Causes

archive

Home Causes

Pregare il Vangelo: LA TRINITA’

La liturgia in questa festa della Trinità ci propone l’ultimo brano del Vangelo di Matteo. Gli Undici appena vedono Gesù, si prostrano, perché davanti al Signore Risorto non c’è altro da fare che inginocchiarsi e contemplare la sua grandezza. Loro adorano Gesù sì, ma dentro il cuore e la testa portano tanti dubbi e domande, e infatti Matteo sottolinea: “Essi però dubitarono.” Forse noi possiamo capire bene i discepoli, perché capita anche a noi di dubitare, diffidare … etc.

La cosa importante non è avere o meno dubbi o obiezioni; la cosa fondamentale è: che ne facciamo di questi dubbi, domande, fatiche, perplessità, ragionamenti, crisi …?

Chiediamoci: cosa faccio quando mi rendo conto che sono ingolfato nei miei dubbi? Lascio che mi allontanino dalla preghiera e mi chiudano in me stesso?

Preferisco andare all’incontro con Gesù solamente dopo aver cercato di risolvere da me i mille perché che mi ronzano nella testa?

Oppure vado dal Signore e ogni mio dubbio e crisi diventa un’occasione di intimità nel colloquio con Lui?

La scelta è mia e sono completamente libero di scegliere.

Gli Undici hanno scelto di andare dal Signore con tutti i loro dubbi.

Matteo dice: “Gesù si avvicinò” Proprio così, Gesù davvero è il nostro prossimo, Lui è il nostro alleato. Lui sa davvero farsi vicino a noi specialmente nei momenti difficili e impegnativi, quando non converrebbe neanche stargli vicino. Infatti sta alla porta e bussa, tocca a noi aprirgli e condividere con Lui tutto ciò che portiamo dentro.

Dunque “Gesù si avvicinò”. Colpisce molto che Gesù non li rimprovera né per i loro dubbi quando lo vedono, e nemmeno perché lo hanno lasciato da solo e sono fuggiti. Al contrario sembra quasi che senta compassione verso di loro e per questo si fa vicino e li tranquillizza.

“A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.” Che c’entra ora il potere? Perché quest’autoaffermazione di Gesù?  Forse perché solo Lui, Gesù, con il suo potere, può cambiare uomini fragili, dubbiosi, incerti e insicuri in testimoni ed evangelizzatori. Addirittura li rende missionari, dicendo loro: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato.”

È come quasi restituire loro la fiducia persa ricordando che, nonostante dubbi e perplessità, anche loro possono diventare inviati, come Egli è l’Inviato dal Padre. È stato sufficiente non nascondere la propria realtà interiore, ed ecco che il Figlio Gesù li inserisce nel rapporto di amore infinito e misericordioso della Trinità, Lui che ha ogni potere in cielo e sulla terra.

Dunque questi inviati cosa dovrebbero fare? Gesù dice: battezzateli, ovvero immergeteli nell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; inseriteli in questa Famiglia Santa che sa amare, abbracciare e accogliere; dite che esiste un amore più grande che va oltre le nostre contraddizioni; annunciate un amore Unico e Trino.

Probabilmente nei discepoli sono scattate resistenze davanti a questa novità/vocazione, come qualche volta capita a ciascuno di noi di fronte ad ogni chiamata nuova da parte del Signore. Quante volte ci lasciamo vincere dalle scuse e dalle giustificazioni, e ci convinciamo che non possiamo assolutamente buttarci in questa nuova missione …  Gesù sa tutto questo, Lui che “scruta la mente e saggia i cuori.”  Promette di essere sempre al loro fianco: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” e noi sappiamo che: “Egli è fedele” (1Gv 1,8) alle sue promesse.

