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“Io sono di Gesù e voglio essere di Gesù” così diceva la nostra fondatrice B.Teresa Maria della Croce “Bettina”.

Sr Nilma di Gesù ha così rinnovato i voti nella cappella della nostra comunità a Macapá – Brasile.

Accompagniamo il suo sì con intensa preghiera e ricordiamo tutti i cuori che sono in ricerca vocazionale perché siano generosi nel seguire Gesù Cristo povero, casto ed obbediente.

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Il Grest è molto più che un evento annuale, è infatti una connessione tra i giovani e valori fondamentali che al giorno d’oggi riteniamo scontati: l’amore, la pace e la solidarietà.

In un mondo forsennato come il nostro, ogni momento di comunità e condivisione tra i compaesani diventa uno strumento necessario per rafforzare il tessuto sociale del paese e non solo, ma anche con le realtà vicine.

È per questo che la nostra chiesa parrocchiale di Acconia di Curinga (in Calabria) ogni anno diventa un saldo punto di riferimento, di accoglienza e speranza.

Questo tipo di evento ha il potere unico di radunare tutte le generazioni.

Grazie alla disponibilità data dalla comunità parrocchiale, i giovani riescono ad apprendere, tramite le gesta dei personaggi dei film, come riuscire a superare i vari ostacoli presenti nel percorso formativo della vita.

Quest’anno questi insegnamenti sono resi speciali dalla figura della Beata Teresa Maria della Croce (BETTINA). In occasione dei 150 anni dalla fondazione della famiglia delle suore carmelitane, abbiamo deciso di far conoscere Bettina, la fondatrice. Ella conobbe un’infanzia difficile segnata dalla povertà e dalla prematura scomparsa del padre, ma nonostante le avversità ha trovato la forza di intraprendere un cammino  caratterizzato da un profondo senso di pace interiore, dalla preghiera e dalla contemplazione.

I giorni del grest hanno riempito il cuore di gioia sia ai bambini che agli animatori ed educatori che con tanta dedizione hanno giornalmente preparato le varie attività.

Ogni giorno abbiamo affrontato un tema diverso intrecciato sia con la vita di Bettina ma anche con quella di Moana, la protagonista di Oceania, film Disney che abbiamo visto tutti insieme.

I temi presenti riguardavano il dono della vita, le scelte da affrontare, gli ostacoli da superare, l’amicizia e in conclusione la missione.

Fra grida e schiamazzi di gioia e momenti di agape fraterna, si è così conclusa la dodicesima edizione del grest.

Non ci resta che ringraziare il Signore per tutte le opportunità di crescita comunitaria che ci offre insieme al nostro parroco Don Franco che dal 2013 rende tutti attivamente partecipi alla vita della chiesa.

Nuove idee si prospettano per l’anno venturo che tutti attendiamo con ansia!

sr Mariam di Gesù Maestro

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Uno strumento per eccellenza per entrare nella preghiera è l’icona: l’immagine rappresentata ci accompagna infatti nelle relazione con la persona o il mistero divino di cui è intermediaria. Ci aiuta a stare alla presenza di Dio e a fissare il nostro sguardo in Lui. Nella preghiera non siamo soli, ma siamo in un rapporto. Poniamoci dunque alla presenza del mistero rappresentato, e lasciamo che parli in noi.

Questa tavola è una riproduzione di un’icona russa: la Madonna orante di Yaroslav o Grande Panaghia (XIII secolo), conservata presso la Galleria Tret’jakov di Mosca. La Vergine è rappresentata in maniera ieratica, con le braccia aperte, rivolte verso i fedeli, così come Gesù Cristo, dipinto all’interno di un medaglione, che poggia sul busto della donna. Nell’iconografia bizantina, la Madonna con il medaglione è anche detta la Madonna del Segno, in quanto Cristo all’interno del medaglione, prefigura la sua nascita dal grembo di Maria. La Vergine, vestita in maniera semplice, ma elegante, poggia i piedi su un tappeto rosso, si staglia su uno sfondo dorato e, alla sua destra e alla sua sinistra, entro due tondi, vi sono due angeli che porgono un globo con una croce. L’iconografia della Madonna orante deriva da un’icona che si trovava nella basilica di Blachernai a Costantinopoli, oggi Istambul. Ancora oggi, l’icona di Yaroslav è una delle icone più venerate di tutta la Russia.

