Vita di famiglia

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Dal 25 gennaio al 1º febbraio, tra palafitte e fiumi immensi e comunità raggiungibili solo in barca, si è svolta la 2ª Missione Florescer, un’esperienza che ha assunto il volto concreto della sinodalità e la profondità della spiritualità carmelitana. Il tema che ha guidato ogni incontro è stato:“La Famiglia: una chiamata alla santità alla luce della Famiglia Martin di Santa Teresina” è stato una luce capace di illuminare le sfide reali vissute dalle comunità.

La missione ha avuto inizio presso la Parocchia Santa Croce, a Macapá, grazie alla comunione tra le Suore Carmelitane, un Padre Dehoniano, i laici e i giovani della Juventude Carmelitana e del gruppo Florescer. In questa collaborazione si è manifestata una vera sinfonia ecclesiale: vocazioni diverse, un solo cuore missionario. Successivamente, avanzando verso acque più profonde, la missione ha raggiunto la Comunità di Porto Alegre, appartenente alla Parrocchia Nossa Senhora da Conceição, ad Afuá, nella Prelazia do Marajó, con la presenza e il sostegno pastorale di padre Eliton. L’accoglienza calorosa delle comunità e di chi le guida ha rivelato una Chiesa viva e profondamente responsabile.

Durante le visite e i momenti di ascolto è emersa con forza la preoccupazione dei responsabili delle comunità per la realtà dei giovani. Essi parlavano con cuore aperto delle sfide che toccano le nuove generazioni: i tornei di calcio che spesso diventano occasione di eccessi, la diffusione del consumo di bevande alcoliche, le feste notturne che si protraggono fino a tardi. In un contesto segnato dai fiumi e dall’assenza di illuminazione adeguata, molti giovani rientrano di notte, nel buio, su piccole imbarcazioni, esponendosi a rischi concreti.

Questa realtà interpella profondamente le famiglie. Il tema della santità familiare non può essere separato dalla responsabilità educativa. La famiglia è chiamata non solo a custodire la fede, ma anche a orientare, accompagnare e proteggere. La santità, in questo contesto, assume il volto concreto della vigilanza amorosa, del dialogo paziente e della testimonianza coerente. Accanto a queste sfide, è stata riconosciuta anche la presenza attiva dei fratelli protestanti nelle comunità, spesso molto organizzati e presenti nella vita quotidiana del popolo. Questo scenario invita la Chiesa cattolica a rinnovare il proprio impegno missionario, non in spirito di competizione, ma di autenticità evangelica, offrendo una formazione solida, una presenza costante e un accompagnamento reale delle famiglie.

In questo contesto, la celebrazione quotidiana della Santa Messa durante i quattro giorni di missione è stata un dono straordinario. In molte di queste comunità, il sacerdote riesce a essere presente solo una volta all’anno. L’Eucaristia celebrata ogni giorno ha ridato forza, unità e speranza. Le visite mattutine alle famiglie e gli incontri serali di formazione per bambini, giovani e adulti hanno creato spazi di ascolto sincero, dove le preoccupazioni non venivano giudicate, ma accolte e illuminate dalla Parola di Dio.

I giovani della Juventude Carmelitana e del Gruppo Florescer hanno avuto un ruolo fondamentale. La loro presenza ha mostrato che è possibile vivere una giovinezza diversa, radicata nella fede e nella responsabilità. Essi sono diventati segno di speranza per altri giovani, dimostrando che la santità non è estranea alla giovinezza, ma ne è il compimento più autentico.

La missione si è conclusa con una serata culturale, espressione della ricchezza e dell’identità locale. Tra canti e danze tradizionali si è percepito che la cultura può diventare spazio di evangelizzazione e di valorizzazione della vita comunitaria. La 2ª Missione Florescer ha lasciato una consapevolezza profonda: la famiglia è realmente chiamata alla santità proprio nelle sfide concrete del suo tempo. Educare, accompagnare, proteggere, perseverare nella fede: tutto questo è cammino di santificazione. Quando giovani, laici, religiose e sacerdoti camminano insieme, la Chiesa diventa presenza viva anche nelle realtà più lontane. E lì, tra le fragilità e le speranze, continua a fiorire la grazia di Dio.

sr Nilma di Gesù

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Suor Anna, da dove vieni e dove sei cresciuta?

Sono cresciuta in Slovacchia, in una famiglia cattolica. Ho avuto un percorso tradizionale: battesimo pochi giorni dopo la nascita e poi, via via, gli altri sacramenti. Mi aiutò molto il fatto che, dopo la maturità, sia andata a studiare a Praga e abbia potuto scoprire che la Chiesa può funzionare molto bene anche come “minoranza” ed elemento marginale della società, e che al suo interno si può respirare liberamente. Allo stesso tempo ho avuto la possibilità di lasciare che la mia fede infantile si trasformasse in qualcosa di nuovo e di capire che la mia vita spirituale è una questione di mia personale responsabilità. Tuttavia, me ne rendo conto solo a posteriori: in quel periodo la fede non era per me così importante, mi godevo gli studi, gli amici e la libertà rispetto al mio ambiente d’origine.

Dove hai messo radici a Praga, tanto che la Chiesa ti è sembrata il luogo a cui voler legare la tua vita, in tutto e per tutto?

