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La luce è venuta per te Gerusalemme,

su di te si è levata la gloria del Signore:

nella tua luce cammineranno le genti,

alleluia.

 

Il simbolo della luce sta al centro del tempo liturgico del Natale, ma è anche presente nell’atmosfera natalizia che rende le strade delle nostre città più colorate e luminose. Si accendono tante luci, a Natale. In effetti, la luce è una realtà che sempre si trova nelle tradizioni religiose. Essa significa vita, calore, ed è il segno distintivo della divinità. La luce si irradia su tutto e tutti, non si può arrestare facilmente, e non la si può “catturare”. Ma c’è di più: la luce è anche simbolo di verità, quasi un suo sinonimo. Fare luce su qualcosa vuol dire portare allo scoperto la verità dei fatti, smascherare sotterfugi, reticenze e menzogne. Davvero, nel mondo “immerso nelle tenebre”, la luce è l’unica fonte di orientamento e di vita. Perciò diciamo che Dio è la luce. Nel Credo di Nicea, quello che abitualmente si recita alla Messa la domenica, l’equazione Dio-luce è affermata con forza e quasi a svelare il mistero dell’unione delle tre persone divine: Dio da Dio, luce da luce …

Se Dio si svela sotto il simbolo della luce, quello della tenebra rispecchia bene la situazione realistica della storia umana. Nelle sue mille contraddizioni, l’avventura degli uomini (dei singoli come delle nazioni) appare irrimediabilmente opaca, oscura e perfino impenetrabile. Ci sono, infatti, le tenebre della violenza. Quanti uomini e quante donne sono inghiottiti ogni giorno dalla furia cieca e inarrestabile della guerra, dello sfruttamento, della persecuzione.

La luce nel mondo si fa, poi, ancor più flebile a causa delle tenebre dell’ignoranza. Non soltanto per tutti coloro che non hanno accesso all’istruzione, ma anche per la disinformazione e la manipolazione delle notizie. Troppo spesso i mezzi di comunicazione diventano strumenti di potere, capaci di portare messaggi e stili di vita molto discutibili, perfino distruttivi, fin dentro le case degli uomini.

Il buio pare farsi più fitto a causa dei conflitti sociali o culturali che preoccupano i grandi della terra…

La Scrittura, però, ci avverte: a niente vale tentare di risolvere i mali del mondo, se non si riesce a disinnescare, per così dire, l’origine della tenebra che a volte sembra sopraffare ogni cosa e precipitare tutto nell’oscurità. Gesù diceva che non tutto ciò che entra nel corpo dell’uomo lo contamina, ma ciò che esce dal suo cuore ferito dal peccato. Ecco, allora, che la luce di Cristo si è accesa, prima di tutto, nel cuore degli uomini. È qui che essa è venuta ad abitare, per rischiarare i pensieri e quel luogo profondo di noi stessi dove nascono le intenzioni e i propositi, dove si consuma l’eterna lotta tra la seduzione del tentatore e le deboli forze dell’uomo. Se leggiamo bene i vangeli del Natale, troviamo innanzitutto anime accoglienti e pronte a mettersi in cammino seguendo la luce della parola divina che li ha visitati. Così fu per Maria, la madre di Gesù. Così per Giuseppe, destato dal suo sconcerto dalla voce dell’angelo e poi condotto fino in Egitto. Così per i pastori di Betlemme, raggiunti dal misterioso canto angelico e guidati da esso fino alla visione del “segno” della loro salvezza, ai piedi del bambino nato nella grotta. E così fu anche per i Magi che seguendo la stella luminosa più di tutte le altre giunsero a colmare la loro attesa di sapienza e di meraviglia dinanzi al più umile e inaspettato dei re: un bambino e la sua povera famiglia, braccati e fuggiaschi. La più regale delle situazioni umane, cioè l’amore non accolto, travisato dalla superbia dei potenti e che non ha altra difesa se non in Dio.

La luce di Cristo, nonostante tutto, splende nelle tenebre. E se le tenebre non sembrano accoglierla, non così avviene per coloro che scorgono in essa un richiamo potente alla fiducia nell’avvenire tracciato da Dio. Come un abile pilota, la divina Provvidenza traccia la sua rotta, segna i suoi punti di riferimento e le sue luci sono sempre accese per i pellegrini di ogni tempo e di ogni cultura. Non dobbiamo rinunciare a scorgere, perfino nel buio fitto della storia umana, i segni accesi dalla grazia di Cristo. Non dobbiamo perdere la traccia del nostro cammino. Anzi, come la sentinella che nella notte scruta dall’alto delle mura l’impenetrabile muro delle tenebre, attendiamo il primo segnale dell’alba per annunciare alla città la visita di un nuovo giorno, quello voluto da Dio e da lui creato.

 

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