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Ottobre porta con sé un grido che emoziona i cuori: È Círio un’altra volta! A Macapá, il Círio di Nazaré trasforma la città in uno scenario di fede, devozione e speranza. Fin dal 1934, anno della sua prima edizione, il Círio è diventato una delle più grandi manifestazioni religiose dell’Amazzonia, segno della profonda devozione del popolo alla Vergine di Nazaré, Regina dell’Amazzonia.

Le vie di Macapá si vestono di fede, di colori e di canti. Ancora una volta, il cuore dell’Amazzonia batte all’unisono com quello di Maria di Nazaré, la Madre che visita i suoi figli e li guida con passo dolce e sicuro verso il Figlio.

Tutto comincia con il cammino di Maria, quando l’immagine della Vergine lascia la Basilica e si fa pellegrina tra le famiglie, le scuole, gli ospedali e gli uffici pubblici. È la Madre che entra nelle case, benedice i sogni e consola le ferite. Ogni incontro diventa una piccola festa di fede; un rosario condiviso, un sorriso, un gesto di pace.

Poi, le acque del grande fiume si aprono alla Processione Fluviale, dove barche adornate di fiori e bandiere trasportano la statua di Nazaré. È un pellegrinaggio che unisce cielo e fiume, popolo e natura, memoria e speranza. La Vergine naviga tra le correnti del tempo come segno di presenza e di amore che non passa, creando uno spettacolo di fede e bellezza. Le preghiere e i canti si mescolano al suono delle sirene, trasformando il fiume in un grande sagrato. È la Madre che visita i suoi figli e benedice gli abitanti che abitano sulle rive del fiume.

Un altro momento molto bello è la Messa della sostituzione del Manto nel sabato, segno di rinnovamento e gratitudine, ogni manto porta un messaggio spirituale e una promessa di amore. Dopo la messa, si fa la Traslazione dell’immagine al Santuario di Fatima che nel giorno dopo la Vergine di Nazaré esce per le strade di Macapá nel suo cammino di fede.

La domenica è il giorno culminante, la grande processione del Círio. Quest’ anno 150 mila persone hanno percorso le vie della città con emozione e fede profonda, famiglie intere camminano insieme, ringraziando e pregando. Il Círio è il volto della fede amazzonica, semplice, forte e pienamente Mariana.

La Corda del Círio è un legame di fede e promessa. Simbolo centrale della processione, la corda rappresenta per i devoti un gesto di sacrificio e riconoscenza, toccarla, portarla, trascinarla significa offrire la propria promessa e ringraziare per una grazia ricevuta.

Ogni passo compiuto con fatica e lacrime è una preghiera silenziosa: Grazie, Madre di Nazaré, perchè cammini con me. La corda unisce migliaia di persone in un unico cammino di fede e speranza, è il cuore pulsante del Círio, una catena viva che lega i cuori al cielo.

Durante l’ ottava del Cirio ci sono tanti altri eventi, fra questi c’è la Romaria dei Giovani, una processione  che non è solo un camminare, ma un grido di vita, un canto che dice al mondo: Maria cammina con noi! Insieme, ragazzi e ragazze percorrono le strade della città portando il Vangelo con il linguaggio del cuore e dell’allegria.

Alla fine del pellegrinaggio, la Festa dei Colori trasforma la piazza in un mosaico vivente. Polveri colorate si alzano al cielo come preghiere di gioia, e ogni sfumatura racconta qualcosa: il giallo della speranza, il rosso dell’amore, il verde della vita, l’azzurro della pace. In questo incontro tra fede e festa, la gioventù amazzonica mostra il suo protagonismo, non resta spettatrice, ma diventa voce, luce e movimento. Con Maria, la Regina dell’Amazzonia, i giovani imparano a dire sì alla vita, sì a Dio, sì al servizio e alla speranza, una Chiesa che canta, danza e cammina per le strade con il cuore acceso perché la fede, quando è vera, ha sempre i colori dell’amore.

