Il Vangelo di questa domenica ci chiede di entrare in noi stessi e di porci questa domanda fondamentale: qual è il tuo tesoro?
Dalla risposta che diamo a questo interrogativo dipende la strada verso la quale indirizziamo la nostra vita. Come possiamo infatti “tenerci pronti”, vivere secondo quella verità e quella carità che ci indica Gesù nel vangelo, se non vigilando sul nostro cuore?
Molte sono infatti le “sirene” che ogni giorno cercano di incantarci con i loro richiami: l’egoismo, la pigrizia, le comodità, l’avidità… se non abbiamo chiaro qual è il nostro tesoro, quale obiettivo abbiamo nella vita, quale DESIDERIO ci fa alzare ogni mattina e cominciare una nuova giornata, allora è facile perdere la direzione.
Quante volte infatti ci sembra che tutti i nostri sforzi siano inutili: non vediamo i frutti del nostro impegno, che pur ci costa tanta fatica, e ci sembra di combattere contro i mulini a vento, contro un mondo che non ne vuole sapere di Dio e del vangelo…
Forse così si sentiva anche il popolo di Israele, attendendo la liberazione dalla schiavitù. Cosa fa Israele? Decide di non spegnere la speranza della salvezza, ma di tenerla viva RICORDANDO quanto il Signore aveva loro promesso e “intonando subito le lodi dei padri”, cioè facendo memoria delle grandi opere che Dio aveva già compiuto per loro.
Così anche l’autore della lettera agli Ebrei ci invita a ricordare l’intervento di Dio alla nascita del suo popolo, Israele, quando grazie alla fede di Abramo poté portare a compimento la sua opera: poté donare al popolo da lui eletto la patria del cielo, perché il Patriarca seppe sollevare lo sguardo dalle realtà della terra, dalla terra ricca e sicura che possedeva, ma che non gli aveva dato la vita (un figlio, una discendenza…) e volgerlo verso il cielo con fiducia, pur senza vedere la realizzazione della promessa.
Questo il Signore ci invita a fare lo stesso: a fare chiarezza dentro di noi riguardo a ciò che conta davvero e, una volta trovato il nostro tesoro, perseguirlo “con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze”.
Il Signore, infatti, chiama anche ciascuno di noi a diventare suo servo, non come schiavo ma come amico, perché ci ha fatto conoscere i segreti del cuore del Padre, e cioè il suo DESIDERIO di vederci essere una cosa sola (come dice il motto del nostro Papa: In Illo uno unum), fratelli in Cristo. Per questo progetto di fraternità ha bisogno che ognuno di noi faccia la propria parte, e cioè che si impegni nel suo piccolo, nella sua realtà quotidiana, in quella porzione di mondo che Dio gli ha affidato, a portare il Suo Regno di pace e di amore.
Come fare questo? Abbiamo le parole della Scrittura e il Magistero della Chiesa che ci parlano ogni giorno e ci indicano la strada, ci purificano lo sguardo perché possiamo guardare alla realtà, ad ogni fratello con gli occhi con i quali il Padre lo guarda, attraverso il costato aperto di Cristo.
La venuta del Signore è sicura come l’aurora: facciamo si che ci trovi ad aspettarlo.
Suor Alice
suore carmelitane di S. Teresa di Torino
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