Ecco, il messaggio di questa domenica della Trinità è un invito a tuffarci nell’oceano dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, coltivando uno sguardo contemplativo che sa andare in profondità, rimanendo sempre in comunione intima con Dio, senza spaventarci dei nostri dubbi e infedeltà.

sr Dina della Santa Famiglia

Read More →

“L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi”. Questa è la Pentecoste: oggi lo Spirito Santo viene in noi, converte al suo amore le nostre menti, e i nostri cuori divampano interiormente e ardono d’amore. Infatti, “Dio è amore” (1Gv4,8). Questa è la verità che ci viene dischiusa dallo Spirito Santo. Ora possiamo penetrare ogni realtà alla luce dello Spirito: tutto parla di un amore di Dio che è dentro ogni cosa e che guida i passi della nostra vita. Questo dono d’amore vive in noi ed è la nostra verità più profonda. In Lui siamo indissolubilmente uniti a Cristo e partecipiamo della vita di Dio. “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio” (Rm8,14).

“Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito”. Cosa significa camminare secondo lo Spirito? Viviamo infatti troppo spesso la frustrazione, raccontata anche da S. Paolo: “c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”.

Luogo privilegiato per addentrarsi nella vita dello Spirito è la preghiera, in cui si accresce la sensibilità interiore per le cose di Dio, e dunque la capacità di vedere e scegliere il bene, lasciando perdere il male. Ma è anzitutto il luogo per arrenderci alla sua azione, che André Louf descrive come un’energia di conversione: entriamo in contatto con la verità di noi stessi davanti a Dio, riceviamo un battesimo di lacrime, lasciamo andare ogni resistenza e facciamo esperienza di una vera rinascita.

Un’altra opera dello Spirito è il mutamento dello sguardo: riconosciamo Cristo nei volti degli altri e nelle situazioni di vita, nonchè in noi stessi. Si acuisce dunque  il nostro sguardo interiore.

Lo Spirito Santo è inoltre la nostra forza. Egli ci dispone al combattimento spirituale, facendoci dono di una virtù a questo fine fondamentale, la pazienza, alimentata da un grande senso di fiducia.

Lo Spirito Santo ci rende testimoni: il Verbo di Dio continua a parlare all’uomo di oggi attraverso la nostra vita. Leggiamo nella prima lettura: “li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”.

Ci fa uomini e donne di preghiera, in quanto ci spinge nella nostra interiorità, nel cuore, che è l’organo della preghiera.

Possiamo dunque lasciare risuonare in noi le parole del salmo 103: “Benedici il Signore, anima mia, Signore, Dio, tu sei grande! Sono immense, splendenti tutte le tue opere e tutte le creature. Se tu togli il tuo soffio muore ogni cosa e si dissolve nella terra. Il tuo spirito scende: tutto si ricrea e tutto si rinnova”.

sr Marta del Verbo di Dio

Read More →

Gesù Risorto ascende al cielo: opera questo distacco perchè possiamo maturare “fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” ed essere così nel mondo, per ogni creatura, un segno della sua presenza, un segno del suo amore. 

Siamo chiamati a vivere per qualcuno. La nostra vita è preziosa, il mondo attende che ci doniamo, perchè donandoci trasmettiamo quella Parola divina che è in noi, e che come ha donato a noi la salvezza, attende di portarla anche a molti altri. Il dono di noi stessi prende forme concrete secondo il dono di Dio che è in noi. Ognuno, secondo la propria chiamata, continua l’opera di benedizione e comunicazione dell’amore di Dio.

Noi ora siamo uniti a Cristo nello Spirito Santo, che ci feconda con il suo amore. “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni”. Dio vive in noi, ed Egli è la nostra forza. La vita dello Spirito in noi ci conforma a Cristo.

L’avventura della vita spirituale consiste nel lasciare spazio alla vita dello Spirito in noi. La sfida sta nel lasciare andare con fiducia e coraggio ogni passione che ci incatena in modo sterile a noi stessi. E’ un esercizio d’amore che ci impegna ogni giorno, ma che è fonte di gioia.

Nella preghiera raccogliamoci dunque in noi stessi e apriamoci a questo dono d’amore di Dio: non mancherà di essere fecondo.

