Settembre 2026

archive

Home Settembre 2026

“La Fraternità (concreta, fatta di volti e storie precise) è un fardello, è un’esperienza molto scarnificante ma Benedetta” (Suor Maria Cristina, monaca clarissa)

“Alla Santità, cioè nel cammino della vita, nel cammino di fede si arriva e si viaggia solo insieme” (Suor Fulvia, monaca agostiniana)

Queste sono alcune delle frasi che mi hanno colpito maggiormente del Pellegrinaggio che ho avuto la grazia di vivere insieme ad altri giovani carmelitani dal 16 al 22 agosto.

È stato un viaggio a tappe in cui abbiamo avuto modo di incontrare e avvicinarci alla figura di diversi Santi e di entrare nelle loro storie e nella loro umanità.

Da La Verna a Roma passando per Assisi, Foligno e Cascia. Da San Francesco d’Assisi a Sant’Agostino incontrando Santa Chiara, Sant’Angela da Foligno, Santa Rita da Cascia, San Filippo Neri, Santa Teresa d’Avila.

Di queste tappe, di questi incontri mi sono rimaste impresse due esperienze in particolare: la testimonianza ascoltata a Foligno di Suor Maria Cristiana, monaca di clausura clarissa, e la testimonianza a Roma di Suor Fulvia, anch’ella monaca di clausura ma Agostiniana. Entrambe, seppur in maniera diversa hanno parlato – a partire dalla spiritualità di Santa Chiara e di Sant’Agostino – della fraternità e dell’amicizia come cammino di santificazione.

Suor Maria Cristiana ha detto una cosa che mi ha scosso particolarmente: la fraternità può essere percepita come un fardello pesante, come un’esperienza scarnificante. Ma è anche, e forse soprattutto, una benedizione. Perché è proprio grazie ad essa, grazie all’altro, che posso diventare pienamente me stessa. Ed è per questo che l’altro è un dono di Dio.

Suor Fulvia invece ha detto un’altra cosa che mi ha fatto riflettere molto: solo insieme si può viaggiare nel cammino della vita, nel cammino di fede per arrivare alla santità. In questo viaggio è importante riconoscere il limite non come ostacolo, come impedimento alla nostra libertà, ma come una benedizione perché, come dice suor Fulvia, una vita senza argini diventa un acquitrino, una palude. Motivo per cui è solo insieme che si arriva alla Santità, perché quel limite, che ci impedisce di finire male e di far finire male con noi chi ci sta accanto, viene messo dall’altro.

Ed è proprio vero… L’altro è veramente un dono, la fraternità è un dono, anche se a volte non lo capisco subito.

Ho bisogno che questo mi scarnifichi, che mi metta alla prova, che tolga via da me tutto ciò che in profondità non è verità: il bisogno di sentirmi all’altezza, di essere più brava, di apparire sempre al meglio, il bisogno di controllo, di certezze.

Ho bisogno dell’altro che mi spinga a uscire da me stessa, dalle mie comfort zone, dai miei porti sicuri, che mi porti a disobbedire alle mie paure — nonostante l’istinto di fuggire, di rinchiudermi — per andargli incontro, per amare veramente. Ho bisogno dell’altro, della fraternità come esperienza concreta, per morire a me stessa.

Tutto questo è molto faticoso, perché vuol dire morire all’egoismo, all’orgoglio, alla superbia, al proprio io; vuol dire guardarsi con umiltà per quello che si è, con misericordia, e guardare così anche gli altri.

Ma anche se costa davvero tanto, ne vale veramente la pena, perché solo così possiamo aprirci completamente all’amore di Dio e solo così possiamo amare veramente, diventare santi.

Cosa fondamentale è che tutto questo non lo possiamo fare da soli, basandoci solo sulle nostre forze: bisogna prima accogliere la grazia di Dio, lasciarci amare in primis da Lui, nutrirci di questo amore per poi viverlo fino in fondo, per poi amare gli altri.

La santità, infatti, non si basa sulla perfezione, sul non cadere mai, sul non sbagliare mai, ma sul riconoscere di essere figli fragili, imperfetti, ma profondamente amati da un Padre — e su questa fiducia, su questo amore, ripartire sempre, lasciarci rialzare da Lui. La santità è un cammino: accogliere con umiltà la nostra umanità, le nostre cadute e le nostre risalite; è un percorso dinamico in cui non ci resta che ricominciare, riprovare sempre ad amare partendo dal Suo amore.

