Una delle prime cose che colpiscono del dipinto che proponiamo per questo tempo di Natale sono i colori audaci tipici dell’autore, Maestro Francke, ed il cielo scarlatto costellato di stelle dorate che donano una particolare eleganza alla scena. Il dipinto, in stile gotico, è una delle tavole laterali che compongono l’Altare di san Tommaso Becket, realizzato tra il 1424 e il 1430, oggi conservato ad Amburgo. Insieme all’adiacente scena dell’Adorazione dei Magi, viene qui rappresentata l’Adorazione del Bambino da parte di Maria. Forse è una delle prime raffigurazioni che seguono la descrizione visionaria della nascita di Gesù di S. Brigida di Svezia, che racconta come la Vergine, dai capelli biondi come l’oro che le scendono sulle spalle, già in preghiera durante il parto, «quando sentì di aver partorito, subito chinò il capo e giunse le mani al petto; poi con grande riverenza cominciò ad adorare il bambino dicendogli: “Benvenuto, mio Dio, mio Signore, mio Figlio”». Il bambino, sceso dal cielo come Verbo incarnato dalla bocca del Padre, giace a terra come dono fatto alla natura umana.
Maria porta ancora la veste spaccata ai lati, tipica delle donne incinte, e colpisce la dolcezza con cui riconosce il Figlio e la sua divinità allo stesso tempo. Possiamo dire che, come fu la prima persona ad adorarlo, fu anche la sua prima fedele discepola. Colpisce sempre la preghiera che recita la Chiesa quando dice: “Nello stupore di tutto il creato hai generato il tuo creatore”. Forse anche Maria ha provato questo stupore adorando suo figlio e per questo il pittore scrive, di fianco alla bocca della Vergine, le parole “Dominus meus et Deus meus”. Queste parole, come sottolinea Timoty Verdon in La bellezza della parola, sono anche le parole con cui, molti anni dopo, l’apostolo Tommaso riconoscerà che Cristo è veramente risorto toccando con mano le ferite della passione. Condividerà lo stupore della Vergine mentre riceve l’invito a «non essere più incredulo ma credente». La natività è rappresentata in una grotta come da tradizione bizantina, e insieme alla Vergine assistono alla scena tre fanciulli, l’asino e il bue. Sotto il grande cielo stellato, più lontani, due pastori ricevono l’annuncio dall’angelo; questi rappresentano la categoria di persone che hanno accolto la gioia della nascita del piccolo ed umile «principe della pace» (Is 9,5). Per queste persone Gesù ringrazierà il padre «perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli» (Mt 11,25). Natività e adorazione si sposano anche nella storia della nostra famiglia Religiosa, che l’11 gennaio ricorda l’inizio dell’adorazione perpetua nella Chiesa del Corpus Domini di Firenze. Uniamoci alla serena gioia della Vergine mentre adora l’amore che s’incarna quotidianamente in noi e nella nostra storia.
Chiara D.