                                                                                                                        suor Marta del Verbo di Dio

Read More →

Pregare il Vangelo: GIOIA PIENA

“Rimanete nel mio amore”. Il Signore rinnova il suo invito a restare uniti a Lui, che è amore. Ogni volta che ci accorgiamo di perderci in qualsiasi altra cosa che non sia questo amore, ritorniamo a Lui.  In ogni momento ci è possibile tornare e restare in questo rapporto. Ritagliamoci un tempo di silenzio per restare nella consapevolezza di essere amati e in compagnia di chi ci ama.

 “Voi siete miei amici”. Questa dichiarazione può metterci in imbarazzo, se Lui infatti si dichiara nostro amico, noi al contrario lottiamo durante la preghiera, chiedendoci come si fa a stare con il Signore. Ciò non ci deve bloccare. Egli, offrendoci la sua amicizia, apre uno spazio di relazione in cui noi possiamo entrare ed uscire liberamente e in cui possiamo piano piano crescere. Frequentandolo giorno dopo giorno si rompe il ghiaccio, proprio come avviene nei rapporti umani, la conoscenza si fa man mano più approfondita, la relazione più sciolta ed informale. Paure e difese gradualmente cadono e noi penetriamo nel mistero del suo amore assoluto per noi.

“Io ho scelto voi”, Gesù continua a rivolgerci parole di un amore personale che esprime stima ed elezione. Questo amore supera ogni amore umano, va oltre le esperienze positive o negative che abbiamo avuto e anzi ci abilita ad amare a nostra volta gli altri, così come siamo amati. Il dono dello Spirito Santo, dono d’amore effuso in abbondanza nei nostri cuori, vive già in noi e ci genera continuamente alla vita divina. La vita di Dio è proprio questa: una relazione d’amore, di dono totale di sè che l’uno fa all’altro. Per questo l’atto d’amare è un atto che testimonia la nostra appartenenza al Dio che ci ha generati: amiamoci dunque gli uni gli altri, è questo il comando del cuore di Dio perchè la gioia sia in noi e la nostra gioia sia piena.

sr Marta del Verbo di Dio

Read More →
Rimanere: questo è il verbo chiave di questa domenica. Ogni volta che ci sembra di evadere, ritorniamo in noi stessi, anche se all’inizio può essere un soggiorno un po’ scomodo. Calmate le varie voci che a volte aggrovigliano e appesantiscono la nostra interiorità, emerge la voce vera di chi ci abita, la voce di Dio che ci ha creati e che dunque è nel nostro DNA, è impressa nelle fibre più profonde di noi stessi: siamo la sua immagine. Rimaniamo in contatto con Lui che è la fonte della nostra vita. Restiamo uniti a Lui.

Lui in me, io in Lui, siamo infatti una cosa sola.

Molliamo la presa, abbandoniamoci in un atteggiamento di apertura e ricezione del suo amore. Ritorniamo a Lui come nostra dimora abituale. Quando i nostri pensieri ci portano “fuori”, torniamo al pensiero di Dio. Quando la forza delle emozioni sembra travolgerci, lasciamo che passi come un’onda del mare e contempliamo la pace che porta la sua presenza in noi. Quando la memoria ci porta al nostro passato o ci fa fuggire continuamente nel futuro, torniamo a Lui, al suo presente di grazia: proprio ora Egli bussa alla porta del nostro cuore e desidera rimanere con noi. Rimaniamo anche noi con Lui, restiamo nel suo amore.
sr Marta del Verbo di Dio
Read More →

Gesù ci viene oggi incontro come pastore. Egli oggi entra in relazione con noi come Colui che ci custodisce. Ha cura della nostra vita. Ci conosce personalmente, e proprio perchè ci conosce, ci ama. E amandoci, arriva fino al punto di donare la propria vita per la nostra. Per darci la vita, ed una vita traboccante. Gli stiamo a cuore, gli apparteniamo. Lasciamo andare ogni altro legame che ci spacca dentro, o che crea divisione nei nostri rapporti, facendoci sentire soli e feriti. Stringiamoci a questa relazione vitale e a quelle relazioni fraterne che ne sono l’immagine. Figli nel Figlio, anche noi veniamo restituiti alla nostra capacità di amare e donare noi stessi, anche noi possiamo tessere relazioni cristiformi. Quando dono la mia vita amando un’altra persona, faccio esperienza che in verità la mia vita non la sto perdendo, perchè mi “ritorna”  moltiplicata in termini di gioia, senso, realizzazione. 