Quindi la santità, come dice Suor Maria Cristiana, non si basa su una prova di muscoli, ma è un dono di Dio da saper accogliere.

Elisabetta Santamaura (Bettina)

Read More →

Dal 16 al 22 agosto ho avuto la grazia di vivere un pellegrinaggio che è stato molto più di una semplice settimana lontana da casa.
È stato un cammino di preghiera, catechesi, testimonianze, incontri, fatica e condivisione, che poco alla volta è diventato un cammino dentro di me. Sono partita da sola, senza conoscere nessuno e senza sapere cosa avrei trovato.
Proprio questo mi ha insegnato ad affidarmi a Dio, a uscire dalle mie sicurezze e a lasciarmi sorprendere dalle persone che avrei incontrato. Quelle che all’inizio erano sconosciute sono diventate compagni di cammino, con cui condividere preghiere, risate, pensieri e momenti di fatica.
Ho capito ancora una volta che santi non si diventa da soli.
Un dono particolare sono state anche le catechesi e le testimonianze di persone, capaci attraverso le loro parole e le loro esperienze di farmi riflettere e guardare la mia vita con occhi nuovi.
Durante la settimana abbiamo incontrato le vite di San Francesco, Santa Chiara, Sant’Angela, Santa Teresa e Santa Rita.
Cinque storie diverse, ma una stessa direzione: Dio.
Da San Francesco mi porto la libertà di lasciare andare ciò che mi appesantisce per scegliere Dio con tutto il cuore.
Da Santa Chiara mi porto la bellezza della semplicità, della fedeltà e delle piccole cose vissute con amore.
Da Sant’Angela mi porto la speranza che anche dalle ferite e dalle sofferenze possa nascere una nuova vita, se affidata a Dio.
Da Santa Teresa mi porto l’importanza del silenzio e della preghiera, per imparare a guardare la mia vita con gli occhi di Dio.
Da Santa Rita mi porto la certezza che non bisogna mai smettere di sperare, perché anche un legno secco, nelle mani di Dio, può tornare a fiorire.
Proprio questa immagine del legno secco mi ha colpita profondamente.
Mi ha fatto pensare a tutte quelle situazioni che nella nostra vita consideriamo ormai perdute:
una relazione da ricucire,
un’amicizia da ritrovare,
una ferita da affidare,
una paura da lasciare andare o un sogno che abbiamo smesso di coltivare.
Noi possiamo vedere soltanto un legno ormai morto, mentre Dio vede ancora ciò che può nascere. Forse non vedremo subito il fiore, ma possiamo continuare ad annaffiare con fiducia, lasciando a Dio la possibilità di far rifiorire ciò che pensavamo ormai perduto.
Da tutto questo ho compreso che la santità non è perfezione.
Non significa non avere paure, dubbi o fragilità, ma scegliere Dio ogni giorno, anche quando non comprendiamo ciò che accade, cadendo e trovando la forza di rialzarci.
Sono tornata a casa con uno zaino pieno di volti, sorrisi, parole, preghiere, emozioni e tanta gratitudine. Ma soprattutto con il desiderio che il pellegrinaggio non rimanga soltanto un ricordo.
Il vero cammino comincia ora, nella quotidianità: continuare a fidarmi, a sperare e a scegliere Dio ogni giorno.Tra le parole ascoltate durante questa settimana, una continua a risuonare nel cuore:
«Siate felici». ❤️
Non perché la vita sarà sempre facile, ma perché Dio c’è, anche nella fatica e nell’incertezza, e non siamo soli.
Santi si diventa un passo alla volta, una scelta alla volta, attraverso le cadute, le ripartenze e le persone che Dio mette sulla nostra strada.
Sono partita da sola, ma non sono mai stata davvero sola.
Il pellegrinaggio è finito, ma il cammino continua.

Noemi Dainese

 

Read More →

Santi si diventa

I sorrisi, gli abbracci, le confidenze, le testimonianze, le riflessioni, i giochi, la preghiera, i volti. Sono a casa ormai da quattro giorni, ma i miei pensieri non fanno che tornare all’esperienza appena conclusa.

Un pellegrinaggio dal 16 al 22 agosto in centro Italia, di cui ho visto la locandina un giorno, quasi per caso. Ma la proposta esplicita di una mia amica e di un membro dell’equipe non mi hanno impedito di iscrivermi dopo il termine ultimo, tanta era la mia titubanza nel partecipare all’esperienza. Si trattava infatti di un gruppo, quello dei giovani del Carmelo di Treviso, che non conoscevo, e, considerata la mia timidezza e riservatezza, temevo di non riuscire ad integrarmi e a vivermi bene il tempo in compagnia. In quanto diciannovenne, poi, mi sarei trovata tra le due più giovani in un gruppo che includeva persone fino ai trentacinque anni. Più forte, però, è stata la percezione che questo pellegrinaggio avrebbe potuto portare qualcosa di buono nella mia vita, e sono davvero grata di essermi alla fine iscritta, perché così è stato.

