Strofe 10-11
- Estingui i miei affanni,
ché nessuno vale ad annientarli,
ti vedan i miei occhi,
perché ne sei la luce,
per te solo desidero serbarli!
- Scopri la tua presenza,
mi uccida la tua vista e tua bellezza,
sai che la sofferenza
di amore non si cura
se non con la presenza e la figura.
Continua il grido dell’anima che desidera finalmente vedere la luce! Ella desidera vedere Lui solo. Non vuole perdere tempo con nient’altro che non sia Dio. Ella desidera stare alla sua presenza. Sa e ne è certa che Dio dimora nella sua anima, che Egli è impresso nel proprio intimo, tuttavia desidera che la sua presenza nascosta diventi finalmente manifesta. Ella desidera “immergersi in quel bene sommo che sente presente e nascosto” per questo è attratta dal proprio centro e chiede:
Scopri la tua presenza!
Mostrami il tuo volto!
Possa dunque essere questa la nostra preghiera, sussurrata interiormente anche durante il lavoro e gli impegni.
L’anima è determinata, non ha paura di nulla, il vero amore infatti riceve con uguale serenità tutto ciò che le viene da parte dell’Amato, sia le avversità che le prosperità.
L’amore di Dio è salute dell’anima, è l’unica medicina che può guarire la sofferenza dell’anima.
Strofa 12-13
- O fonte cristallina,
se in questi tuoi riflessi inargentati
formassi all’improvviso
quegli occhi tuoi desiderati,
che porto nel mio intimo abbozzati!
- Distoglili, Amato,
ché a volo io vado!
lo Sposo
Colomba mia, ritorna,
ché il tuo cervo ferito
spunta di sull’altura
e al soffio di tuo vol gode frescura!
L’anima, che desidera ardentemente l’unione con lo Sposo si rivolge alla fede, come colei che può comunicarle la luce dell’Amato e condurla alla vera unione del fidanzamento spirituale con Dio. La fonte cristallina è dunque l’immagine della fede, da questa fonte l’anima riceve ogni bene spirituale.
L’Amato va incontro al suo desiderio manifestando alcuni raggi della sua grandezza e divinità, la cui bellezza è così mozzafiato che l’anima non riesce a reggerla e chiede dunque di allontanare per un attimo lo sguardo.
L’Amato dice all’anima di ritornare a Lui, di volgersi nuovamente verso il suo sguardo, perchè l’Amato, come un cervo ferito dall’amore che porta per l’anima, inizia a manifestarsi a lei per mezzo dell’alta contemplazione. Il volo che compie l’anima è proprio questo innalzarsi nella contemplazione di Dio, possibile grazie all’amore. Dio infonde nell’anima la sua grazia e il suo amore in proporzione alla volontà e all’amore di essa.
Strofe 14-15
la Sposa
- L’Amato le montagne,
le boschive valli solitarie,
le isole inesplorate,
i fiumi gorgoglianti,
il sibilo dei venti innamorati,
- la quiete della notte
vicina allo spuntar dell’aurora,
musica silenziosa,
solitudin sonora,
cena che ristora e innamora.
Il volo spirituale indica un alto stato di unione di amore in cui, dopo un lungo esercizio spirituale, Dio colloca l’anima. Questo stato viene detto fidanzamento spirituale con il Verbo, Figlio di Dio. Il Signore comunica all’anima grandi beni, la colma di conoscenza e amore divino. L’anima inizia a vivere in uno stato di pace e di gioia. Le strofe dunque descrivono questo stato di unione del fidanzamento, in cui l’anima intrattiene con l’Amato un dolce e pacifico esercizio d’amore e comunicazione. Gode di un’inestimabile sazietà d’amore. E’ confermata in amore. Dal momento che l’anima si unisce con il Signore, si accorge che tutte le cose sono Lui e dunque può contemplare la bontà di tutte le cose, può ascoltare il sussurro silenzioso che proviene da ogni realtà: ciascuna le parla del suo Dio e del suo amore. L’anima gusta la calma, il riposo come in una notte pacifica. Questa notte calma non è oscura, ma è come la notte quando sta per spuntare l’aurora. Questa calma o quiete in Dio è pace e quiete nella luce di Dio.