 

Lasciamo dunque che questa paternità di Dio possa prendersi cura di ogni parte di noi stessi, anche di quelle in noi più ferite, orfane. Rimaniamo in quei sentimenti di sicurezza e pace profonda che dona il sapersi in buone mani. Rimaniamo oggi nel suo amore. 

sr Marta del Verbo di Dio

Read More →

Vuoi guarire? (2)

L’evangelista Marco racconta un bellissimo episodio (Mc 2,1-12): Gesù si trova in una casa. La folla è numerosa, non c’è più uno spazio libero, nemmeno sulla porta. Sicuramente tutti hanno validi motivi per cui non cedere il proprio posto. Fuori, però, c’è un uomo che soffre, un paralitico che non riesce ad entrare per presentarsi davanti a Gesù.

La cosa che colpisce molto è che questo paralitico in tutto l’episodio narrato non parla, non chiede, non si lamenta, non prega, non dialoga con Gesù, né prima della guarigione, né dopo, e nemmeno fa la sua professione di fede come altri malati-guariti da Gesù. Eppure è lui il fulcro di tutta la narrazione. È il centro dell’attenzione degli amici. È il centro del gesto di perdono di Gesù.

Sant’ Isacco di Ninive dice: “La maggior parte degli uomini che sono malati sostengono di essere sani”. Ma quest’uomo – credo – non è così, non si illude di una falsa salute, anzi è molto consapevole della propria malattia e del bisogno di guarigione. La sua paralisi sembra grave e molto profonda, tuttavia è in grado almeno di lasciarsi portare dagli altri. La sua grandezza rimane nel non porre ostacoli né resistenza davanti alla speranza di una guarigione. E’ molto docile e sembra voglia bussare a tutte le porte finché non trovi la guarigione.

Questo suo atteggiamento non è facile, né scontato; ci vuole tanta umiltà e mitezza per lasciarsi portare dagli altri, cioè per lasciarsi amare e farsi servire. Spesso il nostro orgoglio ci mette in tentazione: che hanno gli altri più di me per potermi portare da Gesù? Oppure poniamo, senza chiari motivi, delle resistenze che ci impediscono di essere sostenuti e aiutati. Tutti proviamo quanto costa sentirci bisognosi di qualcosa e soprattutto di qualcuno; ma questo paralitico non si è lasciato vincere da simili tentazioni: ha vinto il delirio dell’autosufficienza e ha superato l’illusione dell’onnipotenza; chissà se non è stato proprio lui ad insistere chiedendo a questi quattro uomini di essere portato da Gesù!

L’evangelista Marco dice: “Vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono rimessi i tuoi peccati».” Ho sempre legato il pronome “loro” a questi quattro uomini che portano il paralitico, ammirando la loro fede che evidentemente è molto grande, perché non si lasciano scoraggiare e trovano un ingegnoso modo per superare l’ostacolo ed arrivare a Gesù. Ma possiamo pensare che in questo pronome, c’è anche il paralitico. Nella “loro” fede è inclusa anche la sua fede. Forse è una fede molto semplice, ma espressa con molta fiducia e pieno abbandono, senza obiezione né lamentela.

Mi piace pensare che Gesù guardi questo uomo con tenerezza e compassione apprezzando non solo la fede di questi quattro uomini coraggiosi e geniali, ma anche il granello di fede che il paralitico porta nel nascondiglio del proprio cuore. Gesù certamente comprende molto bene la ricerca di una guarigione fisica, ma come sempre va al di là e, rivolgendosi al paralitico, lo chiama “figlio”; è commovente immaginare un uomo che sente il peso della propria paralisi e di chissà quanti blocchi e paure, sentimenti di rifiuto, di giudizio, di condanna …  Gesù con la parola “figlio” gli trasmette un amore incondizionato, un’accettazione totale a prescindere dal suo stato fisico, che bellezza!

