Dal 25 gennaio al 1º febbraio, tra palafitte e fiumi immensi e comunità raggiungibili solo in barca, si è svolta la 2ª Missione Florescer, un’esperienza che ha assunto il volto concreto della sinodalità e la profondità della spiritualità carmelitana. Il tema che ha guidato ogni incontro è stato:“La Famiglia: una chiamata alla santità alla luce della Famiglia Martin di Santa Teresina” è stato una luce capace di illuminare le sfide reali vissute dalle comunità.
La missione ha avuto inizio presso la Parocchia Santa Croce, a Macapá, grazie alla comunione tra le Suore Carmelitane, un Padre Dehoniano, i laici e i giovani della Juventude Carmelitana e del gruppo Florescer. In questa collaborazione si è manifestata una vera sinfonia ecclesiale: vocazioni diverse, un solo cuore missionario. Successivamente, avanzando verso acque più profonde, la missione ha raggiunto la Comunità di Porto Alegre, appartenente alla Parrocchia Nossa Senhora da Conceição, ad Afuá, nella Prelazia do Marajó, con la presenza e il sostegno pastorale di padre Eliton. L’accoglienza calorosa delle comunità e di chi le guida ha rivelato una Chiesa viva e profondamente responsabile.
Durante le visite e i momenti di ascolto è emersa con forza la preoccupazione dei responsabili delle comunità per la realtà dei giovani. Essi parlavano con cuore aperto delle sfide che toccano le nuove generazioni: i tornei di calcio che spesso diventano occasione di eccessi, la diffusione del consumo di bevande alcoliche, le feste notturne che si protraggono fino a tardi. In un contesto segnato dai fiumi e dall’assenza di illuminazione adeguata, molti giovani rientrano di notte, nel buio, su piccole imbarcazioni, esponendosi a rischi concreti.
Questa realtà interpella profondamente le famiglie. Il tema della santità familiare non può essere
separato dalla responsabilità educativa. La famiglia è chiamata non solo a custodire la fede, ma anche a orientare, accompagnare e proteggere. La santità, in questo contesto, assume il volto concreto della vigilanza amorosa, del dialogo paziente e della testimonianza coerente. Accanto a queste sfide, è stata riconosciuta anche la presenza attiva dei fratelli protestanti nelle comunità, spesso molto organizzati e presenti nella vita quotidiana del popolo. Questo scenario invita la Chiesa cattolica a rinnovare il proprio impegno missionario, non in spirito di competizione, ma di autenticità evangelica, offrendo una formazione solida, una presenza costante e un accompagnamento reale delle famiglie.
In questo contesto, la celebrazione quotidiana della Santa Messa durante i quattro giorni di missione è stata un dono straordinario. In molte di queste comunità, il sacerdote riesce a essere presente solo una volta all’anno. L’Eucaristia celebrata ogni giorno ha ridato forza, unità e speranza. Le visite mattutine alle famiglie e gli incontri serali di formazione per bambini, giovani e adulti hanno creato spazi di ascolto sincero, dove le preoccupazioni non venivano giudicate, ma accolte e illuminate dalla Parola di Dio.
I giovani della Juventude Carmelitana e del Gruppo Florescer hanno avuto un ruolo fondamentale. La loro presenza ha mostrato che è possibile vivere una giovinezza diversa, radicata nella fede e nella responsabilità. Essi sono diventati segno di speranza per altri giovani, dimostrando che la santità non è estranea alla giovinezza, ma ne è il compimento più autentico.
La missione si è conclusa con una serata culturale, espressione della ricchezza e dell’identità locale. Tra canti e danze tradizionali si è percepito che la cultura può diventare spazio di evangelizzazione e di valorizzazione della vita comunitaria. La 2ª Missione Florescer ha lasciato una consapevolezza profonda: la famiglia è realmente chiamata alla santità proprio nelle sfide concrete del suo tempo. Educare, accompagnare, proteggere, perseverare nella fede: tutto questo è cammino di santificazione. Quando giovani, laici, religiose e sacerdoti camminano insieme, la Chiesa diventa presenza viva anche nelle realtà più lontane. E lì, tra le fragilità e le speranze, continua a fiorire la grazia di Dio.
sr Nilma di Gesù















Questo te lo dirò tra qualche anno, se Dio vorrà (sono infatti ancora una suora di voti temporanei, che rinnovo di anno in anno). Ma fin d’ora penso che la ricerca è una questione che dura tutta la vita. La ricerca di Dio è poi molto particolare: ti sembra di averlo quasi “raggiunto” e poi scopri che si è “spostato” un po’ più in là e che il paesaggio verso cui cammini è di nuovo diverso e attraente. In altre parole: una nuova sfida ogni giorno, su misura.
scoperto (e verificato) che nessuno vuole trasformarmi in una pecorella che debba comportarsi come tutte le altre. Era una paura stereotipata dell’uniformità e della perdita dell’identità. E ciò che per me è davvero faticoso? Il lavoro su me stessa. Una fatica che dura tutta la vita. Inoltre, già solo il fatto che io sia cresciuta con due fratelli maggiori con cui andavo a vedere le partite di calcio e l’hockey, e che poi mi sia ritrovata all’improvviso in un gruppo tutto femminile, con caratteri e interessi diversi, per di più di culture differenti, è stato un grosso elemento di novità! Ma funziona perché condividiamo lo stesso desiderio radicale. Sì, questo potrebbe essere uno degli aspetti specifici della vita religiosa: mettere radici e crescere dentro la vita di Dio.
Commenti recenti