Il Vangelo di questa domenica ci pone nel deserto, luogo di essenzialità, già fuori dalla schiavitù (dell’Egitto) ma non ancora nella libertà. C’è dunque un cammino da compiere, anzitutto in noi stessi. Ci viene chiesto di guardarci dentro nella verità, dando un nome a tutto ciò che in noi è peccato, senza minimizzarlo, ma senza neppure che questo pensiero ci schiacci. Facciamolo dunque sotto lo sguardo di Dio, poichè sotto il suo sguardo siamo nel rapporto giusto per poterci guardare nella verità: siamo sue creature e Dio il nostro creatore. Questo sguardo lucido su noi stessi ci insegnerà a vivere la realtà del male che è parte di noi e della nostra vita, non come una condanna, ma neppure negandola. Diventerà l’occasione per aprirci al dono di Dio, al suo Spirito Santo che ci rigenera a vita nuova, alla sua venuta, sempre attuale, nella nostra vita. I nostri errori e i lati oscuri saranno il luogo per riscoprire sulla nostra carne un Dio che ci rigenera con il suo perdono.
“Cogliere l’amore di Dio è indispensabile per far nascere in sè una coscienza di peccato e avvertire il dolore d’aver offeso questa volontà buona. Se non si gusta tale benevolenza sarà impossibile provare poi il dispiacere sincero per averla in qualche modo rifiutata”. (Cencini)
L’invito di Giovanni il Battista è dunque una forte scossa a riprendere in profondità il nostro cammino spirituale, in modo che tocchi quello che siamo ed esca dalla formalità di atti esteriori.
Il primo atto interiore, dopo la presa di coscienza del nostro male e il tempo del pentimento, è l’adesione alla vita, alla persona di Gesù. Aderire significa dare chiaramente il proprio consenso, e introduce in una messa in atto. Per portare il suo frutto, l’atto di adesione deve essere preciso, determinato.
Proviamo dunque nella preghiera a individuare i cammini di morte che il nostro cuore può aver preso: tutto ciò che ci rende schiavi di qualcosa o qualcuno, che non ci lascia nella pace, ma anzi più vi ci attacchiamo, più il nostro cuore si ingombra di aggressività, paura, rabbia, tristezza. Abbandoniamo risolutamente queste situazioni con un atto di abbandono all’amore di Dio e la determinazione di restare in questo amore, nel suo perdono. Questo atto interiore che coltiviamo nella preghiera e nella vita sacramentale, darà poi i suoi frutti nelle nostre relazioni e situazioni di vita. Poichè il Signore viene, viene a noi e noi abbiamo solo bisogno di aprirgli la porta, allora Egli entrerà, e cenerà con noi, vivendo con noi un’unione e una comunione d’amore profonda.
suor Marta del Verbo di Dio
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