Francesca Marinelli

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Questo pomeriggio attendiamo con gioia e trepidazione la solenne Messa di ringraziamento per i 150 anni di fondazione della nostra famiglia religiosa, ma la festa è già iniziata nel nostro Carmelo di Firenze, dove ci stiamo riunendo da diverse comunità presenti in Italia, e per chi può, anche dall’estero, insieme ad amici, adoratori, compagni di cammino: una vera e propria festa di famiglia! Ringraziamo per il dono della fraternità, per la gioia di camminare insieme verso Cristo, condividendo il carisma ricevuto da Teresa Maria della Croce, di adorazione e carità attiva, il 15 luglio 1874.

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“Mi dono con tutto il cuore a Dio in questa famiglia”
Sono le parole di suor Maria della Risurrezione che oggi, il 12 luglio, ha rinnovato il suo sì al Signore nella nostra famiglia delle Carmelitane di S. Teresa di Firenze.
Accompagniamo il suo sì con la nostra preghiera

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La santità consiste nel diventare finalmente quello che siamo chiamati ad essere, immagine vivente del nostro Dio, aperti alla vita dello Spirito d’amore che vive in noi e ci dona ad ogni istante di partecipare alla vita divina, unendoci a Cristo, facendoci figli amati del Padre. Questa unione di tutto noi stessi con Cristo è vera in ogni momento, l’amore è tenace e davvero nulla ci può separare dall’amore di Cristo, neppure la malattia e la morte, che in Cristo possiamo vivere con un ampio respiro di speranza e con grande consolazione. In Cristo la morte è sempre la porta ad una vita nova, eterna. Davvero la speranza è immortale, la fede è l’unico sostegno, l’amore può capovolgere il mondo.

 

Fidente nell’aiuto di Dio, con il suo Fiat nel cuore e sul labbro, saliva il suo calvario, lentamente moriva: e nessuno capiva il suo stato, neppure i medici che prendevano per nervoso ciò che altro non era che una profonda sofferenza cagionata dal riprodursi del tumore. Ella stava per stendersi sulla nuda croce, come tante volte aveva contemplato nelle sue meditazioni e alla quale aveva anche anelato come prezioso tesoro.

Sabato 23 aprile 1910, le campane a lenti rintocchi piangevano il passaggio della Fondatrice. Tutto il popolo acclamava: ” è morta la Madre! è morta una santa!”. 

S. Giovanni Paolo II, il 19 ottobre 1986, proclama Beata Teresa Maria della Croce proprio a Firenze, città che l’ha vista nascere, operare, pregare e soffrire. 

Ecco l’urgente necessità dei Santi. Essi sono i capocordata, che affermano che la speranza è immortale, la fede è l’unico sostegno, e che l’amore può capovolgere il mondo.

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Il dolore e la malattia fanno parte della vita. Il rapporto con il Signore ci conduce a una profonda riconciliazione con questa realtà necessariamente fragile della nostra vita. Non c’è motivo di evaderla o di averne paura, siamo infatti nelle sue mani. Anzi, questi luoghi del nostro dolore, in cui più corriamo il rischio di sentirci abbandonati, sono quelli in cui facciamo esperienza in modo vitale ed essenziale della presenza di Dio nella nostra vita. Acquistiamo una profondità nel nostro rapporto con la vita stessa, che poi ci aiuta a vivere più intensamente i momenti di gioia. I luoghi del nostro dolore, il nudo legno delle nostri croci, non sono luoghi di abbandono, perchè lì incontriamo la persona di Cristo, che condivide con noi la passione e si dona a noi nell’atto più totale del suo amore.

 

Un tumore colpì Bettina. Ma ella non si lamenta, non si rattrista. Prega, e generosamente si abbandona al Signore che la prepara al supremo distacco. “Da tanti anni non provavo più nei miei dolori fisici e morali nessun conforto; sentivo proprio d’esser sola, mentre ora il Signore si è degnato di darmi una delle sue consolazioni”. 

Durante la convalescenza, grande e benefica fu l’influenza che la Beata esercitò nell’ospedale su quanti l’avvicinavano: medici, infermiere e malate concepirono un senso di ammirazione per lei che vedevano sempre paziente, caritatevole e cortese. Nè tutti avevano il dono della fede; anzi, ve n’erano degli ostili alla religione. Eppure tutti sentivano soggiogarsi dal fascino che da lei emanava; e avevano finito per considerarla una santa.

