Causes

archive

Home Causes

Il Vangelo di questa domenica (Lc 17, 5-10) dà un vero e proprio pugno nello stomaco alla mentalità corrente. In un mondo segnato dall’efficientismo, dall’essere sempre al top alla ricerca dei primi posti con il relativo successo e visibilità, l’affermazione di Gesù risuona in modo radicalmente contrario: “siamo servi inutili”.

Generalmente siamo soliti pensare che per esistere dobbiamo essere utili a qualcosa o a qualcuno, cioè siamo nella misura in cui dimostriamo di valere, di essere bravi in qualcosa.

Invece Gesù ci invita a contemplare la nostra inutilità per constatare la grandezza di Dio. Poco prima, per rispondere ai suoi discepoli circa la richiesta di accrescere la loro fede, il Signore parla della piccolezza di un granello di senape. Basta un piccolissimo semino di fede per far nascere grandi opere.

Allo stesso modo, sembra volerci far capire che basta prendere consapevolezza della propria piccolezza e pochezza per lasciare a Dio il compimento dell’opera. Poiché è solo rimettendo tutto a Lui, ogni cosa che facciamo e ogni nostra intenzione e sforzo di bene, che è possibile compiere grandi cose.

Lo aveva capito molto bene anche santa Teresa di Gesù Bambino, di cui abbiamo celebrato da poco la festa: «La perfezione mi appare facile; vedo che basta riconoscere il proprio niente e abbandonarsi come un bambino nelle braccia del buon Dio».

Solo con un abbandono filiale nelle mani di Dio Padre è possibile superare le prove più o meno grandi della fede e resistere alle tempeste della vita. Quelle tempeste che portano spesso a domandarsi come scrive il profeta Abacuc nella prima lettura (Ab 1,2-3.2,2-4): «Fino a quando, Signore, implorerò aiuto e non ascolti, a te alzerò il grido: “Violenza!” e non salvi? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?».

Riconoscersi servi inutili non significa sminuire le proprie capacità e i propri doni e non è neppure vivere una fede infantile o fatalista, ma significa mettere tutto a servizio del Regno di Dio, facendo ciò che è in proprio potere di fare. Agli occhi di Dio, infatti, conta l’intenzione del cuore con cui si opera e non il risultato è l’efficienza dei risultati.

Siamo servi inutili al mondo, ma necessari al Regno di Dio, facciamo tutto ciò che è in nostro potere di fare per conquistare a Lui i cuori e spargere il seme della Buona Notizia!

Lasciamoci interpellare dal suggerimento prezioso che san Paolo dà a Timoteo nella seconda lettura della liturgia domenicale (2Tm 1,6-8.13-14): «Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te. […] Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato».

 

Suor M. Nicoletta del Cuore di Cristo

Read More →

Il Vangelo di questa domenica mette in evidenza l’atteggiamento di due personaggi: un ricco e un povero. Il ricco non ha un nome, forse perché vorrebbe significare che la ricchezza a cui ci si attacca toglie l’identità. Il povero invece si chiama Lazzaro. Dando nome al povero il Vangelo ci fa capire l’importanza di dare un volto e un nome alla sofferenza degli altri, e sottolinea che anche se dimenticato dagli altri Dio non si dimentica di lui.

Non a caso il nome Lazzaro significa “Dio aiuta” e vediamo che proprio lui è accolto nel banchetto.

Questo Vangelo è un forte appello contro l’indifferenza e contro l’egoismo che purtroppo oggi convive con l’umanità.

Dobbiamo ricordare che la nostra vita non si misura solo dalle ricchezze materiali, tante o poche, ma dalla nostra capacità di amare, di aiutare gli altri.

Il ricco non è necessariamente cattivo perché non si è reso conto di Lazzaro, ma perché cieco di fronte alle necessità degli altri. La ricchezza vissuta egoisticamente, mettere una specie di occhiali da sole che impediscono vedere molte cose.

L’egoismo è un mondo chiuso per l’altro in cui il “ricco” vive solo e per se stesso. Egli non fa storia, non lascia un segno nel cuore degli altri, ma svuota di senso la sua vita. È una vita infelice!

La Parola di Dio ci interpella tutti in modo chiaro facendo questa domanda: “chi è l’altro per te?” Vorrei dare una risposta insieme a s. Teresa di Gesù Bambino che ha fatto del Vangelo il suo stile di vita, dice:

“La grandezza vera non si trova nel nome, ma nel cuore.

