«Anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni»
Gesù ha sempre uno sguardo “altro” sulle cose, sugli eventi della vita quotidiana, sui pensieri e sui sentimenti che stanno alla radice dell’agire dell’uomo.
Egli conosce bene il cuore umano, sa che in esso può nascere una brama insaziabile di accumulare ricchezze. Noi vogliamo sempre di più, abbiamo in noi una fame di pienezza che non si spegne mai, e questo è bello, perché dice della nostra identità, della verità di noi stessi: siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, e Dio è infinito; il nostro cuore è fatto per l’infinito e nessun bene della terra può spegnere questa fame di infinito.
La parola di Dio ci interroga: in cosa facciamo consistere la nostra vita? Su cosa si fonda? Ciò cha dà nutrimento alla vita, ciò che la accresce, che la fa diventare abbondante, piena, non sono e non possono essere i beni della terra; per quanto importanti e in sé buoni, il loro accumulo non potrà mai bastare per saziare la nostra fame di senso e di amore.
Gesù ci dice di stare attenti, di custodire il nostro cuore dal pericolo di ripiegarsi sull’avere, sul possesso. Questo nostro “volere sempre di più” è in realtà un voler “essere di più” e non un “avere di più”, perché l’abbondanza di vita dipende da ciò che siamo e non da quello che abbiamo. Siamo ad immagine e somiglianza di Dio, che è comunione, un amore che si fa dono e condivisione. Questa è la ricchezza di Dio ed è anche la nostra. Ci percepiamo più ricchi non quando accumuliamo tesori per noi, ma quando sperimentiamo la gioia di vivere di comunione, capaci di donare e di ricevere.
«Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34).
suor Sara della Trinità
Lascia un commento