Ho cercato il mio posto nella vita piuttosto a lungo: prima in una relazione durata diversi anni e poi viaggiando. Forse suonerà un po’ come un cliché, ma in Africa, dove per alcuni mesi ho fatto volontariato presso le suore di Madre Teresa, ho capito che la vita riguarda qualcosa di diverso dal garantirsi il benessere materiale. Ho sentito finalmente che qualcosa si muoveva non solo all’esterno, ma anche dentro di me, e che questo aveva a che fare con la mia vocazione. Detto semplicemente, mi sono innamorata di Dio. Dopo il ritorno a Praga ho iniziato a cercare più intensamente luoghi in cui poter coltivare questa relazione e sono giunta così a conoscere le suore carmelitane di S. Teresa di Firenze e a partecipare agli esercizi spirituali che organizzavano. E così il mio cammino è proseguito. Mi sono appassionata alla preghiera contemplativa, ho trovato una guida spirituale e ho iniziato a frequentare il Carmelo di Praga. Le mie radici le ho poste, più che su un luogo concreto, su una domanda: come vivere la mia vita in pienezza. Ho capito che dovevo intraprendere un cammino verso il mio mondo interiore, aprire una porta dopo l’altra e accogliere tutto ciò che vi avrei trovato. Oltre a molte cose belle e gioiose, ho scoperto in me anche dei ripostigli piuttosto ingombranti, con cui a prima vista non si può fare molto. Eppure, continuo l’esplorazione, perché sento che tutto ha un senso e che Dio mi dice: sì, vai avanti, sono con te.

Associamo la scelta religiosa a una risposta definitiva, per cui la persona “non cercherà più nient’altro”. In che senso un consacrato può continuare a “cercare” anche dopo i voti perpetui?

Questo te lo dirò tra qualche anno, se Dio vorrà (sono infatti ancora una suora di voti temporanei, che rinnovo di anno in anno). Ma fin d’ora penso che la ricerca è una questione che dura tutta la vita. La ricerca di Dio è poi molto particolare: ti sembra di averlo quasi “raggiunto” e poi scopri che si è “spostato” un po’ più in là e che il paesaggio verso cui cammini è di nuovo diverso e attraente. In altre parole: una nuova sfida ogni giorno, su misura.

Il Carmelo è un luogo in cui ci si può sentire a casa.  Ma non è detto che per questo ci si debba fare carmelitane! Ti sei mai chiesta quale fosse la strada giusta e, se la vita religiosa, in quale forma?

Non è stato un gesto avventato: ho fatto un discernimento sulla mia vocazione per diversi anni. All’inizio avevo alcuni criteri; per esempio, sapevo che non sarei stata capace di pregare otto ore al giorno (a meno che non si trattasse degli esercizi spirituali) e che il lavoro mi aiuta a uscire da me stessa e a non chiudermi in un circolo vizioso. Sapevo anche di voler vivere in una comunità “normale”, cioè con i piedi ben piantati per terra ma allo stesso tempo con una certa spinta in avanti, in modo da potermi permettere una crescita sana. E tenevo conto anche dei consigli della mia guida spirituale, che mi ha aiutata a trovare il ritmo giusto: a non affrettare le cose, ma allo stesso tempo a compiere altri piccoli o grandi passi. Osservavo le mie reazioni, esploravo il terreno davanti a me e intuivo che la direzione era quella giusta, perché nel profondo di me stessa sentivo pace.

In questa scelta, che cosa si è rivelato più facile di quanto ti aspettassi e che cosa invece è stato faticoso? C’è qualcosa di specifico della vita religiosa? O è semplicemente una vita normale in una casa condivisa con altre persone e con Dio?

Sì, che cammino sarebbe se non fosse faticoso! Ma è bello! Ho provato un gran sollievo quando ho scoperto (e verificato) che nessuno vuole trasformarmi in una pecorella che debba comportarsi come tutte le altre. Era una paura stereotipata dell’uniformità e della perdita dell’identità. E ciò che per me è davvero faticoso? Il lavoro su me stessa. Una fatica che dura tutta la vita. Inoltre, già solo il fatto che io sia cresciuta con due fratelli maggiori con cui andavo a vedere le partite di calcio e l’hockey, e che poi mi sia ritrovata all’improvviso in un gruppo tutto femminile, con caratteri e interessi diversi, per di più di culture differenti, è stato un grosso elemento di novità! Ma funziona perché condividiamo lo stesso desiderio radicale. Sì, questo potrebbe essere uno degli aspetti specifici della vita religiosa: mettere radici e crescere dentro la vita di Dio.

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Suor Sara della Trinità rinnova oggi, solennità della Madre di Dio, i voti di castità, povertà e obbedienza nella nostra famiglia religiosa. E Maria è il più bell’esempio di donna che ha consacrato il suo corpo e la sua vita al Dio che cresceva in lei. Ecco le parole di padre Paolo OCD all’omelia:

“I pastori all’invito del canto degli angeli, ad accorrere a Betlemme, rispondono dirigendosi senza perdere tempo verso Betlemme. Quello che trovano è un bambino, come era stato loro annunciato, e i suoi genitori. Se i pastori ci insegnano a intraprendere nuovi percorsi, Maria è colei che conserva il legame fra la storia, e ciò che Dio comunica. Avrebbe potuto vivere quella nascita come una sciagura, invece mostra come si fosse impegnata a comprendere quanto le era stato annunciato, quando con il suo sì decise di fidarsi delle parole di Dio. Noi spesso nella realtà vogliamo delle soluzioni immediate, dei percorsi già stabiliti, ma agendo in questo modo non lasciamo intervenire Dio, non gli diamo spazio, non riconosciamo la sua opera in questo tempo, di conseguenza è difficile pensare che la nostra storia sia nelle mani di Dio.

Il Vangelo odierno suggerisce alcuni atteggiamenti concreti per affrontare il nuovo anno. Il primo è delineato dalla determinazione con cui i pastori hanno creduto al messaggio ricevuto da Dio, e dalla disponibilità a fare partecipi altri della loro esperienza, perché il loro stupore raggiunga tutti quelli che hanno un cuore di poveri.