 Colui che avrà voluto essere il più povero in terra,

 proprio lui sarà il primo in cielo e il più ricco di tutti”.

 Quindi l’invito che ci fa il Vangelo oggi è non tanto nel non avere le ricchezze, ma non attaccare il cuore alle cose sia materiali che spirituali; a vivere da veri figli di Dio, pronti a correre in aiuto al fratello che si trova nel bisogno, vivendo in modo il comandamento dell’amore.

 

Suor Viktoria di Gesù

Read More →

Nel Vangelo di questa domenica Gesù ci inviata ad essere furbi. In genere non abbiamo un’idea un granché buona della furbizia, la rimandiamo all’imbroglio, alla disonestà (come appunto Gesù definisce l’amministratore del vangelo), all’inganno nei confronti di qualcuno.

Ma la furbizia può anche avere un’accezione positiva: furbo è chi sa ciò che conta davvero nella vita, chi sa riconoscerlo e sceglierlo. Furbo è chi è capace di rinunciare ai beni materiali per assicurarsi un posto nelle dimore eterne, è chi mette Dio e la sua lode davanti agli affari, chi sa che l’amicizia del povero vale molto più di un paio di sandali, perché apre le porte del Cielo.

Quanta poca furbizia c’è in quell’atteggiamento del pio israelita di cui ci parla la prima lettura (Am 8, 4-7), che assolve tutte le funzioni rituali e i precetti sacri della sua religione, senza lasciarsi minimamente raggiungere da ciò di cui questi sono il tramite, cioè dalla relazione con il Signore, da un incontro che cambi davvero la vita. E, dobbiamo ammetterlo, molto spesso il nostro modo di essere cristiani assomiglia a questo… cosa speriamo di poter ricevere da una fede vissuta come residuo ultimo della nostra vita, del tutto disconnessa dalla nostra quotidianità, che invece prosegue nella direzione opposta, venerando mammona e talvolta sacrificandole la carità e la responsabilità alla quale la fraternità ci chiama? È un atteggiamento infantile, segno di una religiosità vissuta forse per paura di un castigo, più probabilmente per superficiale tradizione, dalla quale non si attende e non si spera nulla.

Il Signore invece ci invita ad approfittare dei beni che Lui stesso ci dà, siano essi materiali, intellettuali, carismatici… non per una inutile e superficiale vanagloria, ma per acquistare con esse ciò che davvero è importante avere: dei fratelli e delle sorelle che ci riconoscano come vero fratello, e che possano testimoniare per noi davanti al Padre che l’esame della carità lo abbiamo superato (cf. Mt 25, 31-46).

I beni che Lui stesso ci dà: siamo tutti infatti amministratori di una ricchezza che non è nostra, di tanti doni che non abbiamo meritato e che ci sono stati dati gratuitamente. A noi la responsabilità di farla fruttificare secondo la volontà del Padrone (“che siano una cosa sola” Gv 17, 21), e di non restituirla nascosta in un fazzoletto.

Quanta gioia e consolazione ci può dare questo caro amministratore disonesto, che ha sperperato in abbondanza, ma quando si trova con l’acqua alla gola cambia direzione, solleva i creditori dal peso del debito (forse toglie la parte sulla quale aveva fatto la cresta?), entra nella logica della gratuità. Il Padrone non lo biasima, ma lo loda: il Signore ci aspetta sempre, non smette di credere che possiamo diventare, anche all’ultimo, finalmente furbi. Come il Buon Ladrone.

Suor Alice

suore carmelitane di S. Teresa di Torino

Read More →

In questa domenica siamo invitati a restare nell’amore di Dio.

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Gv.3,13-17).

