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La nostra tradizione del Carmelo riconosce in San Giuseppe il patrono e il modello della vita mistica carmelitana.

È innegabile che più di ogni altro Teresa di Gesù ha fatto del culto a san Giuseppe uno degli elementi caratterizzanti la pietà e la fisionomia spirituale del Carmelo. L’incontro con san Giuseppe avvenne in uno dei periodi più duri della sua vita. Teresa ha circa 25 anni, ha sofferto di una lunga e penosa malattia, in cui le cure dei medici terreni si sono rivelate non solo inefficaci ma dannose. È rimasta paralizzata ed è sfinita fisicamente e psicologicamente. Sente di non avere nessun valido aiuto al suo fianco ed è in questo momento che, spinta da un’intuizione interiore, si rivolge a san Giuseppe come al suo “padre e signore” (Vita 6, 6;33, 12).

In effetti, tale egli si dimostrerà nei suoi confronti per tutto il resto della sua vita. Non ci sarà necessità dalla quale egli non la libererà, esercitando su di lei e sulla sua opera la funzione di custode e protettore. Da esperienza privata la devozione a san Giuseppe diventerà un tratto distintivo della riforma teresiana, centrata sull’amicizia con Gesù Cristo. Come Giuseppe ha vegliato sulla relazione tra Maria e Gesù, difendendola dai pericoli esterni e custodendone la dimora, ugualmente egli si impegna a vegliare sui Carmeli, che al modo della famiglia di Nazareth vogliono essere il luogo in cui si accoglie l’umanità di Gesù e si vive solo per essa e con essa. Per questo Giuseppe non è soltanto il patrono, ma anche il maestro di coloro che praticano l’orazione (Vita 6, 8) perché nessuno più di lui sa come si viva una vita in intimità con Gesù e con Maria, avendo passato tanti anni con loro e reso possibile l’esistenza stessa della famiglia di Nazareth. Non sorprende, pertanto, che dieci dei quindici Carmeli fondati direttamente da Teresa portino il titolo di san Giuseppe. Il santo è talmente presente nell’attività di fondatrice di Teresa (che nei suoi viaggi porta sempre con sé una statua di san Giuseppe) da guadagnarsi il titolo di “fondatore” del Carmelo teresiano.  Evidentemente, questo appellativo è da intendersi nel senso che san Giuseppe assistette Teresa nella fondazione dei Carmeli riformati. È certo, però, che accanto alla tradizionale figura del Santo Padre Elia si colloca ora il Santo Padre Giuseppe e questo creò una sorta di incertezza su quale dei due dovesse essere considerato il principale patrono e fondatore dopo la Vergine Maria

Una delle opinioni caratteristiche di Teresa è che mentre altri santi sono destinati da Dio a soccorrere in certe necessità particolari, san Giuseppe ha una sorta di mandato universale, per venire in aiuto a qualsiasi genere di bisogno, materiale e spirituale (Vita 6, 6).

Viviamo in un mondo in cui tendiamo a sfuggire i vincoli di relazioni e impegni stabili e a chiuderci in uno sterile narcisismo, Giuseppe ci indica il cammino della rinuncia a noi stessi, della responsabilità quotidiana, del silenzioso operare perché la famiglia viva e cresca.

Un padre di famiglia cerca di sanare le ferite della propria casa. Il nostro patrono ci mette davanti al bisogno di sanare le ferite dell’umanità, e le ferite all’interno della propria Chiesa. Non c’è Chiesa, non c’è Carmelo senza persone che dimenticandosi di sé stesse lavorano giorno e notte per dare agli altri una base sicura su cui poggiare. Lavorano nell’oscurità, portando nel cuore le proprie ansie e fatiche, spesso senza vedere i frutti né intravvedere la meta, confidando solo in colui da cui la loro paternità proviene e prende nome (cfr. Ef 3,15). Persone così potranno sempre trovare in san Giuseppe il loro patrono e modello, il loro “padre e signore”.

La Parola giunse a Giuseppe in un sogno, che possiamo interpretare come la sua preghiera, la sua interiorità. Si potrebbe dire che ogni Carmelo è un luogo di sogni: la preghiera è come un sogno, che contiene in sé un messaggio segreto. La comunità carmelitana è un gruppo di persone che sogna di fare della propria casa una nuova Gerusalemme, persone che condividono il sogno del profeta per un mondo migliore, persone che si lasciano catturare ogni giorno dal sogno della salvezza.

Ascoltando ogni giorno la Parola della salvezza, ci conformiamo a Cristo nella sua obbedienza e nella sua volontà di servire, lui che non è venuto per essere servito ma per servire, lui che trovava in un bambino piccolo l’esempio di come dobbiamo essere se desideriamo entrare nel regno di Dio. I carmelitani e le carmelitane, come san Giuseppe, conoscono il sogno e mantengono la luce della speranza che brilla per quel nuovo mondo promesso a coloro che sono attenti alla Parola di Dio, perché Dio farà nuove tutte le cose.

Insieme a Maria, Giuseppe è l’icona evangelica nella quale noi carmelitani/e possiamo leggere e comprendere che cosa vuol dire per davvero “vivere nell’ossequio di Gesù Cristo”. E pertanto, a buon diritto, continueremo a rivolgerci a lui come a nostro padre e patrono, ma anche amico fedele e guida esperta nel cammino sulle orme di Gesù.

Brani tratta da: Lettera dei Superiori Generali O.Carm. e O.C.D. alla famiglia carmelitana
nella ricorrenza del 150esimo anniversario della proclamazione del
patrocinio di san Giuseppe sulla Chiesa universale – 2020

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