L’altro atteggiamento è il comportamento pensoso e meditativo di Maria, che custodisce e protegge il ricordo delle parole udite e degli eventi vissuti, perché nulla vada dimenticato o perduto. E’ una memoria attiva, che approfondisce e collega gli eventi perché il disegno di Dio appaia più nitido. Non ha solo raccolto i fatti, ma anche le reazioni provocate da essi nelle persone, e questo permette di comprendere il lento lavoro interiore che ha dovuto affrontare per continuare a compiere la volontà di Dio, e a vivere il suo essere madre.

Nel silenzio ha pazientemente cercato di collegare la grandezza dell’annuncio udito, la straordinarietà degli eventi accaduti in lei, e le manifestazioni di stupore a cui ha assistito. L’azione del custodire presuppone che ci sia qualcosa da proteggere, conservare. E’ un tesoro che si riceve, si scopre. Maria ha accolto un bambino, una carne fragile che invoca presenza e cura, non un qualcosa di preconfezionato. La madre del Signore deve custodire suo Figlio, lo deve crescere. La custodia non è un’attività puramente intellettuale, è operosità nell’interiorità, è una creatività del cuore, che poi si esplicita negli affetti e nelle decisioni. Custodire il figlio di Dio comporta azioni, gesti, decisioni coraggiose, che nascono dalla capacità di leggere dentro i fatti e le persone.

Maria custodisce perché in prima persona avverte di essere custodita. Affidandosi a Dio, custodisce quanto le è stato donato. Custodire significa creare uno spazio in cui volti, parole, sogni, progetti, desideri, si possono incontrare. In questo modo l’altro ha la possibilità di esistere, di rivelarsi, di mostrarsi per quello che è. Questo lavoro interiore è una palestra che allena a una donazione senza riserve, e apre nuovi orizzonti. Sono le prime ore del nuovo anno e Maria indica che nella custodia del Figlio di Dio diamo concretezza alla fiducia, perché in Lui ognuno di noi trova il necessario per essere sé stesso e diventare ciò che Dio gli ha proposto.”

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La Famiglia Carmelitana ha vissuto un tempo singolare di grazia con la realizzazione del Pellegrinaggio Giubilare, un vero itinerario spirituale segnato dalla preghiera, dalla contemplazione e dalla profonda comunione fraterna. Questo momento forte del cammino di fede è stato anche occasione per la solenne apertura dell’Anno Giubilare di San Giovanni della Croce, celebrato nel contesto di due ricorrenze di grande rilievo per il Carmelo e per tutta la Chiesa: i 300 anni della sua canonizzazione e i 100 anni della proclamazione di Dottore della Chiesa.

Riunendo religiose, Terzo Ordine Carmelitano, giovani, bambini e amici del Carmelo, il pellegrinaggio ha espresso la ricchezza e la varietà della Famiglia Carmelitana, unita come popolo di Dio in cammino. Alla luce del Giubileo, ogni passo è diventato segno di conversione, riconciliazione e rinnovamento della speranza, rafforzando il desiderio comune di seguire Cristo con un cuore indiviso e totalmente donato.

Le meditazioni che hanno accompagnato il pellegrinaggio sono state ispirate alla poesia “Fiamma Viva d’Amore”, una delle espressioni più alte della mistica di San Giovanni della Croce. Questo testo, profondamente radicato nell’esperienza dell’amore trasformante di Dio, ha illuminato il cammino dei pellegrini, invitandoli a riconoscere l’azione della grazia che purifica, illumina e unisce l’anima a Dio. Lungo il cammino, i pellegrini sono stati chiamati a lasciarsi toccare da questo amore ardente, a presentare a Dio le proprie fragilità personali e comunitarie e a rinnovare l’impegno per una vita cristiana più coerente, semplice e profondamente radicata nella preghiera.

Il cammino verso il Santuario della Madonna di Fatima ha assunto un forte valore simbolico e spirituale. Maria, Madre del Carmelo e compagna di tutti coloro che camminano nella fede, ha accompagnato ogni passo del pellegrinaggio. Sotto il suo sguardo materno sono state affidate intenzioni, ringraziamenti e suppliche, in un clima di fiducia filiale e di abbandono alla volontà di Dio.

Le soste meditative hanno favorito momenti intensi di ascolto della Parola, di silenzio orante e di preghiera comunitaria, permettendo a ciascun partecipante di compiere anche un pellegrinaggio interiore. È stato un tempo propizio per rileggere il proprio cammino di fede, rafforzare la speranza e rinnovare il seguito di Gesù Cristo.

Il Pellegrinaggio Giubilare ha trovato il suo vertice nella celebrazione della Santa Messa, che ha concluso il cammino spirituale vissuto lungo il percorso. Riuniti attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, i pellegrini hanno presentato al Signore le gioie, le intenzioni e i frutti del cammino, riconoscendo nell’Eucaristia la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana.

La celebrazione eucaristica ha sigillato questo tempo di grazia, rafforzando la comunione fraterna e rinnovando l’invio missionario della Famiglia Carmelitana, chiamata a portare nel mondo la testimonianza di una fede viva, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione.

Al termine del pellegrinaggio, è stato rinnovato l’impegno a continuare il cammino cristiano con coraggio e speranza, lasciandosi guidare dalla Fiamma Viva dell’Amore, che illumina i passi, purifica il cuore e conduce alla piena comunione con Dio. Ispirati da San Giovanni della Croce e sotto la protezione materna della Madonna del Carmelo, proseguiamo come popolo pellegrino, chiamato a testimoniare una fede viva, profonda e trasformante.