In questa domenica e nella settimana che si apre davanti a noi, siamo invitati a prendere nuovamente consapevolezza di essere amati. Ricordarlo anche solo per un attimo. Starci a mollo nei momenti della nostra solitudine. Risvegliare la nostra attenzione ai segni di questo amore nelle nostre giornate. Questo amore che ci rigenera in ogni momento alla vita, è vero sempre: quando stiamo bene, quando le cose ci vanno bene, quando ci pare che non ci manchi nulla, quando siamo felici. Questo amore è vero e altrettanto presente quando troppo bene non stiamo, quando il cammino della vita è faticoso e magari non lo sopportiamo, quando ci prende una tristezza che non sappiamo spiegarci, quando nulla sembra più appagarci (anzi, ci dà alla nausea), quando avvertiamo aridità, o impotenza, o rabbia. Nulla ci separa da questo amore. Nessuna difficoltà, nessun ostacolo, nessun nostro difetto o sbaglio, nessun nostro trauma. Abbiamo solo bisogno di ritornare a questo amore risvegliando sempre più la nostra consapevolezza, in un esercizio di continuo ritorno al pensiero di Dio, ogni volta che altri pensieri ci deviano e ci disperdono. In un esercizio di gusto: prendiamoci il lusso di assaporare quel sentimento di calma e di pace che ci sorge quando ci fermiamo un attimo, respiriamo, ascoltiamo il silenzio, ci raccogliamo e “ritorniamo dentro”, nella stanza del nostro cuore. Prendiamo il tempo per restare in questo amore, in modo che scenda man mano dalla testa al nostro cuore, anche lì, e proprio lì: in quelle stanze buie di noi stessi che ci fanno paura, perchè sembrano il luogo di sentimenti o ricordi scomodi, pesanti da portare. Come Mosè pregò per il suo popolo, affaticato dal cammino nel deserto, così oggi, ora, c’è qualcuno che sta pregando per noi: non siamo davvero soli, l’amore di Dio si esprime anche con i gesti, le parole, la preghiera delle persone che ci stanno attorno, o magari di persone che nemmeno conosciamo. E’ il grande dono di essere chiesa. Alleniamo il nostro sguardo per riconoscerlo e nominare questi segni dell’amore che si china per toccarci, guarirci, darci la vita che aneliamo. Coltiviamo la fiducia che il nostro Dio è un Dio della vita, vuole la nostra vita, e non la nostra morte. Anzi, come dice il prefazio di oggi: “Nell’albero della Croce tu, o Dio, hai stabilito la salvezza dell’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita”. Lasciamo andare la paura per lasciare spazio alla fiducia, che tutto concorre al bene di chi ama Dio, perchè da Lui è amato. Non c’è nessuna condanna. Ma un Dio che ci ama, ci ha amati per primo, e desidera farci partecipi della sua vita. Entriamo dunque già ora nella vita eterna: uniti a Dio, e al suo amore.

suor Marta del Verbo di Dio

 

Read More →

Il Vangelo di questa domenica ci porta al cuore del discepolato: Gesù parla di amore e rinuncia, di libertà interiore e di coraggio. Ci invita a guardare ai legami più profondi della nostra vita – genitori, figli, partner, amici… perfino la nostra stessa vita. Sono i tesori più grandi che possediamo. Ma Gesù ci provoca con parole forti, ci scuote parlando di un amore ancora più grande: un amore che non distrugge quelli umani, ma li supera e li trascende.

Deve venire nausea per un’esistenza passata a riempire le insufficienze della psiche con compensazioni affettive e oggetti rassicuranti. (…) Se uno si accontenta della mediocrità e delle sicurezze di questo mondo può continuare ad ascoltare Cristo e trovarlo interessante o commovente, ma non lo segue, non ce la fa ad essere suo discepolo, perchè prende la vita dagli affetti e dagli oggetti e deve avere un’economia accorta, non può perdere la stima altrui nè i beni. (F. Rosini – Di Pasqua in Pasqua p.177)

L’immagine della “guerra” che Gesù usa nella parabola ci ricorda che seguirlo significa anche combattere una battaglia interiore: scegliere, con coraggio, di orientare tutta la nostra vita verso il Bene che Dio offre. Rinunciare non vuol dire disprezzare l’amore umano, ma liberare il cuore da tutto ciò che rischia di prendere il primo posto, di offuscare la visione del Bene più grande, capace di dare senso e valore a ogni altro bene.

Seguire Gesù richiede fiducia e coraggio. È un cammino che si apre solo nella relazione personale con Lui, nella preghiera e nel silenzio. Lì impariamo a liberare il cuore da quel possesso che ci chiude in noi stessi e aprirci alla bellezza di un amore libero che, purificando anche i nostri legami umani, li fa diventare più autentici e più gioiosi.

Suor Irena del Volto Santo

Read More →

Il Vangelo di oggi vuole renderci interiormente più liberi.

Liberi dall’ansia di essere riconosciuti, di essere qualcosa per qualcuno, di dimostrare di avere qualche valore. Liberi dall’angoscia di non contare nulla.