Il ciclo delle feste si chiude con il Recírio, la processione delle luci. Le strade si illuminano con le candele, come un mare di stelle che accompagna il ritorno della Vergine. È un addio che non è fine, ma promessa: Maria continuerà a camminare tra il suo popolo.

Così, Macapá si rinnova ogni anno in questa grande sinfonia di fede, cultura e devozione. È Círio un’altra volta e ogni volta è come la prima, perché l’amore per la Regina dell’Amazzonia non conosce tramonto.

 

Viva la Regina dell’Amazzonia! Viva il Círio di Nazaré!

Sr. Nilma di Gesú

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Tra giorni di preghiera, gioia e fede, la Novena  in onore di Santa Teresa di Gesù Bambino è stata vissuta con profondo spirito di devozione e comunione fraterna da noi suore insieme alle famiglie, ai giovani, ai bambini e a tutta la comunità riunita nel Giardino del Piccolo Carmelo di Macapà (in Brasile).

Durante i nove giorni di preparazione alla festa, il popolo di Dio è stato condotto a vivere un’esperienza di spiritualità teresiana segnata dalla semplicità e dalla totale fiducia nell’amore di Dio. Gli incontri sono stati momenti di intensa preghiera, riflessione e condivisione, sempre illuminati dall’esempio di Santa Teresa, che ci insegna la piccola via della santità.

Con grande gioia, la comunità ha accolto la presenza di Padre Luciano dei Carmelitani, che con sapienza e tenerezza ha guidato incontri formativi con le famiglie e con i giovani, aiutando tutti a riscoprire la bellezza della vocazione cristiana e il valore del dono totale di sé a Dio. Le sue parole hanno toccato i cuori e ravvivato il desiderio di vivere la fede con semplicità, fiducia e amore, secondo lo spirito di Teresina.

Uno dei momenti più commoventi della novena è stato la collocazione della reliquia di Santa Teresina nella Cappella del Carmelo. Con profondo raccoglimento, tutti i presenti hanno accompagnato questo gesto di fede e gratitudine, riconoscendo nella giovane carmelitana un’amica del cielo e una donna fedele che intercede presso Dio. È stato un istante di grazia che ha unito il Cielo e la Terra in lode e preghiera.

Nella stessa notte si è svolta anche l’inaugurazione della piazzetta dedicata a Santa Teresina, uno spazio di incontro e di preghiera, pensato come segno permanente della presenza della santa in mezzo al popolo. La piazzetta, semplice e accogliente, è divenuta simbolo di accoglienza, speranza e fraternità.

Il culmine delle celebrazioni è stato raggiunto nel giorno della Messa Solenne, preceduta da una bellissima processione con la statua di Santa Teresina, accompagnata da fedeli e devoti che, con le rose nei cuori, hanno espresso la loro devozione e gratitudine alla “piccola santa delle rose”. La Santa Messa è stata presieduta da Mons. Antonio, che nella sua omelia ha sottolineato l’attualità dell’esempio di Teresina: una giovane che ha amato Dio intensamente e ha fatto della propria vita un dono d’amore.

Al termine della celebrazione, in un gesto di tenerezza e condivisione, sono state distribuite rose e piccoli ricordi ai devoti, simbolo delle benedizioni che Santa Teresina ha promesso di spargere sul mondo. Subito dopo, tutti si sono ritrovati in un momento fraterno, celebrando la gioia di appartenere alla stessa famiglia spirituale, uniti dalla fede, dall’amore e dalla devozione al piccolo fiore del Carmelo.

Tra preghiere, sorrisi e gratitudine, nel cuore di tutti è rimasta la certezza che Santa Teresa continua a mantenere la sua promessa: “Passerò il mio cielo facendo del bene sulla terra.”

sr Nilma di Gesù

 

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Se facciamo un salto nei luoghi dove è iniziata la vita di Teresa Maria della Croce, a Campi Bisenzio (FI), possiamo conoscere i passi della sua avventura con Dio. Al Conventino c’è l’inizio, la scelta di avere un rapporto esclusivo e totale con Dio.