Sr. Nilma di Gesù

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Ottobre porta con sé un grido che emoziona i cuori: È Círio un’altra volta! A Macapá, il Círio di Nazaré trasforma la città in uno scenario di fede, devozione e speranza. Fin dal 1934, anno della sua prima edizione, il Círio è diventato una delle più grandi manifestazioni religiose dell’Amazzonia, segno della profonda devozione del popolo alla Vergine di Nazaré, Regina dell’Amazzonia.

Le vie di Macapá si vestono di fede, di colori e di canti. Ancora una volta, il cuore dell’Amazzonia batte all’unisono com quello di Maria di Nazaré, la Madre che visita i suoi figli e li guida con passo dolce e sicuro verso il Figlio.

Tutto comincia con il cammino di Maria, quando l’immagine della Vergine lascia la Basilica e si fa pellegrina tra le famiglie, le scuole, gli ospedali e gli uffici pubblici. È la Madre che entra nelle case, benedice i sogni e consola le ferite. Ogni incontro diventa una piccola festa di fede; un rosario condiviso, un sorriso, un gesto di pace.

Poi, le acque del grande fiume si aprono alla Processione Fluviale, dove barche adornate di fiori e bandiere trasportano la statua di Nazaré. È un pellegrinaggio che unisce cielo e fiume, popolo e natura, memoria e speranza. La Vergine naviga tra le correnti del tempo come segno di presenza e di amore che non passa, creando uno spettacolo di fede e bellezza. Le preghiere e i canti si mescolano al suono delle sirene, trasformando il fiume in un grande sagrato. È la Madre che visita i suoi figli e benedice gli abitanti che abitano sulle rive del fiume.

Un altro momento molto bello è la Messa della sostituzione del Manto nel sabato, segno di rinnovamento e gratitudine, ogni manto porta un messaggio spirituale e una promessa di amore. Dopo la messa, si fa la Traslazione dell’immagine al Santuario di Fatima che nel giorno dopo la Vergine di Nazaré esce per le strade di Macapá nel suo cammino di fede.

La domenica è il giorno culminante, la grande processione del Círio. Quest’ anno 150 mila persone hanno percorso le vie della città con emozione e fede profonda, famiglie intere camminano insieme, ringraziando e pregando. Il Círio è il volto della fede amazzonica, semplice, forte e pienamente Mariana.

La Corda del Círio è un legame di fede e promessa. Simbolo centrale della processione, la corda rappresenta per i devoti un gesto di sacrificio e riconoscenza, toccarla, portarla, trascinarla significa offrire la propria promessa e ringraziare per una grazia ricevuta.

Ogni passo compiuto con fatica e lacrime è una preghiera silenziosa: Grazie, Madre di Nazaré, perchè cammini con me. La corda unisce migliaia di persone in un unico cammino di fede e speranza, è il cuore pulsante del Círio, una catena viva che lega i cuori al cielo.

Durante l’ ottava del Cirio ci sono tanti altri eventi, fra questi c’è la Romaria dei Giovani, una processione  che non è solo un camminare, ma un grido di vita, un canto che dice al mondo: Maria cammina con noi! Insieme, ragazzi e ragazze percorrono le strade della città portando il Vangelo con il linguaggio del cuore e dell’allegria.

Alla fine del pellegrinaggio, la Festa dei Colori trasforma la piazza in un mosaico vivente. Polveri colorate si alzano al cielo come preghiere di gioia, e ogni sfumatura racconta qualcosa: il giallo della speranza, il rosso dell’amore, il verde della vita, l’azzurro della pace. In questo incontro tra fede e festa, la gioventù amazzonica mostra il suo protagonismo, non resta spettatrice, ma diventa voce, luce e movimento. Con Maria, la Regina dell’Amazzonia, i giovani imparano a dire sì alla vita, sì a Dio, sì al servizio e alla speranza, una Chiesa che canta, danza e cammina per le strade con il cuore acceso perché la fede, quando è vera, ha sempre i colori dell’amore.

Il ciclo delle feste si chiude con il Recírio, la processione delle luci. Le strade si illuminano con le candele, come un mare di stelle che accompagna il ritorno della Vergine. È un addio che non è fine, ma promessa: Maria continuerà a camminare tra il suo popolo.

Così, Macapá si rinnova ogni anno in questa grande sinfonia di fede, cultura e devozione. È Círio un’altra volta e ogni volta è come la prima, perché l’amore per la Regina dell’Amazzonia non conosce tramonto.

 

Viva la Regina dell’Amazzonia! Viva il Círio di Nazaré!

Sr. Nilma di Gesú

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Tra giorni di preghiera, gioia e fede, la Novena  in onore di Santa Teresa di Gesù Bambino è stata vissuta con profondo spirito di devozione e comunione fraterna da noi suore insieme alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a tutta la comunità riunita nel Giardino del Piccolo Carmelo di Macapà (in Brasile).

Durante i nove giorni di preparazione alla festa, il popolo di Dio è stato condotto a vivere un’esperienza di spiritualità teresiana segnata dalla semplicità e dalla totale fiducia nell’amore di Dio. Gli incontri sono stati momenti di intensa preghiera, riflessione e condivisione, sempre illuminati dall’esempio di Santa Teresa, che ci insegna la piccola via della santità.

Con grande gioia, la comunità ha accolto la presenza di Padre Luciano dei Carmelitani, che con sapienza e tenerezza ha guidato incontri formativi con le famiglie e con i giovani, aiutando tutti a riscoprire la bellezza della vocazione cristiana e il valore del dono totale di sé a Dio. Le sue parole hanno toccato i cuori e ravvivato il desiderio di vivere la fede con semplicità, fiducia e amore, secondo lo spirito di Teresina.