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Il cammino spirituale è un esercizio di riscoperta di noi stessi alla luce di Dio: per questo il nostro sguardo diviene sempre più lucido riguardo ai movimenti dell’anima, sempre più attento e consapevole di ciò che abita mente e cuore. Anelando con la totalità di se stessi a Dio, assumiamo gradualmente i tratti del suo Volto, assomigliamo sempre più a Colui che amiamo, e tutto ciò che in noi non è di Dio, viene gradualmente convertito e consegnato a Lui. Questo sguardo che acquistiamo verso noi stessi, diviene poi sguardo di comprensione e accoglienza anche per il mistero che abita l’anima di chi ci è affianco. Il cammino spirituale ci rende sempre più prossimi all’altro. In chi ci sta di fronte possiamo infatti intuire la stessa chiamata a venire alla luce di Dio. Ogni anima anela a rispondere ai dolci richiami di Dio, che vuole rigenerare a vita nuova.

Il discernimento degli spiriti non sembra un privilegio estraneo alla Madre Teresa Maria della Croce. Conosceva la via sulla quale Dio chiamava le anime. Sembrava davvero che indovinasse, che leggesse nelle anime, così fortunata era nello svolgere le pieghe della mente e del cuore. Bettina aveva intuito: scandagliava il segreto dei cuori. Aveva il dono di conoscere cose occulte e lontane. Ma anche di un altro dono era stata arricchita: quello di penetrare il futuro e così potè contare i giorni che le restavano a vivere.

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I Santi sono tali perchè sanno indicarci, come una freccia luminosa, l’essenziale della nostra vita. Il rapporto vitale che ci rigenera ad ogni respiro. Questa è l’adorazione perpetua, ogni ora del giorno e della notte. Una follia se ci si pensa, che dura tutt’ora. Eppure questo tempo di silenzio e di continuo esercizio d’amore è quello che feconda le nostre vite personali, e in modo nascosto, anche quella della stessa società in cui viviamo. L’adorazione è la preghiera più essenziale: è amore ricevuto e donato, è uno scambio di sguardi, intimo, profondo. L’Eucarestia che riceviamo nella S. Comunione, ci viene offerta all’adorazione, perchè possiamo sempre più entrare in contatto con la nostra realtà di intima unione con Dio: Egli ci unisce a sè, siamo suoi, e nulla può separarci dal suo amore.

Un giorno, trovandosi poco dopo l’imbocco di via della Scala in Firenze, Bettina vide del terreno disponibile là dove ora è via Bernardo Rucellai, e subito si domandò se non fosse stato quello il luogo scelto da Dio per il grande disegno: una casa per l’adorazione perpetua. Ella incontrò numerose difficoltà nell’iniziare l’adorazione perpetua, ma senza punto turbarsi, passò una notte intera in preghiere e il Signore la confortò con queste parole: “Ti sono mai mancato? E di che temi? L’anno scorso avevi per massima: Niente ti turbi. Quest’anno avrai: Dio solo basta!“.

L’11 gennaio 1902 l’Arcivescovo inaugurava nella Chiesa del Corpus Domini, l’Adorazione perpetua. 

Quella stessa sera la Madre scriveva alle sue figlie: “Quanto è buono Gesù con chi confida in Lui solo!“.

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La preghiera è il momento privilegiato in cui raccoglierci e porci nella luce di Dio. Questa luce illumina il nostro sguardo sulle cose, anche la sofferenza diviene luogo di incontro privilegiato con Colui che custodisce la nostra vita. Riconosciamo il dono di Dio nascosto in ogni evento, in ogni volto. Ci apriamo dunque ad accogliere l’amore di Dio che ci viene incontro in ogni istante, ad ogni respiro. Questa esperienza rasserena il nostro volto,  rilassa la tensione dei nostri tratti, li apre al sorriso. Sperimentiamo il sollievo di essere nelle mani di Dio. Anche il nostro corpo lo avverte. La nostra mente si fa più lucida. Il cuore trova pace. Diveniamo con la nostra presenza gioiosa e rasserenante, un attraente e contagioso annuncio di speranza per chi ci è vicino.

Non servire il Signore con sospiri. Con contentezza e con coraggio, mostra come sia vera la Parola del Signore: “Il mio giogo è soave e il mio peso è leggero”…Abbi il sorriso sul tuo volto e guarda alla sofferenza in una luce più alta, allora essa diventa un dono di Dio per te e un motivo di contentezza. La felicità non è una virtù, ma l’effetto dell’amore.

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