E il nostro cuore per chi è fatto? A chi desideriamo donare tutta la capacità d’amore che è nel nostro cuore?

Nella cappella di San Giusto, ella coltiva il suo rapporto personale con il Signore, e in ascolto della sua voce, discerne i passi del cammino:

che cosa vuoi che io faccia? Cosa vuoi che io diventi? 

Nella stanza dove è vissuta notiamo una grande sobrietà ed essenzialità che rivela la scelta del cuore: l’amore di Cristo, che desidera tenere stretto a sè, vivere in intimità con Lui.

Nella stanza dove ha trascorso gli ultimi mesi di vita, ha vissuto la consegna totale di se stessa nell’amore, attraversando lo spogliamento e il dolore della malattia, e crescendo nella fiducia e nell’abbandono a Colui che l’aveva scelta come Sposa.

E noi come attraversiamo i deserti e le difficoltà della nostra vita? 

Questi piccoli squarci nella vita di Beata Teresa Maria della Croce, rivelano che la santità è un dono che ciascuno può cogliere a piene mani, senza dover aspettare grandi occasioni per diventarlo. La vita, così com’è, anche quando anonima e nascosta, è occasione di santità, ovvero di unione con Dio, che abita in noi e in ogni istante del nostro tempo.

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“Sono grata di aver condiviso con voi quest’esperienza, mi sono sentita nel posto giusto al momento giusto. Senza ognuno di voi non sarebbe stato lo stesso. Grazie!”.

Quest’emozionante condivisione ce la lascia una ragazza che vuole ringraziare per la sua esperienza di pellegrinaggio.

Noi gruppo di giovani desiderosi di un’incontro con il vero volto della speranza, ci siamo messi in cammino verso Roma per vivere in compagnia un’importante esperienza. Siamo in dieci ragazzi e ragazze con età differenti, che affida il proprio percorso a delle guide spirituali e ad alcuni educatori, decidiamo di lasciarci sorprendere della vita stessa.

Ai colori caldi dell’alba estiva, il 27 Luglio 2025, inizia la nostra avventura!

Dopo qualche ora di viaggio in auto arriviamo a Firenze, prima tappa di questo pellegrinaggio, dove ci attendevano le Suore Carmelitane di Firenze. Le sorelle ci accolgono con grande entusiasmo, e preparano per noi diversi momenti di attività. Tra catechesi, momenti di preghiera, canti, testimonianze, chiacchierate, visite verso nuovi luoghi come la Cattedrale di Santa Maria del Fiore o la visita ai Frati carmelitani ad Arcetri: scopriamo l’intreccio fra arte e fede. Assaporando i momenti di catechesi, ed ascoltando la voce del cuore cominciamo a scoprire l’identità della speranza: ascoltandone il rumore, toccandone l’essenza, guardando il suo viso per scegliere di seguirla! Impariamo che la speranza ha a che fare con l’alzarsi, mettersi in movimento, decidere di seguire qualcuno di cui fidarsi ciecamente perché la speranza è fatta di grandi orizzonti. La speranza è salvare l’essenziale, salvare ciò che porta frutto e amore nella propria vita ed in quella altrui. Con questi preziosissimi insegnamenti, tra sorrisi e abbracci salutiamo con tanta gratitudine le sorelle che ci hanno ospitati con molta gioia.

Riprendiamo il nostro cammino sotto il sole cuocente toscano che con sudore e fatica ci porta ad Assisi, seconda tappa della nostra avventura. Come prima fermata, il maestoso Eremo delle Carceri crea attorno a noi un clima di silenzio e preghiera. Un luogo perfetto per ascoltare le parole di Padre Piero e Suor Dina, guide spirituali del nostro cammino, lasciando che ci entrino in profondità. Il silenzio ci consente di sentire molte più cose, ci aiuta a spogliarci di tante maschere, ci mostra le vie della verità perché seguire la speranza implica una scelta, e per scegliere dobbiamo rinunciare a qualcosa.

