“Dio ha tanto amato il mondo”
La questione di questa domenica non è se Dio ama, mi ama, ci ama…
La vera questione è: tu ci credi davvero? Io credo davvero che Dio mi ama?
Ecco il tema centrale di questa festa della Santissima Trinità: “Dio ha tanto amato il mondo.”
Dio continua ad amare il mondo così com’è.
Il problema serio è spesso la nostra diffidenza verso l’amore di Dio: cerchiamo altrove, bussiamo a porte diverse, mendichiamo affetto e consolazioni che durano poco, dimenticandoci che “Dio ha tanto amato il mondo”: quel mondo confuso, fragile, contraddittorio, imperfetto. Il nostro mondo.
Spesso viviamo nell’ansia da prestazione, nella paura di non valere abbastanza, nel bisogno continuo di approvazione, nella sensazione di essere “troppo sbagliati”. E Gesù oggi ci dice: “Ricordati: prima di tutto sei infinitamente amato.”
“Da dare il Figlio”
In questa festa non si tratta tanto di spiegare o capire il dogma della Trinità, quanto piuttosto di farne esperienza, di assaporare la bellezza della nostra fede.
La Trinità non è una teoria complicata su Dio, ma un amore che vive e si muove: il Padre ama, il Figlio si dona, lo Spirito Santo rende vivo questo amore e continua a generare vita dentro di noi.
Certo, esiste il rischio di perderci, di lasciarci ingannare, di deviare dalla strada della vita vera.
Ma la Trinità ha a cuore la nostra vita, desidera salvarci e donarci la vita eterna.
E davanti a questo amore, Dio lascia a noi la scelta: accogliere o rifiutare questo dono.
L’amore vero si dona. Per questo il Padre non trattiene il Figlio per sé, ma ce lo consegna. E Gesù non salva dall’alto o da lontano, non ci salva “a distanza”, ma entra nella nostra vita concreta: nei rapporti, nelle amicizie, nelle ferite, nelle solitudini, nei dubbi, nei peccati… Entra proprio lì dove spesso pensiamo che Dio non possa arrivare. Eppure Lui è lì presente!
“Non per condannare”
Spesso proiettiamo su Dio la nostra rigidità e le immagini sbagliate che ci siamo costruiti: un Dio giudice, accusatore, severo.
E dimentichiamo che il nostro Dio è Uno che vuole salvare e non condannare, è il nostro alleato, non il giudice. Infatti Dio non viene per condannare, ma per salvare.
La nostra fede non si basa sulla nostra bravura, né su quanto meritiamo, ma sull’iniziativa gratuita di Dio nei nostri confronti. San Paolo dice nella Lettera ai Romani: “Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” Noi non meritiamo nulla, eppure tutto ci è stato donato gratuitamente. Santa Teresina diceva: “Tutto è grazia.”
La condanna non viene assolutamente da Dio come una punizione arbitraria. La vera tragedia è chiudersi al suo amore, rifiutare la sua luce, non credere che Dio possa amare per davvero. Ecco il peccato più profondo: la sfiducia.
La vera condanna è vivere come se questo amore non esistesse, scegliere di escludermi da questo immenso amore.
Dio però non ci obbliga ad amarlo: ci lascia liberi.
E così, a volte, scegliamo di allontanarci dal suo amore, alla fine sono io stesso a perdere la strada e a condannarmi.
“Chi crede”
Credere non significa avere tutte le risposte. Significa affidarsi anche con tutte le domande che portiamo nel cuore. E Gesù non schiaccia queste domande: le accoglie, le accompagna.
La fede vera non è essere perfetti o rispettare una serie di regole. È lasciare spazio alla luce di Dio dentro di noi. Perché Dio è luce e vuole entrare nel nostro mondo buio, ferito, bisognoso di speranza.
Avere fede significa aprirsi a questa presenza che abita in noi, come un ospite che non impone, ma trasforma dall’interno.
Santa Elisabetta della Trinità lo aveva capito profondamente: desiderava fare della sua vita una “lode di gloria” alla Trinità che abita nell’anima. Per lei infatti la fede era proprio questo: vivere abitata da Dio, portando dentro di sé la sua presenza silenziosa e luminosa. Lei diceva che così il suo paradiso era già cominciato sulla terra, perché portava dentro di sé la presenza della Trinità.
Anche noi siamo chiamati a diventare casa della Santissima Trinità. Non dobbiamo capire tutto del dogma. Dobbiamo solo lasciarci raggiungere perché la Trinità non è un mistero da risolvere, non è un’idea lontana, ma è un amore che abita la nostra vita. Accogliamola e godiamo di questa unità e Trinità.
suor Dina della Santa Famiglia
Catia
Grazie suor Dina, per questa illuminante e gioiosa descrizione della Trinità.
La Trinità non e’ un concetto astratto ne’ un’idea, ma una presenza viva e operante.
Si rivolge a tutti ma fa sentire i suoi effetti in chi e’ disposto a lasciarsi raggiungere dall’Amore misericordioso e a vivere nella riconoscenza e nel servizio a Dio e ai fratelli, custodendo la propria dignità e facendo della propria persona un’offerta gradita a Dio. Cio’ e’ possibile ascoltando la Parola di Dio e obbedendo agli insegnamenti di Gesù, che e’ il Figlio di Dio e cominciando a costruire il suo Regno qui ed ora, nel presente della propria vita, poiché Egli ha detto nel Vangelo che chiunque lo farà riceverà il compenso di tutto ciò che ha lasciato e la vita eterna.