E non si ferma qui, gli annuncia che tutti i suoi peccati sono stati perdonati, che notizia liberante! Così Gesù gli regala un nuovo inizio, una base dalla quale ripartire.

Riusciamo a comprendere la grande gioia dei quattro uomini che lo avevano portato, infatti hanno guadagnato non solo un amico guarito nel fisico, ma anche risanato e liberato interiormente. Egli ora può testimoniare il suo incontro con Cristo.

Ma possiamo anche immaginare la felicità e la gratitudine dell’uomo: una felicità e una gratitudine che gli resteranno per tutta la vita.

Avviciniamoci al Signore con fiducia e abbandono, sicuri che Egli è fedele e compassionevole e non ci lascia mai! Consegniamo a Lui ogni nostra paralisi, evitando ogni tipo di chiusura o autosufficienza.

Come questo paralitico apriamoci ad ogni mezzo o strada che ci porta a Gesù senza rassegnazioni, ma docili all’opera dello Spirito Santo.

 

Sr Dina della Santa Famiglia

Read More →

Vuoi guarire?

Nel Vangelo di Giovanni (Gv 5, 1-9) si parla di una piscina, la piscina di Betzaetà: ha cinque portici sotto i quali c’è un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Insomma, un luogo simile a una sala d’attesa in cui si ritrovano acciacchi diversi, tutti in attesa di un miracolo o, almeno, di un cambiamento.

 

In questa grande folla, Gesù vede uno che è malato da trentotto anni, da una vita: da prima che Gesù nascesse quest’uomo sta male! Mentre in altri racconti di guarigione è il malato che cerca Gesù, che lo supplica, qui invece è Gesù che prende l’iniziativa, che interroga, che rivolge la parola con una domanda apparentemente scontata e provocatoria: “Vuoi guarire?”. A noi spettatori questa domanda di Gesù infastidisce un po’ e ci viene spontaneo  dire: ma ti pare il caso di fare una domanda del genere? Ma certo che vuole guarire! Si trova vicino alla piscina proprio per questo! Sembra ovvio che cerchi e aspetti la guarigione. Ma non è così scontato.

 

Infatti alla domanda diretta di Gesù, quest’ uomo non risponde proprio. Invece di dire subito: sì, lo voglio! ed esplicitare il proprio desiderio di guarigione, si mette a lamentarsi della sua condizione e a raccontare le sue aspettative deluse. Sembra quasi incastrato nella sua delusione e solitudine; non riesce ad accogliere questa domanda come una via d’uscita dalla sua triste condizione; non si aggrappa a questa domanda per lasciare la sua situazione inferma.

 

L’evangelista dice che Gesù sa che quest’ uomo è così da molto tempo, quindi sa quanta delusione ci sia nel suo cuore, quanto ci sia bisogno di speranza. Gesù percepisce che questo paralitico probabilmente è arrivato a non credere più che per lui sia possibile una guarigione. Ormai convive con la sua infermità, si identifica con la sua paralisi. È convinto che la guarigione dipenda dalla capacità o dalla disponibilità degli altri; ovvero qualcun’altro, e non lui, si deve impegnare e lavorare per la sua guarigione: non è sua la responsabilità. E precisamente perché sa tutto questo, Gesù non esita a stuzzicare il punto più vulnerabile nel cuore di quest’uomo facendo proprio quella domanda.

Dicendogli “Vuoi guarire?” Gesù accompagna il malato a scavare in profondità, a prendere contatto con la propria interiorità, toccare il proprio bisogno e riconoscere il desiderio profondo del suo cuore.

In poche parole Gesù vuole che quest’uomo prenda in mano la propria vita e riconosca il suo bisogno di essere guarito.

Non è detto che tutti siamo disposti ad essere guariti o a cambiare la nostra attuale situazione: davanti a ogni cambiamento tutti abbiamo, in maniera più o meno forte, una resistenza, dietro la quale c’è sempre un nascosto attaccamento a qualcosa che non siamo disposti ad abbandonare. Ecco perché Gesù pone questa domanda fortissima, come volesse dire: lo desideri veramente? Sei disposto a prendertene la responsabilità? Si vede molto bene l’attenzione di Gesù all’uomo, per il quale ha a cuore non soltanto la guarigione fisica, ma la libertà interiore.

