Lc 24,13-35 “Sulla via di Emmaus”
È interessante meditare attraverso questo passo del Vangelo, lo stile di Gesù Risorto quando ci incontra sulle vie della disperazione.
Forse se fossimo al suo posto, dopo aver tanto patito fino a morire da falliti su una croce, la prima cosa che faremmo da “risorti” è andare da Pilato e dai capi dei giudei per far loro vedere che non hanno prevalso, anzi adesso non hanno nessun potere su di noi, e che hanno perso tutto!
Ma le vie del Signore non sono le nostre, i suoi pensieri non sono i nostri, per fortuna! Il suo stile non è il nostro!
Gesù sceglie di manifestarsi ai suoi discepoli deboli e abbattuti, e non ai potenti di questo mondo. Il Risorto si manifesta a loro gradualmente, ed entra nella loro vita a punta di piedi. Prima di informare e di proclamare la sua Risurrezione, il Figlio di Dio si interessa del nostro stato d’animo.
Ci lascia sfogare la nostra angoscia, raccontare il nostro vissuto, esprimere le nostre paure e le nostre delusioni. Dialoga con noi e ci spiega pian piano il senso delle Scritture e degli eventi della vita. Ci fa una sorta di terapia con tanta, ma tanta pazienza, finché si fa buio pesto, e arriviamo al focolare, cioè finché arriviamo al punto più profondo in noi stessi.
Quanto è delicato il Signore nel rispettare la nostra libertà, quanto ci ama veramente! Lui non si impone e non entra per forza dentro il nostro vissuto, anche se lo conosce più di noi e sa dove è il meglio per noi, ma fa finta di andare più in là, lasciandoci la libertà di esprimere il nostro desiderio di ospitarlo in noi!
E’ solo quando ospitiamo liberamente questo “Straniero”, “il tutt’Altro, il Santo”, nel più profondo di noi, e nel momento più buio, che accade il più grande dei miracoli. Il testo ci dice: “i loro occhi si aprirono, lo conobbero, e tornarono senza indugio a Gerusalemme”.
Gesù è risorto, ma i discepoli non lo erano ancora. A Gesù non interessava annunciare “il fatto della sua Risurrezione ” con un modo eclatante e schiacciante. Perché a Lui interessavano i suoi, la loro Risurrezione con Lui, più della confermazione di sé. Per questo il Risorto ci accompagna nella strada della nostra vita, e attraverso l’Eucaristia, il memoriale della sua morte e risurrezione, ci “apre gli occhi”, cioè ci fa vedere la verità profonda della vita e di noi stessi.
Lo conosciamo, cioè entriamo in una relazione intima con Lui, che ci “fa tornare a Gerusalemme dove ci sono gli altri fratelli riuniti” cioè ci fa tornare nel seno della Chiesa e ci restituisce la fratellanza venuta meno a causa della pesantezza dei dolori della vita, ci riconcilia con noi stessi, con gli altri e con il Padre, per arrivare con Lui alla fine del nostro soggiorno terreno alla Gerusalemme Celeste, il Paradiso.
È questo Gesù, è questo il nostro Gesù Risorto, ospitiamolo nella nostra vita, rallegriamoci ed esultiamo, ritorniamo dai nostri fratelli per cantare insieme l’Alleluia pasquale a squarcia gola!
suor Maria della Resurrezione
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