Girovagando per le strade del borgo, ripercorrendo i passi di San Francesco e di Santa Chiara riusciamo a fare conoscenza delle vite di questi santi, guardando alla sanità come un qualcosa che lascia un segno attraverso grandi opere, tipo la riparazione di vecchie chiese in rovina, ma soprattuto con gesti semplici ed umili. Le piazze di Assisi ci regalano dei momenti di spensieratezza, tra canti e balli allegri, in compagnia di altri giovani di differenti culture. Ma ci regala anche, grandi esempi di fraternità, come il rapporto tra Francesco e Chiara che non è un’amicizia basata sul “io” dipendente da “te”, o di un “te” bisognoso di “me”: ma di un’io e te a Dio! Un’amicizia in cui ci si aiuta a vicenda soprattuto nell’errore, perché solo assieme si può concorrere alla santità. Una santità che non aspetta il futuro, non aspetta d’essere compiuta in grandi cose, non aspetta il domani o la perfezione.

La santità chiama al presente, ognuno con la propria vita come luogo perfetto per incontrare Cristo.

Nei momenti di condivisione in gruppo, e nei momenti di vita comunitaria ordinaria abbiamo l’opportunità di sperimentare in prima persona la relazione di fraternità, riconoscendo il significato reale dell’essere Chiesa, del diventare un’unico corpo. Si creano dei legami autentici tra noi, che ci portano ad un’arricchimento interiore e spirituale, un po’ come il rapporto tra S. Francesco e S. Chiara.

La mattina del 31 Luglio cominciamo con la celebrazione della Santa Messa adornata da canti meravigliosi, e poi con un’abbonante colazione con caffè latte e cornetto riprendiamo il nostro viaggio. Con sosta pranzo in riva al lago Trasimeno finalmente arriviamo alla nostra meta: Roma.

Nuovamente ad accoglierci ci aspettano le Suore Carmelitane di Roma che ci lasciano spazio e tempo per vivere con leggerezza la grande capitale italiana. Dopo un pranzo veloce in gruppo, ci dirigiamo a Piazza San Pietro per goderci il primo evento del Giubileo dei Giovani: Tu sei Pietro, tenuto dal cardinale Matteo Maria Zuppi. L’entusiasmo è alla stelle, questo evento indica l’inizio del Giubileo per i giovani. La nostra carica e la nostra energia, assieme a quella degli altri pellegrini, si sparge per tutta la città romana. Ascoltiamo differenti testimonianze di vita basate sulla speranza, di persone piene di fede e di carità verso il prossimo, e poi balliamo e cantiamo a squarciagola, sorridendo e ridendo, per lodare il nome di Gesù. Verso sera il cardinal Zuppi sale sul palco, davanti all’altare per pronunciare assieme a cento mila giovani italiani il Confessio.

“Io sono perché Tu sei! Siamo noi stessi quando ci pensiamo per gli altri” C. Zuppi

I giorni a seguire sono una preparazione fondamentale al momento della veglia con Papa Leone XVI, e vivere ogni momento in comunione con altri amici per noi ragazzi è un dono immenso. Camminando per il centro storico di Roma ci fermiamo difronte alla Basilica di San Paolo, attraversiamo la Porta Santa uno accanto all’altro come se fossimo una famiglia. È un momento molto forte quello che viviamo quel giorno, quando ognuno di noi si mette a confronto con le proprie debolezze, con le proprie fragilità, le mancanze d’amore, gli sbagli, i difetti, i peccati. Comprendiamo d’essere amati oltretutto il disprezzo provato per se stessi, d’essere amati nelle proprie difficoltà e nei vuoti. Capiamo che essere soli nel cammino della vita è solo un’illusione, la verità è fatta di fraternità.