Mi colpisce che Gesù va oltre la risposta del paralitico, e nonostante le sue resistenze, gli dona la guarigione, gratuitamente. Gli dice: «Alzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. È tutto molto semplice: non c’è alcun gesto particolare, ci sono solo questi tre verbi:

 

  •  Alzati: dalla delusione, dal senso di sconfitta, dalla tua prospettiva troppo bassa e limitata, dall’abitudine, risorgi, riappropriati della statura umana che il Signore ti dona.
  • Prendi la tua barella: riconosci la sofferenza, non avere paura di darle un nome. Questo peso (questa barella) non deve più essere come un giogo che ti determina e ti identifica! Prendilo in mano, perché è Gesù che ti dà la forza e la libertà di farlo.
  • Cammina: fai almeno un passo, muoviti, cambia prospettiva, lascia ciò che ti è comodo e abbandona le tue false sicurezze, per seguire questo Maestro che ti ha liberato.

 

Anche io oggi posso ricevere questi tre imperativi per poter crescere veramente nella libertà interiore ed essere guarito da tutte le mie infermità.

sr Dina della Santa Famiglia

Read More →

Ciò che noi abbiamo, ma anche ciò che siamo, è dono di Dio, del suo amore. La nostra mente, il nostro cuore, le nostre energie, la nostra vita con tutti i suoi doni, li abbiamo ricevuti per amore. Se noi percepiamo noi stessi e ciò che abbiamo come dono fatto da un Padre ai suoi figli, la nostra vita diventa una risposta a questo amore: viviamo amando, cioè donando a nostra volta, condividendo noi stessi e i doni ricevuti, facendo comunione con gli altri. Così facciamo circolare l’amore, la vita raddoppia, si moltiplica. Una vita nell’amore è una vita feconda, produttiva, creativa, e che ha come esito il ricevere a propria volta amore: donando, ricevo ulteriore dono. Una vita che partecipa della gioia stessa del Signore, perché la gioia del Signore, la bellezza della vita di Dio, sta proprio in questa circolazione dell’amore. In tutto questo non conta la quantità, ma solo come io rispondo al dono che mi è stato fatto.

C’è un aspetto che accomuna diverse parabole di Gesù, e che ritroviamo anche in quella raccontata nel Vangelo di oggi: Dio ci dà fiducia, ci consegna i suoi beni. Ci dona la vita e lascia alla nostra responsabilità come viverla. Ci tratta da figli, e non da schiavi. Possiamo interrogarci su come rispondiamo a questa fiducia ricevuta, se viviamo come figli contenti di essere amati, anche noi fiduciosi nel Padre e in ciò che ci elargisce, fiduciosi nella forza dell’amore di realizzare in pienezza la vita.

Questa parabola ci spinge a liberarci da quella paura di giocarci, rischiare la vita nell’amore, che ci impedisce di viverla in pienezza, ci blocca e ci rende sterili. Possiamo fare tutti esperienza che se ci chiudiamo in noi stessi con la paura di perdere quello che abbiamo, proprio l’amore che abbiamo muore, perdiamo anche quello; la paura paralizza e impoverisce la vita. Invece, più viviamo donandoci, più riceviamo amore e la nostra vita è nella gioia.

sr Sara della Trinità

Read More →

In questa domenica, il Vangelo ci parla di occasioni da non perdere, e lo fa con la parabola delle dieci vergini che, munite di lampade, escono per accogliere e accompagnare lo sposo alla cerimonia delle nozze. “Il regno dei cieli sarà simile…”: questa frase tipica di Gesù ci conduce nel vivo del racconto, il quale precisa subito qualcosa di importante, e cioè che cinque di queste vergini sono sagge e cinque stolte. Le sagge, infatti, hanno portato con sé l’olio per le lampade, mentre le stolte no. Lo sposo tarda ad arrivare e tutte quante si addormentano. A mezzanotte viene annunciato l’arrivo dello sposo. Le vergini stolte, allora, si accorgono di non avere l’olio per le lampade, e lo chiedono a quelle sagge, ma queste rispondono che non possono darlo perché non basterebbe per tutte. Mentre dunque le stolte vanno in cerca dell’olio, arriva lo sposo; le vergini sagge entrano con lui nella sala del banchetto e la porta viene chiusa. Le cinque stolte ritornano ma è troppo tardi; bussano alla porta ma rimangono fuori.

