Io ero lì,
nel Giubileo del mondo della comunicazione
“Per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe” dice Etto Mo.
Dal 24 al 26 gennaio c’è stato il primo dei grandi eventi dell’Anno Santo, il giubileo del Mondo della Comunicazione, dove si sono radunati giornalisti e comunicatori dei social media di tutto il mondo. L’evento si è aperto venerdì 24 sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano con la liturgia penitenziale e la messa internazionale.
E’ una grazia essere presenti a questo Giubileo, partecipare, commuoversi, raccogliere ogni singolo momento per provare a raccontare la vita con uno sguardo nuovo. Io ero lì, insieme a tanti giornalisti e comunicatori, condividendo la stessa esperienza di un evento che certamente cambierà il mondo, perché ogni persona che attraversa la Porta Santa è chiamata a essere portatore di speranza.
La giornata di sabato è iniziatain Piazza Pia con la consegna della croce pellegrina e con la preghiera: “Il Dio della speranza, che nel Verbo fatto carne, ci riempie di ogni gioia e pace nella nostra fede, per la potenza dello Spirito Santo, sia in mezzo a noi.” Ci siamo messi in cammino non da soli, ma in piccoli gruppi, seguendo l’invito di Papa Francesco di essere compagni di strada nella comunicazione, condividendo con mitezza la speranza che alberga nell’interiorità.
Ora tocca a ciascuno di noi attraversare la via della Conciliazione per varcare la Porta Santa di San Pietro in un clima di raccoglimento e preghiera. Nell’avvicinarsi alla Porta Santa abbiamo pregato il salmo 23, “Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua Salvezza, ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto Dio de Giacobbe, ed ecco abbiamo varcato la Porta Santa!
Dopo la professione di fede nella tomba dell’Apostolo Pietro e la benedizione finale, ci siamo ritrovati nell’Aula Paolo VI per riflettere sul modo in cui comunicare la speranza oggi. Maria Ressa, cofondatrice del Website e giornalista Rappler, nonchèPremio Nobel della Pace nel 2021 e lo scrittore irlandese Colum McCann hanno condiviso la loro esperienza di vita e di fede con i comunicatori, richiamandoci sul coraggio della trasparenza e della responsabilità.
Al termine dell’esibizione del Maestro Uto Ughi, Papa Francesco ha espresso ai comunicatori che comunicare è uscire un po’ da se stessi per dare un po’ del mio all’altro. Ma è anche “l’incontro con l’altro. Il Santo Padre continua “Il vostro lavoro è un lavoro che costruisce la società, la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere”…”Ma tu, sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu, nel tuo interiore, nella tua vita, sei vero? È una prova tanto grande. Comunicare quello che fa Dio con il Figlio, e la comunicazione di Dio con il Figlio e lo Spirito Santo”.
Il Giubileo del Mondo della Comunicazione si è concluso con la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Francesco, nella giornata in cui si celebrava la Domenica della Parola di Dio. Una esperienza emozionante per tutti, un scambio di vita vissuta, di riflessione, un’occasione per spalancare lo sguardo e la mente su come usare la comunicazione come strumento di speranza e trasformazione, di interazione reale e di narrazione di storia autentica. Adesso tocca a te, a lei…a me…a noi! Essere portatore della Parola che è Cristo Gesù in una comunicazione che diviene divina, piena di speranza nel futuro.
Sr Nilma di Gesù










Mi è arrivata questa frase anonima e mi ha trasmesso un senso di amore e l’amore spesso porta con sé la pace profonda del cuore. Come faccio a non pensare ai miei ragazzi, quando si parla di cura? Ai ragazzi di V che lo scorso settembre hanno preso il volo per le medie. Bambini cresciuti sotto i miei occhi, in un percorso particolarmente coinvolgente, impegnativo e in qualche momento davvero in salita, ma anche pieno di sorrisi, di conquiste, di condivisioni con loro, con i genitori e in particolare con le mie colleghe, con le quali siamo davvero state fianco a fianco in questo percorso formativo. Strada culminata con la recita finale di giugno “Una storia infinita”… ciò che sono loro, ciò che hanno capito, che i nostri legami non finiranno mai, perché sono fatti per l’eternità. Un recital che nasce dalla sinergia di più forze e risorse, che presenta ciò che è la Scuola san Giuseppe all’intera città: una squadra, una famiglia, un centro educativo che cerca di valorizzare i talenti di ciascuno, che unisce le competenze delle insegnanti, dei bambini, per esprimere la bellezza della vita in crescita attraverso un racconto, che si dispiega nella recita, nei canti, nelle coreografie. Sforzo di fine anno che fa scoppiare di gioia e gratitudine, perché ti porta a realizzare qualcosa insieme, qualcosa che abbia valore per gli altri e ti faccia felice, qualcosa che esprime all’ennesima potenza, ciò che ogni giorno è più nascosto, perché più quotidiano, ciò che ogni insegnante in classe cerca di aiutare ad avviare e sostenere: la crescita formativa e relazionale di ogni alunno, fatta di impegno, sacrificio, cadute e vittorie.
contenti di loro, li trovano preparati, ma anche educati, qualcuno brilla davvero, altri sono trascinatori, altri svolgono ruoli positivi nelle relazioni. Ecco i tuoi ragazzi sbocciare, fiorire, in una vita certo complessa, ma che dopo questo salto ti auguri che li spaventi un po’ meno.
















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