Se riconosciamo in noi queste sottili “angosce” o paure, possiamo oggi lasciarle andare, respiro dopo respiro, nella nostra preghiera, per lasciar entrare in noi il soffio di Dio. Agli occhi di Dio noi siamo suoi amici. Abbiamo una dignità sostanziale, che non dipende dallo sguardo che gli altri hanno su di noi, o dallo sguardo che noi abbiamo di noi stessi (spesso, haimè, distorto in difetto o in eccesso!). Siamo suoi amici, ovvero siamo preziosi ai suoi occhi: questo è il nostro valore. Così come siamo, siamo preziosi.

Questa è la vera umiltà: riconoscerci senza paura così come siamo, riconciliati con il fatto che abbiamo lati buoni e luminosi e lati più fragili, dei limiti che ci fanno bisognosi di accoglienza e amore. Con questa consapevolezza sapremo che gli altri, oppure i ruoli o le varie posizioni sociali, non ci possono nè aggiungere nè togliere valore. E potremo stare con pace interiore nell’amicizia di Dio.

Soprattutto, saremo più liberi per poter accogliere in modo altrettanto incondizionato e gratuito la realtà dell’altro. Anch’essa al contempo bella e luminosa, e un po’ povera, storpia o zoppa o cieca. Non dovremo costantemente mendicare un po’ di riconoscimento, ma potremo metterci a servizio della fame dell’altro. Sfamare, e non solo essere affamati. Servire, e non solo essere serviti. Scegliendo in noi stessi di compiere questo cambio di prospettiva, arriviamo a vivere la nostra vita come un banchetto di nozze, in una relazione sponsale con la realtà così com’è, a cui ci uniamo in uno scambio di amore donato e ricevuto. Questa unione, nel bene e nel male, fedele e stabile, ci dona senso e gioia che nessuna situazione esterna, più o meno propizia, potrà alterare, anzi, semmai rafforzerà.

Una parola chiave per capire il passo interiore che il Signore ci vuole far compiere, la troviamo nella prima lettura di oggi, ed è la parola mitezza. La mitezza non indica tanto una gentilezza o un comportamento esteriore di educazione, quanto un atteggiamento e una pacificazione interiore. Una libertà interiore che lascia all’altro di essere quello che è.

Per poter accogliere e “fare pace” con quello che siamo e con quello che sono gli altri, guardiamo allora a Cristo, ripetiamo le sue parole e lasciamo che lentamente Egli compia la sua opera nel nostro cuore: “imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

Suor Marta del Verbo di Dio

Suore carmelitane di S. Teresa di Firenze

Read More →

Nel Vangelo di Luca di questa domenica (Lc 13,22-30) il Signore Gesù risponde a chi gli chiede se è per pochi l’accesso alla salvezza con un monito da comprendere bene: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno» (Lc 13,24).

Nella parola greca il verbo “sforzatevi” (ἀγωνίζεσθε [agonízesthe]) richiama il combattimento nella sua forma agonistica, come a dire che la salvezza è sì per tutti ma non è raggiunta senza lotta. Bisogna comprendere allora di che lotta si tratta e di quali armi si può disporre. Il Signore ci dice che la porta stretta è il passaggio obbligatorio per godere della vita eterna e, si sa, per passare attraverso qualcosa di stretto occorre essere il più possibile liberi da tutto ciò che è superfluo, in più. Dunque sembra proprio che il modo migliore per vincere la battaglia consista in una spoliazione da tutto ciò che non c’entra o che è di ostacolo alla vita eterna. Occorre discernimento e acume spirituale per comprendere ciò che è utile e ciò che nuoce, ma ancor di più, quale atteggiamento occorre avere con cose e persone per camminare lungo la strada della Salvezza.

Da una parte abbiamo i tocchi di Dio nella nostra vita, che all’inizio possono sembrare incomprensibili o ingiusti poiché «ogni correzione non sembra causa di gioia» (Eb 12,11), invece nel tempo si scopre che nulla è a caso e che ogni proprio vissuto ha un significato preciso per la propria esistenza. Le cosiddette “prove della vita” non ci aiutano forse a spogliarci del nostro orgoglio, in primis, della nostra idea iniziale di poter condurre la vita dove e come vogliamo, o della nostra tendenza a lasciare che altri facciano scelte coraggiose standocene comodamente appollaiati sulle nostre false sicurezze e comodità? Gli scossoni, anche quelli più duri, in realtà se accolti con fede e con l’aiuto della preghiera e della fraternità umana ci aiutano a compiere scelte che altrimenti rimanderemmo o che, peggio ancora, eviteremmo di fare per non disturbare i nostri precari equilibri.