Ci colpisce un po’ la durezza sia della risposta delle vergini sagge sia di quella dello sposo nei confronti delle vergini stolte, ma entrambe hanno un senso profondo.

Il cuore del racconto è questo olio, di cui non ci viene detto esplicitamente di che cosa si tratti, ma che capiamo essere legato alla vita personale, alla propria esperienza, qualcosa che non può essere prestato o diviso con gli altri. È qualcosa che riguarda la luce, ed è qualcosa di essenziale, che fa la differenza tra il prendere parte al banchetto nuziale, a questo momento di gioia, di vita, e il rimanerne esclusi. È questo olio che ha a che fare con l’esortazione di Gesù a vegliare (v.13) e non il fatto che le vergini stolte si addormentino: tutte le ragazze, infatti, vengono vinte dal sonno.

Tutti possiamo ritrovarci in questa storia. Anche se conosciamo il Signore e desideriamo con tutto il cuore partecipare a quella gioia che ci promette, alla vita piena che ci attende, tutti dobbiamo affrontare la nostra debolezza che ci fa stancare e addormentare. Il punto non sta nella nostra fragilità, ma nel nostro essere preparati a quando veniamo svegliati dalla voce che annuncia la presenza dello Sposo, voce che non manca mai nella nostra vita perché abbiamo la certezza che il Signore, anche quando sembra ritardare, c’è, viene.

La parabola di Gesù ci aiuta a riflettere sul fatto che l’incontro con il Signore e il prendere parte alla sua gioia non sono cose che si possono improvvisare, esperienze che si fanno in modo automatico, a cui si può rimediare all’”ultimo istante”. È necessario un carburante, qualcosa che ci permetta di vivere accesi, luminosi, pur dentro la nostra debolezza che ci fa talvolta assopire, dimenticare l’orizzonte della venuta del Signore. Ecco l’olio. C’è un particolare che viene detto di quest’olio: che è in piccoli vasi. Che cosa ci fa vivere attenti, accesi, con una tensione verso il Signore? Cosa mantiene vivo il desiderio? Che cosa ci aiuta a tenere accesa la passione per la vita piena? Sono le piccole occasioni quotidiane, ordinarie, di cui è fatta la nostra vita di cristiani: la mia preghiera quotidiana, i miei piccoli atti di amore, le scelte di sobrietà, di distacco, i miei atti di fiducia, la mia speranza …: quelle piccole cose attraverso cui alimentiamo il nostro rapporto col Signore. Ci accorgiamo che è la fedeltà alle piccole cose che fa la differenza. Non sono i grandi momenti, gli eventi straordinari, i grandi entusiasmi a costruire il nostro rapporto con Dio, ma quelle ordinarie occasioni che costituiscono il tessuto reale della nostra vita e che sono l’oggi di Dio.

Questa nostra esperienza personale non può essere prestata. Ci sono cose che io non posso fare al posto di un altro. Non posso dire di sì a Dio al posto di un altro, essere fedele al posto di un altro. Il mio olio, la cura del mio rapporto con il Signore è qualcosa di personale, che non posso dare ad un altro.

Chiediamo al Signore la grazia di essere vigili, di non perdere queste occasioni. Possiamo pregare con le parole della colletta della Messa:

O Dio, voce che ridesta il cuore,
nella lunga attesa dell’incontro con Cristo tuo Figlio
fa’ che non venga a mancare l’olio delle nostre lampade,
perché, quando egli verrà,
siamo pronti a corrergli incontro
per entrare con lui alla festa nuziale.

Suor Sara della Trinità

Read More →