Il Vangelo ci racconta di un momento che probabilmente ci riguarda tutti, in un periodo o nell’altro della vita, forse proprio ora: il FALLIMENTO.
Pietro e i suoi compagni tornano da una notte del tutto infruttuosa, da una fatica buttata al vento: ore di lavoro inutile, che non ha dato frutto… che tristezza, non c’è nulla che ci faccia perdere le energie quanto il constatare che il nostro impegno è inutile.
Gesù arriva proprio in questo momento, ora che tutto sembra perduto, con uno stile che ci fa bene al cuore e che ha tanto da insegnarci:
SALI’ SU UNA BARCA, CHE ERA DI SIMONE: Pietro arriva da una notte in cui sembra non aver ottenuto niente, sembra aver buttato via tutto il suo impegno… eppure qualcosa ce l’ha ancora: ha la sua barca! Gesù riparte da ciò che Pietro ha, proprio quello è ciò che gli serve per cominciare il suo annuncio di salvezza. E non lo chiede con pietà, con rimprovero o con ironia, ma con l’atteggiamento di chi ha davvero bisogno, con la preghiera che fa appello a quel poco che c’è: “lo pregò di scostarsi un poco da terra”. È davvero bello questo atteggiamento di stima e di rispetto che Gesù manifesta verso di noi sempre, in qualunque situazione ci troviamo.
PERCHÉ SONO UN PECCATORE: Anche questa reazione di Pietro ha una sua bellezza, per quanto incompleta. È bello vedere come l’apostolo, che avrebbe potuto esultare per il bottino appena ottenuto, di fronte alla grandezza del Signore che riempie la sua barca vuota, riconosce la propria povertà e poca fede… come si fa ad annunciare il vangelo se si è così? se si è pieni di peccato e non si riesce a scommettere sull’amore di Dio?
È la stessa reazione che troviamo nella prima lettura sulla bocca del profeta Isaia: “come possono le mie labbra impure annunciare la tua grandezza?”
Questa consapevolezza positiva può nascondere anche qualcosa di non buono, e cioè quella chiusura in noi stessi che in fondo ci fa pensare che tutto dipenda da come sono io, da quanto efficace è il mio modo di presentare il vangelo, dalla perfezione della mia vita…
NON TEMERE… TU SARAI! : Gesù non nega la verità di Pietro, ma il punto centrale è un altro: non sei tu, Pietro, che devi salvare il mondo, ma camminare con me. E allora anche la tua vita un po’ alla volta cambierà, e tu sarai pescatore di uomini.
“Non temere, anche la tua barca va bene! Anche la tua zattera, il tuo guscio di noce, la tua vita va bene per fare qualcosa per gli uomini. Resterai peccatore, eppure sei utile agli uomini e a Dio, guaritore d’altri anche se ferito.” (Padre Ermes Ronchi)
Il Signore ci incoraggia a non avere paura, a fidarci di Lui per andare con serenità e forza incontro agli altri, a chi vede la propria vita buttata e fallita, per risollevarlo, per annunciare anche a Lui che la salvezza non viene dai nostri successi, dalle nostre bravure, dalle nostre capacità, ma da “Cristo che morì per i nostri peccati secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture” (seconda lettura).
In questo sta la certezza della nostra vita.
Suor Alice e suor Chiara
suore carmelitante di S. Teresa di Torino
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