Dall’altra parte, infatti, c’è la nostra libertà con le nostre scelte o non scelte. Per entrare nella vita eterna bisogna volerlo, non accade semplicemente. La porta, anche se stretta, è aperta e attende il nostro assenso. Il mezzo migliore è Cristo stesso: via, verità e vita (Gv 14,6). La pagina evangelica di questa domenica si inserisce nel cammino di Gesù con i suoi discepoli verso Gerusalemme. È lui che traccia la via da seguire, perché è lui la Parola che salva e che dona vita. Il nostro è lo stesso cammino dei suoi discepoli che poco capivano di quello che vivevano, ma che avevano una grande fiducia in quel maestro così profondamente umano e così misteriosamente divino.

È vero, Lui verrà «a radunare tutte le genti e tutte le lingue» (Is 66,18b), chiama tutti, ma ci chiede una adesione libera. Non forza la nostra libertà, siamo noi che ci muoviamo e ci sforziamo quando comprendiamo che ne vale la pena. E ne vale effettivamente la pena!

Suor Maria Nicoletta del Cuore di Cristo

suore carmelitane di S. Teresa di Torino

Read More →

Gesù disse ai suoi discepoli: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso!

Gesù parla del fuoco, della divisione…

Nella Sacra Scrittura il fuoco è simbolo della presenza di Dio lo vediamo nell’episodio del roveto ardente. Non si tratta di un fuoco che distrugge, ma quello che purifica e dispone il nostro cuore ad accogliere la volontà di Dio.

Il fuoco di cui parla Gesù è un fuoco che infiamma il cuore: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32) si domandano i discepoli di Emmaus.  Quindi è un fuoco che infiamma, che contagia chi si avvicina.

Gesù porta il fuoco dell’amore, il fuoco dello Spirito che guida e trasforma ogni cuore. Questo comporta delle conseguenze di cui ci parla Gesù: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione”.

Gesù non vuole mettere i figli contro i genitori e viceversa, però questa è la conseguenza per chi accoglie il Vangelo. Il messaggio dell’amore e quindi della verità è la chiamata a una scelta radicale che può creare incomprensioni, contrasti, divisioni anche all’interno delle famiglie, perché non tutti hanno il coraggio di fare delle scelte, della presa della posizione chiara.

Le proposte di Gesù sono radicali e richiedono delle risposte radicali!

La vita cristiana urta molte persone, le istituzioni, le ideologie, perché è segnata dall’amore vero che nella società di oggi manca.

Chi amerà il Signore e lo seguirà sarà perseguitato anche dalla sua stessa famiglia, e questo possiamo vedere nella vita di alcuni santi tra cui S. Barbara che per la sua conversione al cristianesimo venne uccisa da suo padre. Ci sono tanti esempi dei genitori che rinnegano i propri figli per la fede che hanno scelto, ma ci sono molte famiglie intere ad accogliere il Vangelo e percorrere insieme il cammino di santità.

Gesù non vede l’ora perché questo fuoco si estenda e infiammi moltissimi cuori e questo succede anche oggi. Il fuoco dello Spirito cambia la vita a chi si lascia infiammare e dall’altra parte crea divisione e opposizione in chi non si lascia infiammare dalla Parola di Dio.

Quindi i veri testimoni sono quelli che lasciano la scia della pace e dell’amore di Dio dopo il loro passaggio.

 

Suor Viktoria di Gesù

Read More →

Il Vangelo di questa domenica ci chiede di entrare in noi stessi e di porci questa domanda fondamentale: qual è il tuo tesoro?

Dalla risposta che diamo a questo interrogativo dipende la strada verso la quale indirizziamo la nostra vita. Come possiamo infatti “tenerci pronti”, vivere secondo quella verità e quella carità che ci indica Gesù nel vangelo, se non vigilando sul nostro cuore?

Molte sono infatti le “sirene” che ogni giorno cercano di incantarci con i loro richiami: l’egoismo, la pigrizia, le comodità, l’avidità… se non abbiamo chiaro qual è il nostro tesoro, quale obiettivo abbiamo nella vita, quale DESIDERIO ci fa alzare ogni mattina e cominciare una nuova giornata, allora è facile perdere la direzione.