Uno dei momenti più commoventi della novena è stato la collocazione della reliquia di Santa Teresina nella Cappella del Carmelo. Con profondo raccoglimento, tutti i presenti hanno accompagnato questo gesto di fede e gratitudine, riconoscendo nella giovane carmelitana un’amica del cielo e una donna fedele che intercede presso Dio. È stato un istante di grazia che ha unito il Cielo e la Terra in lode e preghiera.

Nella stessa notte si è svolta anche l’inaugurazione della piazzetta dedicata a Santa Teresina, uno spazio di incontro e di preghiera, pensato come segno permanente della presenza della santa in mezzo al popolo. La piazzetta, semplice e accogliente, è divenuta simbolo di accoglienza, speranza e fraternità.

Il culmine delle celebrazioni è stato raggiunto nel giorno della Messa Solenne, preceduta da una bellissima processione con la statua di Santa Teresina, accompagnata da fedeli e devoti che, con le rose nei cuori, hanno espresso la loro devozione e gratitudine alla “piccola santa delle rose”. La Santa Messa è stata presieduta da Mons. Antonio, che nella sua omelia ha sottolineato l’attualità dell’esempio di Teresina: una giovane che ha amato Dio intensamente e ha fatto della propria vita un dono d’amore.

Al termine della celebrazione, in un gesto di tenerezza e condivisione, sono state distribuite rose e piccoli ricordi ai devoti, simbolo delle benedizioni che Santa Teresina ha promesso di spargere sul mondo. Subito dopo, tutti si sono ritrovati in un momento fraterno, celebrando la gioia di appartenere alla stessa famiglia spirituale, uniti dalla fede, dall’amore e dalla devozione al piccolo fiore del Carmelo.

Tra preghiere, sorrisi e gratitudine, nel cuore di tutti è rimasta la certezza che Santa Teresa continua a mantenere la sua promessa: “Passerò il mio cielo facendo del bene sulla terra.”

sr Nilma di Gesù

 

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“Sono grata di aver condiviso con voi quest’esperienza, mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto. Senza ognuno di voi non sarebbe stato lo stesso. Grazie!”.

Quest’emozionante condivisione ce la lascia una ragazza che vuole ringraziare per la sua esperienza di pellegrinaggio.

Noi gruppo di giovani desiderosi di un’incontro con il vero volto della speranza, ci siamo messi in cammino verso Roma per vivere in compagnia un’importante esperienza. Siamo in dieci ragazzi e ragazze con età differenti, che affida il proprio percorso a delle guide spirituali e ad alcuni educatori, decidiamo di lasciarci sorprendere della vita stessa.

Ai colori caldi dell’alba estiva, il 27 Luglio 2025, inizia la nostra avventura!

Dopo qualche ora di viaggio in auto arriviamo a Firenze, prima tappa di questo pellegrinaggio, dove ci attendevano le Suore Carmelitane di Firenze. Le sorelle ci accolgono con grande entusiasmo, e preparano per noi diversi momenti di attività. Tra catechesi, momenti di preghiera, canti, testimonianze, chiacchierate, visite verso nuovi luoghi come la Cattedrale di Santa Maria del Fiore o la visita ai Frati carmelitani ad Arcetri: scopriamo l’intreccio fra arte e fede. Assaporando i momenti di catechesi, ed ascoltando la voce del cuore cominciamo a scoprire l’identità della speranza: ascoltandone il rumore, toccandone l’essenza, guardando il suo viso per scegliere di seguirla! Impariamo che la speranza ha a che fare con l’alzarsi, mettersi in movimento, decidere di seguire qualcuno di cui fidarsi ciecamente perché la speranza è fatta di grandi orizzonti. La speranza è salvare l’essenziale, salvare ciò che porta frutto e amore nella propria vita ed in quella altrui. Con questi preziosissimi insegnamenti, tra sorrisi e abbracci salutiamo con tanta gratitudine le sorelle che ci hanno ospitati con molta gioia.

Riprendiamo il nostro cammino sotto il sole cuocente toscano che con sudore e fatica ci porta ad Assisi, seconda tappa della nostra avventura. Come prima fermata, il maestoso Eremo delle Carceri crea attorno a noi un clima di silenzio e preghiera. Un luogo perfetto per ascoltare le parole di Padre Piero e Suor Dina, guide spirituali del nostro cammino, lasciando che ci entrino in profondità. Il silenzio ci consente di sentire molte più cose, ci aiuta a spogliarci di tante maschere, ci mostra le vie della verità perché seguire la speranza implica una scelta, e per scegliere dobbiamo rinunciare a qualcosa.

Girovagando per le strade del borgo, ripercorrendo i passi di San Francesco e di Santa Chiara riusciamo a fare conoscenza delle vite di questi santi, guardando alla sanità come un qualcosa che lascia un segno attraverso grandi opere, tipo la riparazione di vecchie chiese in rovina, ma soprattuto con gesti semplici ed umili. Le piazze di Assisi ci regalano dei momenti di spensieratezza, tra canti e balli allegri, in compagnia di altri giovani di differenti culture. Ma ci regala anche, grandi esempi di fraternità, come il rapporto tra Francesco e Chiara che non è un’amicizia basata sul “io” dipendente da “te”, o di un “te” bisognoso di “me”: ma di un’io e te a Dio! Un’amicizia in cui ci si aiuta a vicenda soprattuto nell’errore, perché solo assieme si può concorrere alla santità. Una santità che non aspetta il futuro, non aspetta d’essere compiuta in grandi cose, non aspetta il domani o la perfezione.

La santità chiama al presente, ognuno con la propria vita come luogo perfetto per incontrare Cristo.