A discapito delle mie aspettative, ciò che mi porto più nel cuore dell’esperienza vissuta è proprio il gruppo con cui l’ho condivisa. Fin dal primo giorno sono rimasta profondamente colpita dall’atmosfera che si respirava: un’aria di famiglia, di calda accoglienza, di leggerezza, di affetto, di attenzione, di cura da parte di chi era più grande di me. Questo mi ha permesso di sentirmi libera come non mai di essere me stessa, di aprirmi, di parlare con ognuno dei miei compagni di viaggio, di ascoltarli, di accogliere le loro battute e di custodire le loro difficoltà. Ognuno con la propria sensibilità, con la propria storia, col proprio carattere e le proprie ferite, a comporre un’unica armonia. Sorelle e fratelli. La differenza di età, che temevo di percepire negativamente, si è rivelata una ricchezza; le condivisioni, momenti per creare legami profondi.

È stato un viaggio organizzato in maniera capillare da un’equipe che non ha fatto trapelare gli inevitabili imprevisti e cambi di programma, guidandoci, nelle numerose tappe, in un percorso che ci ha fatto conoscere più da vicino la santità. A La Verna, Assisi e Foligno abbiamo incontrato San Francesco, nella sua povertà, Santa Chiara e Sant’Angela; a Cascia abbiamo conosciuto Santa Rita, nella sua obbedienza; a Roma abbiamo affrontato il tema della castità, avvicinandoci alle figure di San Filippo Neri, Sant’Agostino e Santa Teresa. Preziose vie di accesso ai loro messaggi e insegnamenti sono state le catechesi e le testimonianze dei consacrati che ci hanno accompagnati durante tutto il pellegrinaggio e di quelli che abbiamo incontrato nelle città visitate.

A colpirmi nel profondo è stata soprattutto la testimonianza di due monache clarisse di clausura a Foligno: mi sono ritrovata a commuovermi e a sorridere ininterrottamente nel corso del dialogo che hanno instaurato con noi, per la gioia piena che hanno saputo incarnare e trasmettere. Le loro sono state parole leggere, ma allo stesso dense di fede, amore e santità. Ci hanno portato a riflettere sulla figura di Santa Chiara, sull’esperienza della fede, sulla gestione dei nostri limiti come spazi fecondi e sulla felicità, oltre a raccontarci della loro scelta ed esperienza di vita. A lasciarmi e a lasciarci senza parole è stata soprattutto la risposta che ci hanno dato quando abbiamo chiesto cosa potessimo fare per loro: “Essere felici”. È stato come vedere l’amore di Dio raggiungerci attraverso i loro occhi.

Nel nostro percorso, poi, abbiamo riscoperto la santità come qualcosa di molto più concreto e accessibile di quanto immaginavamo. Abbiamo compreso quanto i santi siano state persone estremamente umane, fragili, lontane dalla nostra idea di perfezione, e quindi simili a noi. In particolare, mi è rimasta impressa la storia di Santa Teresa, che ha vissuto per quindici anni con una fede “mediocre”. Incarnando l’amore e il messaggio di

Dio, affidandosi a Lui e rispondendo alla Sua chiamata, pur nei nostri limiti, potremo anche noi diventare santi.

Ora sono tornata a casa, ma non sono la stessa persona che ha preparato le valigie prima della partenza. Mi anima una diversa consapevolezza, un diverso rapporto col Signore, una diversa percezione di me e di chi mi sta attorno. Porto con me una fiamma che non vedo l’ora di riuscire ad alimentare ed accrescere, a partire dalla vita di tutti i giorni. Un Amore che non avevo mai vissuto così forte, e che mi si è manifestato in particolar modo attraverso le persone con cui ho camminato in questi giorni, nei loro sguardi, nelle loro parole, nei loro abbracci. Tornati a Treviso, i saluti, vissuti con l’amaro in bocca, sono stati testimonianza evidente dell’opera dello Spirito Santo nel nostro gruppo, che ha saputo intessere legami indissolubili tra le anime, facendoci vivere in gioia e fraternità.

 

Letizia Marton

 

 

 

 

 

Read More →