Quante volte infatti ci sembra che tutti i nostri sforzi siano inutili: non vediamo i frutti del nostro impegno, che pur ci costa tanta fatica, e ci sembra di combattere contro i mulini a vento, contro un mondo che non ne vuole sapere di Dio e del vangelo…

Forse così si sentiva anche il popolo di Israele, attendendo la liberazione dalla schiavitù. Cosa fa Israele? Decide di non spegnere la speranza della salvezza, ma di tenerla viva RICORDANDO quanto il Signore aveva loro promesso e “intonando subito le lodi dei padri”, cioè facendo memoria delle grandi opere che Dio aveva già compiuto per loro.

Così anche l’autore della lettera agli Ebrei ci invita a ricordare l’intervento di Dio alla nascita del suo popolo, Israele, quando grazie alla fede di Abramo poté portare a compimento la sua opera: poté donare al popolo da lui eletto la patria del cielo, perché il Patriarca seppe sollevare lo sguardo dalle realtà della terra, dalla terra ricca e sicura che possedeva, ma che non gli aveva dato la vita (un figlio, una discendenza…) e volgerlo verso il cielo con fiducia, pur senza vedere la realizzazione della promessa.

Questo il Signore ci invita a fare lo stesso: a fare chiarezza dentro di noi riguardo a ciò che conta davvero e, una volta trovato il nostro tesoro, perseguirlo “con tutto il cuore e con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze”.

Il Signore, infatti, chiama anche ciascuno di noi a diventare suo servo, non come schiavo ma come amico, perché ci ha fatto conoscere i segreti del cuore del Padre, e cioè il suo DESIDERIO di vederci essere una cosa sola (come dice il motto del nostro Papa: In Illo uno unum), fratelli in Cristo. Per questo progetto di fraternità ha bisogno che ognuno di noi faccia la propria parte, e cioè che si impegni nel suo piccolo, nella sua realtà quotidiana, in quella porzione di mondo che Dio gli ha affidato, a portare il Suo Regno di pace e di amore.

Come fare questo? Abbiamo le parole della Scrittura e il Magistero della Chiesa che ci parlano ogni giorno e ci indicano la strada, ci purificano lo sguardo perché possiamo guardare alla realtà, ad ogni fratello con gli occhi con i quali il Padre lo guarda, attraverso il costato aperto di Cristo.

La venuta del Signore è sicura come l’aurora: facciamo si che ci trovi ad aspettarlo.

Suor Alice

suore carmelitane di S. Teresa di Torino

Read More →

«Anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni»

 Gesù ha sempre uno sguardo “altro” sulle cose, sugli eventi della vita quotidiana, sui pensieri e sui sentimenti che stanno alla radice dell’agire dell’uomo.

Egli conosce bene il cuore umano, sa che in esso può nascere una brama insaziabile di accumulare ricchezze. Noi vogliamo sempre di più, abbiamo in noi una fame di pienezza che non si spegne mai, e questo è bello, perché dice della nostra identità, della verità di noi stessi: siamo fatti ad immagine e somiglianza di Dio, e Dio è infinito; il nostro cuore è fatto per l’infinito e nessun bene della terra può spegnere questa fame di infinito.

La parola di Dio ci interroga: in cosa facciamo consistere la nostra vita? Su cosa si fonda? Ciò cha dà nutrimento alla vita, ciò che la accresce, che la fa diventare abbondante, piena, non sono e non possono essere i beni della terra; per quanto importanti e in sé buoni, il loro accumulo non potrà mai bastare per saziare la nostra fame di senso e di amore.

Gesù ci dice di stare attenti, di custodire il nostro cuore dal pericolo di ripiegarsi sull’avere, sul possesso. Questo nostro “volere sempre di più” è in realtà un voler “essere di più” e non un “avere di più”, perché l’abbondanza di vita dipende da ciò che siamo e non da quello che abbiamo. Siamo ad immagine e somiglianza di Dio, che è comunione, un amore che si fa dono e condivisione. Questa è la ricchezza di Dio ed è anche la nostra. Ci percepiamo più ricchi non quando accumuliamo tesori per noi, ma quando sperimentiamo la gioia di vivere di comunione, capaci di donare e di ricevere.

«Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore» (Lc 12,34).

suor Sara della Trinità

Read More →