Nei momenti di condivisione in gruppo, e nei momenti di vita comunitaria ordinaria abbiamo l’opportunità di sperimentare in prima persona la relazione di fraternità, riconoscendo il significato reale dell’essere Chiesa, del diventare un’unico corpo. Si creano dei legami autentici tra noi, che ci portano ad un’arricchimento interiore e spirituale, un po’ come il rapporto tra S. Francesco e S. Chiara.

La mattina del 31 Luglio cominciamo con la celebrazione della Santa Messa adornata da canti meravigliosi, e poi con un’abbonante colazione con caffè latte e cornetto riprendiamo il nostro viaggio. Con sosta pranzo in riva al lago Trasimeno finalmente arriviamo alla nostra meta: Roma.

Nuovamente ad accoglierci ci aspettano le Suore Carmelitane di Roma che ci lasciano spazio e tempo per vivere con leggerezza la grande capitale italiana. Dopo un pranzo veloce in gruppo, ci dirigiamo a Piazza San Pietro per goderci il primo evento del Giubileo dei Giovani: Tu sei Pietro, tenuto dal cardinale Matteo Maria Zuppi. L’entusiasmo è alla stelle, questo evento indica l’inizio del Giubileo per i giovani. La nostra carica e la nostra energia, assieme a quella degli altri pellegrini, si sparge per tutta la città romana. Ascoltiamo differenti testimonianze di vita basate sulla speranza, di persone piene di fede e di carità verso il prossimo, e poi balliamo e cantiamo a squarciagola, sorridendo e ridendo, per lodare il nome di Gesù. Verso sera il cardinal Zuppi sale sul palco, davanti all’altare per pronunciare assieme a cento mila giovani italiani il Confessio.

“Io sono perché Tu sei! Siamo noi stessi quando ci pensiamo per gli altri” C. Zuppi

I giorni a seguire sono una preparazione fondamentale al momento della veglia con Papa Leone XVI, e vivere ogni momento in comunione con altri amici per noi ragazzi è un dono immenso. Camminando per il centro storico di Roma ci fermiamo difronte alla Basilica di San Paolo, attraversiamo la Porta Santa uno accanto all’altro come se fossimo una famiglia. È un momento molto forte quello che viviamo quel giorno, quando ognuno di noi si mette a confronto con le proprie debolezze, con le proprie fragilità, le mancanze d’amore, gli sbagli, i difetti, i peccati. Comprendiamo d’essere amati oltretutto il disprezzo provato per se stessi, d’essere amati nelle proprie difficoltà e nei vuoti. Capiamo che essere soli nel cammino della vita è solo un’illusione, la verità è fatta di fraternità.

A seguire nel pomeriggio, la catechesi tenuta da Don Fabio Rosini colpisce i nostri cuori, quando lui parla dello sguardo di Dio su ogni essere umano, dell’importanza del battesimo in quanto costituisce l’essere figlio di Dio e l’inizio di una vita nuova, una vita vera. Ci racconta del suo incontro personale con Cristo, ch’esso l’ha portato ad incontrare la sua vera e propria identità.

Le parole di Fabio entrano nei nostri cuori e nei cuori di chi lo ascolta, illumina gli occhi ed apre una porta verso la luce eterna.

“Quando scopri chi sei per Gesù Cristo, varchi la soglia del disprezzo per te stesso. Gesù ti ha chiamato perché ti vuole in paradiso, ti vuole in paradiso perché senza di te non sarebbe lo stesso. Lui ti ha creato perché il mondo non sarebbe lo stesso senza di te. I figli di Dio sono pezzetti di cielo sulla terra!” Don F. Rosini

Con lo spirito pieno di nuova consapevolezza decidiamo di vivere assieme un momento di divertimento, ceniamo in una piccola trattoria del posto per festeggiare tutti assieme il compleanno di una nostra amica.

2 Agosto 2025 il grande giorno è alle porte, non c’è più niente d’aspettare. Tra le fermate delle metro, per i vicoli della città, nei parchi romani, in mezzo alle piazze e fra le strade solitamente trafficate: più di un milione di giovani provenienti da tutto il mondo si muove! Tutti camminiamo sotto il sole rovente, con sudore e fatica, ma con il sorriso sul viso per raggiungere Tor Vergata, luogo dove il Papa vuole accoglierci per testimoniare la speranza ed incoraggiare all’evangelizzazione.

Noi ragazzi guidati da P. Piero e S. Dina troviamo un punto perfetto per accamparci durante quest’importante evento, le ultime ore d’attesa sotto il caldo atroce sembrano infinite ma la stanchezza viene sostituita da belle canzoni e da incontri inaspettati con altri pellegrini. Sul palco salgono i The Sun e i Reali, che scaldano l’energia nell’aria e il clima inizia a scaldarsi rallegrando e ravvivando la situazione. Differenti cantanti e musicisti, ballerini e artisti si esibiscono sul palco fino all’arrivo del Papa.

Ed ecco! Finalmente Papa Leone atterra con l’elicottero, passa con l’auto per salutare i giovani che corrono, saltano, si agitano e si esaltano al suo arrivo. Vedere la folla di giovani muoversi verso l’incontro con Dio, sentirsi parte ed essere parte di questo movimento così grande che significa divenire Chiesa, per noi è un’emozione immensa. Il sole cala, regalando un’atmosfera colorata, romantica, così puramente bella che apre le porte per la veglia. Papa Leone risponde ad alcune domande dei giovani del Giubileo, dando a tutti noi presenti prospettive nuove e positive della vita, dei sogni, del valore dell’amicizia, dell’amore autentico. Dopo s’inginocchia davanti al Santissimo, di conseguenza ogni ragazzo e ragazza presente si prostra davanti al tanto atteso incontro con Gesù.

