.

Accogliere significa anche valorizzare, perciò davanti ad ogni situazione nella mia quotidianità, io sono libero di scegliere: o rifiutare o valorizzare e accogliere. Quindi O vivo da arrabbiato e amareggiato o vivo da accogliente e sereno.

Non si tratta banalmente di essere ottimista, bensì imparare l’arte di accogliere la quotidianità in modo sereno. E così mentre tutti vedono un problema, io posso vedere un’occasione per amare. Sono piccoli passi possibili per crescere nell’amore e diventare davvero figlio di Dio.

San Giustino quando parla dell’incarnazione dice che quando il Verbo di Dio si è incarnato, ha seminato (ha lasciato dei semi del Verbo) dappertutto. Tocca a noi cercare questi semi e trovarli là dove siamo, proprio lì nella mia realtà.

Dunque, si tratta di riconoscere il Verbo e accoglierLo condividendo con Lui la mia vita e tutto ciò che vivo.

sr Dina della Santa Famiglia

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