L’anima illuminata dalla luce di Dio vede nel proprio spirito tutte le virtù che possiede.
Le offre tutte all’Amato, il quale le gradisce immensamente.
Tutto ciò avviene nell’intimo dell’anima, dove ella sente che l’Amato riposa come nel suo proprio letto, poichè ella gli offre se stessa insieme con le virtù.
Strofe 16 e 17
- Prendeteci le volpi,
chè fiorita è ormai la nostra vigna,
mentre che noi di rose
intrecciamo unapina,
non compaia nessun sulla collina.
- Fermati, o borea morto,
austro vieni, che susciti gli amori,
spira per il mio orto,
sì che corran gli odori
e l’Amato si pasca in mezzo ai fiori.
L’anima qui prega gli Angeli di cacciare ogni distrazione o turbamento (le volpi) che potrebbero distoglierla da questo esercizio dell’amore interiore (in cui ella si trova come in una vigna fiorita). Ogni volta che si presenta qualche ostacolo, ella con grande velocità si raccoglie nel profondo nascondiglio del suo intimo, dove può continuare a restare nell’amore e dove si sente protetta da ogni attacco del male. Si tratta dell’unione interiore con Dio, l’anima resta in un esercizio amoroso in Dio, che è amare in comunicazione di amore.
Nella strofa 17 l’anima parla con l’aridità e lo Spirito del suo Sposo, perchè ha una grande paura che le sia tolta anche solo per un momento questa presenza così preziosa. L’aridità di spirito può essere infatti una causa che impedisce all’anima di gustare questa unione. L’anima dunque chiude la porta in faccia all’aridità attraverso una preghiera e un amore verso Dio continui. Inoltre ella invoca lo Spirito Santo perchè tenga lontana l’aridita e alimenti e accresca l’amore che ella porta per lo Sposo. Borea morto è la tramontana, un vento molto freddo che congela tutto, è simbolo dunque dell’aridità, che l’anima desidera allontanare attraverso la preghiera e gli esercizi spirituali. L’austro è il libeccio, un vento caldo, piacevole, genera la pioggia e fa germogliare fiori e piante. E’ simbolo dello Spirito Santo, che risveglia l’amore fra Lui e lei.
Strofe 18 e 19
- O ninfe di Giudea,
mentre che in mezzo ai fiori e ai roseti
l’ambra sparge il profumo,
nei borghi dimorate,
toccar le nostre soglie non vogliate.
- Nasconditi, o Diletto,
e volgi la tua faccia alle montagne,
e non voler parlarne,
ma guarda le compagne
di chi sen va per isole straniere.
L’anima chiede nuovamente agli stimoli provenienti dai sensi e dunque dall’esterno, di fermarsi alla porta del suo cuore e calmarsi, per non disturbare il suo stato di unione con Dio. Dà loro il nome di ninfe e sono tutte quelle immagini, fantasie, affetti che possono agitarla o distrarla, suscitando pensieri e sconcentrandola dall’oggetto del suo amore. L’anima invita non solo questi movimenti a non toccare la sua porta, ma prega anche tutte le preoccupazioni di allontanarsi, perchè non concorrono al mantenimento della quiete e del bene in cui ella trova la sua gioia.
Dunque ella chiede all’Amato 4 cose: 1. Che si comunichi nell’intimo di se stessa, 2. Di essere colmata di Lui, 3. Che tutto ciò avvenga in modo molto profondo, 4. Di innamorarsi delle virtù che Egli stesso ha posto in lei, così da rimanere uniti l’uno all’altra. Amato mio sposo, raccogliti nel più intimo dell’anima, comunicandoti a lei di nascosto, manifestandole le tue meraviglie nascoste, lontane da ogni occhio mortale.