Pregare assieme a tanti altri ragazzi, divenire un’unico corpo nonostante le diverse culture o provenienze, realizzare di non essere mai stati soli nella fede, lodare il Signore con gioia ed in comunione con l’altro, udire le parole del Papa ed essere in preghiera anche con lui: nutre la nostra anima, apre i nostri cuori all’incontro con Cristo attraverso il rapporto con l’altro, accresce la nostra mente e disseta i nostri bisogni. Papa Leone, concluso il momento di silenzio, decide di dare la buonanotte ad ognuno ricordandoci che siamo venuti al mondo per amare, che siamo stati scelti! La nottata finisce con qualche altro canto e ballo, con tanti sorrisi, dialoghi sinceri, abbracci e anche con qualche lacrima di gioia.

La mattina seguente tutti i giovani si svegliano e Papa Leone accorre a Tor Vergata molto presto, per salutare al meglio tutti i giovani presenti e per prepararsi alla celebrazione della Santa Messa. Ultimo importante evento di questo Giubileo dei giovani, e partecipare ad una Messa svolta dal Papa, ascoltare l’imponente coro cantare in latino, poter sentire una predica del Santo Padre: risveglia gli animi.

Una volta finita la celebrazione, Papa Leone ci saluta con delle parole commuoventi che rimarranno sempre impresse in ogni cuore.

“Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle cose di lassù per renderci conto che tutto ha senso. Tra le realtà del mondo solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità. Facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di perdono, di pace come quelli di Cristo. Aspirate a cose grandi, alla Santità ovunque siate. Non accontentatevi di meno, e allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.” Papa Leone XVI

Il rientro a casa porta con sé sempre un po’ di malinconia, quella lieve tristezza che ci rende grati per ogni cosa vissuta, ma che lascia scendere qualche lacrima sul volto perché sembra un’avventura ormai terminata. Anche se, in verità la vera avventura comincia proprio da qui: questo è solo il nostro inizio!

Noi giovani pellegrini abbiamo incontrato il vero volto della speranza: Gesù! Ci siamo fidati, lasciandoci sorprendere per imparare ad accogliere, lasciandoci guardare per imparare ad osservare, lasciandoci toccare per imparare a donarsi all’altro, lasciandoci perdonare per imparare a perdonare, lasciandoci amare per imparare ad amare.

Questa è la gioventù del Papa, questo è il vero volto della Chiesa cattolica, questa è l’esperienza di noi giovani oggi quando desideriamo essere ascoltati e accolti, questa è la voce di chi vuole diffondere la luce, questa è la fede, questo è il significato autentico di essere fraternità, questo è l’amore che parla per mezzo di Gesù, questa è speranza!

Maria Candiotto

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Eccomi dopo la professione perpetua,  condivido con voi il salmo responsoriale della mia vita; aiutatemi a lodare il Signore per tutti i suoi benefici, per crescere nel suo amore, e rinvigorirci nei momenti difficili

Alleluia, lodate il Signore perché è buono,

perché eterna è la sua misericordia.

Lodate il Signore dei signori,

perché eterna è la sua misericordia.

Egli solo ha compiuto meraviglie usando ogni momento di buio per una nuova alba,

perché eterna è la sua misericordia.

Ha creato il mondo con arte e sapienza,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha formato nel seno di mia madre, ed è stato l’amico della mia infanzia e la sete della mia adolescenza,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha liberato da tanti mali, e soprattutto dai mali più grandi: “la disperazione” e “il credere di potermi salvare da me stessa” ,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha dato una famiglia e degli amici, poveri ma ricchi di Lui,

perché eterna è la sua misericordia.

Ha abitato le mie gioie e le mie sofferenze,

perché eterna è la sua misericordia.

E quando tutto si è aperto davanti a me (specializzazione, lavoro, amore, relazioni…), mi sono accorta che non vivevo veramente in quello che mi sembrava bello, buono e appagante,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha fatto iniziare un cammino serio di ricerca vocazionale,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha accompagnato silenziosamente con la Sua Parola e il Suo Pane Eucaristico, attraverso le persone e gli eventi,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha dato forza per lasciare tutto ed entrare in convento,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha accompagnato con pazienza lungo il cammino di formazione in Italia e nel Libano,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi chiama a vivere da contemplativa, attenta a Lui e con i piedi per terra, in mezzo al mondo,  in unione con le mie sorelle,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi chiama a vivere da sposa, madre e sorella come e con Maria,

perché eterna è la sua misericordia.

Essere suora carmelitana missionaria, è un cammino di gioia, per essere tutta di Dio, tutta al servizio della Chiesa e dell’umanità,  tutta realizzata come donna, umana, debole, ma forte in Colui che le dà forza.

Per questo lodate con me il Dio del cielo, che abita nel più profondo dei nostri cuori,

perché eterna è la sua misericordia!

Suor Maria della Resurrezione

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Questa notte è stata luce che illumina i cuori, solamente grazie alla Sua presenza viva tra noi! Perciò rendiamo grazie al Signore perché senza il suo amore questa notte sarebbe rimasta scura. Ed ognuno di noi oggi si è accampato al suo fianco. Restiamo saldi nella nostra fede ed ogni notte sarà notte di luce!

Questo ci annuncia uno dei ragazzi che ha partecipato all’intera celebrazione del 15 Marzo, condividendo con noi un’emozione molto forte.

