Suor Sara della Trinità rinnova i voti religiosi

Suor Sara della Trinità rinnova oggi, solennità della Madre di Dio, i voti di castità, povertà e obbedienza nella nostra famiglia religiosa. E Maria è il più bell’esempio di donna che ha consacrato il suo corpo e la sua vita al Dio che cresceva in lei. Ecco le parole di padre Paolo OCD all’omelia:

“I pastori all’invito del canto degli angeli, ad accorrere a Betlemme, rispondono dirigendosi senza perdere tempo verso Betlemme. Quello che trovano è un bambino, come era stato loro annunciato, e i suoi genitori. Se i pastori ci insegnano a intraprendere nuovi percorsi, Maria è colei che conserva il legame fra la storia, e ciò che Dio comunica. Avrebbe potuto vivere quella nascita come una sciagura, invece mostra come si fosse impegnata a comprendere quanto le era stato annunciato, quando con il suo sì decise di fidarsi delle parole di Dio. Noi spesso nella realtà vogliamo delle soluzioni immediate, dei percorsi già stabiliti, ma agendo in questo modo non lasciamo intervenire Dio, non gli diamo spazio, non riconosciamo la sua opera in questo tempo, di conseguenza è difficile pensare che la nostra storia sia nelle mani di Dio.

Il Vangelo odierno suggerisce alcuni atteggiamenti concreti per affrontare il nuovo anno. Il primo è delineato dalla determinazione con cui i pastori hanno creduto al messaggio ricevuto da Dio, e dalla disponibilità a fare partecipi altri della loro esperienza, perché il loro stupore raggiunga tutti quelli che hanno un cuore di poveri.

L’altro atteggiamento è il comportamento pensoso e meditativo di Maria, che custodisce e protegge il ricordo delle parole udite e degli eventi vissuti, perché nulla vada dimenticato o perduto. E’ una memoria attiva, che approfondisce e collega gli eventi perché il disegno di Dio appaia più nitido. Non ha solo raccolto i fatti, ma anche le reazioni provocate da essi nelle persone, e questo permette di comprendere il lento lavoro interiore che ha dovuto affrontare per continuare a compiere la volontà di Dio, e a vivere il suo essere madre.

Nel silenzio ha pazientemente cercato di collegare la grandezza dell’annuncio udito, la straordinarietà degli eventi accaduti in lei, e le manifestazioni di stupore a cui ha assistito. L’azione del custodire presuppone che ci sia qualcosa da proteggere, conservare. E’ un tesoro che si riceve, si scopre. Maria ha accolto un bambino, una carne fragile che invoca presenza e cura, non un qualcosa di preconfezionato. La madre del Signore deve custodire suo Figlio, lo deve crescere. La custodia non è un’attività puramente intellettuale, è operosità nell’interiorità, è una creatività del cuore, che poi si esplicita negli affetti e nelle decisioni. Custodire il figlio di Dio comporta azioni, gesti, decisioni coraggiose, che nascono dalla capacità di leggere dentro i fatti e le persone.

Maria custodisce perché in prima persona avverte di essere custodita. Affidandosi a Dio, custodisce quanto le è stato donato. Custodire significa creare uno spazio in cui volti, parole, sogni, progetti, desideri, si possono incontrare. In questo modo l’altro ha la possibilità di esistere, di rivelarsi, di mostrarsi per quello che è. Questo lavoro interiore è una palestra che allena a una donazione senza riserve, e apre nuovi orizzonti. Sono le prime ore del nuovo anno e Maria indica che nella custodia del Figlio di Dio diamo concretezza alla fiducia, perché in Lui ognuno di noi trova il necessario per essere sé stesso e diventare ciò che Dio gli ha proposto.”