CANTICO SPIRITUALE 3: STROFE 2 E 3

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CANTICO SPIRITUALE 3: STROFE 2 E 3

Strofa 2

Pastori, voi che andate

di stazzo in stazzo fino all’alto monte,

se per caso incontrate

chi più d’ogni altro bramo,

ditegli che languisco, soffro e muoio.

L’anima che cerca Dio chiede aiuto a dei pastori, ovvero a degli intermediari cui S. Giovanni della Croce dà il nome di affetti, desideri, gemiti, che sanno esprimere bene i segreti del cuore. Si tratta dunque di ascoltare nel silenzio la profondità di se stessi, lì dove ha la radice il nostro affetto, lì dove risiedono i nostri desideri più profondi, lì dove sentiamo anche il vuoto e il dolore di una mancanza, di un’incompletezza.

Si tratta di ascoltare cosa si muove nella profondità del nostro cuore.

Questi messaggeri ci porteranno all’incontro con l’Amato che dimora sull'”alto monte”. Inoltre, è per mezzo dei nostri sentimenti, desideri e vuoti più profondi che Dio si comunica a noi lasciando tracce della sua presenza. Sono veri messaggeri quelli che provengono da vero amore.

S. Giovanni indica come pastori anche gli Angeli, anche questi messaggeri della presenza di Dio che ci guidano a Lui attraverso le buone ispirazioni.

L’anima si rivolge a loro dicendo “se per caso lo incontrate”,  ben sapendo che l’Amato si lascia trovare ed esaudisce ogni preghiera al momento opportuno, non prima, non dopo.

Per questo gli espone semplicemente i propri bisogni, lasciando che l’Amati faccia poi quanto gli piace.

Egli è Colui che amo più di tutti.

Per questo languisco, ovvero sono privo di forze, mi consumo e sono abbattuto, perchè Egli solo è la mia guarigione.

Per questo soffro, perchè Egli solo è la mia gioia.

Per questo muoio, perchè Egli solo è la mia vita.

 

Strofa 3

In cerca del mio amore,

andrò per questi monti e queste rive,

non coglierò mai fiore,

non temerò le fiere,

supererò i forti e le frontiere.

Qui l’anima non solo desidera l’Amato e chiede aiuto attingendo alle sue risorse interiori nella vita di preghiera e dunque contemplativa, ma anche si muove concretamente nella propria vita attiva, ovvero nell’esercizio delle virtù e nell’esercizio spirituale. Si tratta di tutti quei piccoli gesti e scelte con cui possiamo allenarci ogni giorno a scegliere Dio, dando un po’ meno spazio al nostro io. E’ il cammino del cristiano: dirsi dei no quando è la parte più egocentrica di noi stessi che vuole avere il comando, e dire sì a chi ci apre alla carità e al dono della nostra vita. Concretamente, avviene attraverso piccoli atti di fiducia, atti di carità, l’accoglienza e l’impegno nel quotidiano anche quando costa sacrificio.

La via per cui si cerca Dio consiste nell’operare il bene in Lui e nel mortificare il male in sè.

Ci sono attaccamenti, dipendenze, consolazioni, tappabuchi, passioni, che occupano il nostro cuore e sono di impedimento alla nostra anima nel cammino verso Dio.

Se le ricchezze sovrabbondano, non vogliate attaccarvi il cuore.

Il nostro cuore, infatti, è di Dio.

La preghiera e l’umiltà sono le armi contro ogni fiera che si avventa dentro e fuori di noi, “destabilizzandoci”. Rivestiamoci dunque con costanza risoluta e coraggio dell’armatura di Dio, per essere sempre più liberi di seguire l’amore della nostra vita.