Si è all’altare che t’incontro, sono pronto, portami lì. Qui all’altare io mio offro ad ogni costo, accettami. – Davide Lecce

Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia. Lc 9,28b-36

Sabato 15 Marzo un gruppo di giovani ha dedicato diverse ore della sera alla preghiera, più precisamente con adorazione al Santissimo e Santa Messa. Nella chiesa del Convento delle Suore Carmelitane all’Istituto Zanotti di Treviso dalle 20.00 alle 24.00, alcuni ragazzi del gruppo giovani Carmelo TV hanno deciso di vivere una notte di preghiera, in comunione con il Signore ed in compagnia di altri ragazzi e ragazze. Le Suore ed i Padri Carmelitani hanno messo a disposizione spazio, tempo ed energie aprendo le porte della chiesa e del loro cuore per accogliere i giovani. Tra preghiera, catechesi e tanti canti hanno illuminato i cuori di alcuni Trevigiani, ma sopratutto hanno adorato Gesù Cristo.

Sabato 15 Marzo Treviso ha vissuto una notte di luce, che ha regalato un po’ della sua luce ad ognuno di noi.

Noi ogni notte diciamo grazie per tutta la luce, diciamo grazie per tutta la luce! – THE SUN

Notte di luce, ma la notte che è buia e scura come può essere una notte che illumina? La notte è quel momento della giornata vuoto, che inquieta timore, fa vedere i mostri ai bambini e da spazio ai pensieri della mente. E’ quel momento dove tutto si ferma, gli animali si rifugiano nella loro tane, i negozii chiudono, le luci nelle strade si spengono, la gente finisce di lavorare: il mondo si ferma, e tutto tace. La notte trasmette un po’ del suo buio anche a noi, annebbia le menti che a fine giornata vagano per mille pensieri. E ci rendiamo conto degli errori commessi, cominciamo ad avere paura di scavare a fondo nei nostri cuori, e guardiamo in faccia le nostre debolezze. Come possiamo dare luce ai nostri bui, illuminare la nostra notte? Affidandoci. Affidando i nostri pensieri, errori e dolori all’unico uomo che è capace di risplendere anche nelle tenebre. Quell’uomo che ha dato la vita per noi, che si è fatto piccolo e povero per amore. Se affidiamo tutto a Lui, e nelle preghiera di mettiamo nelle sue mani anche la notte più scura può divenire notte di luce.

Questo è ciò che abbiamo vissuto noi. Nella notte di sabato mentre il buio fuori arrivava e tutto sembrava mutare o spegnersi, nella casa del Signore si è fatto festa, lodando e pregando il suo nome. Affidando tutto a Lui, anche le nostre ombre più nere che ha reso spiragli di sole.

Gesù ha reso la nostra notte una luce che illumina!

Maria Candiotto

 

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Io ero lì,

nel Giubileo del mondo della comunicazione

 

“Per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe” dice Etto Mo.

Dal 24 al 26 gennaio c’è stato il primo dei grandi eventi dell’Anno Santo, il giubileo del Mondo della Comunicazione, dove si sono radunati giornalisti e comunicatori dei social media di tutto il mondo. L’evento si è aperto venerdì 24 sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano con la liturgia penitenziale e la messa internazionale.

E’ una grazia essere presenti a questo Giubileo, partecipare, commuoversi, raccogliere ogni singolo momento per provare a raccontare la vita con uno sguardo nuovo. Io ero lì, insieme a tanti giornalisti e comunicatori, condividendo la stessa esperienza di un evento che certamente cambierà il mondo, perché ogni persona che attraversa la Porta Santa è chiamata a essere portatore di speranza.

La giornata di sabato è iniziatain Piazza Pia con la consegna della croce pellegrina e con la preghiera: “Il Dio della speranza, che nel Verbo fatto carne, ci riempie di ogni gioia e pace nella nostra fede, per la potenza dello Spirito Santo, sia in mezzo a noi.” Ci siamo messi in cammino non da soli, ma in piccoli gruppi, seguendo l’invito di Papa Francesco di essere compagni di strada nella comunicazione, condividendo con mitezza la speranza che alberga nell’interiorità.

Ora tocca a ciascuno di noi attraversare la via della Conciliazione per varcare la Porta Santa di San Pietro in un clima di raccoglimento e preghiera.  Nell’avvicinarsi alla Porta Santa abbiamo pregato il salmo 23, “Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua Salvezza, ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto Dio de Giacobbe, ed ecco abbiamo varcato la Porta Santa!

Dopo la professione di fede nella tomba dell’Apostolo Pietro e la benedizione finale, ci siamo ritrovati nell’Aula Paolo VI per riflettere sul modo in cui comunicare la speranza oggi. Maria Ressa, cofondatrice del Website e giornalista Rappler, nonchèPremio Nobel della Pace nel 2021 e lo scrittore irlandese Colum McCann hanno  condiviso la loro esperienza di vita e di fede con i comunicatori, richiamandoci sul  coraggio della trasparenza e della responsabilità.

Al termine dell’esibizione del Maestro Uto Ughi, Papa Francesco ha espresso ai comunicatori che comunicare è uscire un po’ da se stessi per dare un po’ del mio all’altro. Ma è anche “l’incontro con l’altro. Il Santo Padre continua “Il vostro lavoro è un lavoro che costruisce la società, la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere”…”Ma tu, sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu, nel tuo interiore, nella tua vita, sei vero? È una prova tanto grande. Comunicare quello che fa Dio con il Figlio, e la comunicazione di Dio con il Figlio e lo Spirito Santo”.

Il Giubileo del Mondo della Comunicazione si è concluso con la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Francesco, nella giornata in cui si celebrava la Domenica della Parola di Dio. Una esperienza emozionante per tutti, un scambio di vita vissuta, di riflessione, un’occasione per spalancare lo sguardo e la mente su come usare la comunicazione come strumento di speranza e trasformazione, di interazione reale e di narrazione di storia autentica. Adesso tocca a te, a lei…a me…a noi! Essere portatore della Parola che è Cristo Gesù in una comunicazione che diviene divina, piena di speranza nel futuro.

Sr Nilma di Gesù

 

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