A seguire nel pomeriggio, la catechesi tenuta da Don Fabio Rosini colpisce i nostri cuori, quando lui parla dello sguardo di Dio su ogni essere umano, dell’importanza del battesimo in quanto costituisce l’essere figlio di Dio e l’inizio di una vita nuova, una vita vera. Ci racconta del suo incontro personale con Cristo, ch’esso l’ha portato ad incontrare la sua vera e propria identità.

Le parole di Fabio entrano nei nostri cuori e nei cuori di chi lo ascolta, illumina gli occhi ed apre una porta verso la luce eterna.

“Quando scopri chi sei per Gesù Cristo, varchi la soglia del disprezzo per te stesso. Gesù ti ha chiamato perché ti vuole in paradiso, ti vuole in paradiso perché senza di te non sarebbe lo stesso. Lui ti ha creato perché il mondo non sarebbe lo stesso senza di te. I figli di Dio sono pezzetti di cielo sulla terra!” Don F. Rosini

Con lo spirito pieno di nuova consapevolezza decidiamo di vivere assieme un momento di divertimento, ceniamo in una piccola trattoria del posto per festeggiare tutti assieme il compleanno di una nostra amica.

2 Agosto 2025 il grande giorno è alle porte, non c’è più niente d’aspettare. Tra le fermate delle metro, per i vicoli della città, nei parchi romani, in mezzo alle piazze e fra le strade solitamente trafficate: più di un milione di giovani provenienti da tutto il mondo si muove! Tutti camminiamo sotto il sole rovente, con sudore e fatica, ma con il sorriso sul viso per raggiungere Tor Vergata, luogo dove il Papa vuole accoglierci per testimoniare la speranza ed incoraggiare all’evangelizzazione.

Noi ragazzi guidati da P. Piero e S. Dina troviamo un punto perfetto per accamparci durante quest’importante evento, le ultime ore d’attesa sotto il caldo atroce sembrano infinite ma la stanchezza viene sostituita da belle canzoni e da incontri inaspettati con altri pellegrini. Sul palco salgono i The Sun e i Reali, che scaldano l’energia nell’aria e il clima inizia a scaldarsi rallegrando e ravvivando la situazione. Differenti cantanti e musicisti, ballerini e artisti si esibiscono sul palco fino all’arrivo del Papa.

Ed ecco! Finalmente Papa Leone atterra con l’elicottero, passa con l’auto per salutare i giovani che corrono, saltano, si agitano e si esaltano al suo arrivo. Vedere la folla di giovani muoversi verso l’incontro con Dio, sentirsi parte ed essere parte di questo movimento così grande che significa divenire Chiesa, per noi è un’emozione immensa. Il sole cala, regalando un’atmosfera colorata, romantica, così puramente bella che apre le porte per la veglia. Papa Leone risponde ad alcune domande dei giovani del Giubileo, dando a tutti noi presenti prospettive nuove e positive della vita, dei sogni, del valore dell’amicizia, dell’amore autentico. Dopo s’inginocchia davanti al Santissimo, di conseguenza ogni ragazzo e ragazza presente si prostra davanti al tanto atteso incontro con Gesù.

Pregare assieme a tanti altri ragazzi, divenire un’unico corpo nonostante le diverse culture o provenienze, realizzare di non essere mai stati soli nella fede, lodare il Signore con gioia ed in comunione con l’altro, udire le parole del Papa ed essere in preghiera anche con lui: nutre la nostra anima, apre i nostri cuori all’incontro con Cristo attraverso il rapporto con l’altro, accresce la nostra mente e disseta i nostri bisogni. Papa Leone, concluso il momento di silenzio, decide di dare la buonanotte ad ognuno ricordandoci che siamo venuti al mondo per amare, che siamo stati scelti! La nottata finisce con qualche altro canto e ballo, con tanti sorrisi, dialoghi sinceri, abbracci e anche con qualche lacrima di gioia.

La mattina seguente tutti i giovani si svegliano e Papa Leone accorre a Tor Vergata molto presto, per salutare al meglio tutti i giovani presenti e per prepararsi alla celebrazione della Santa Messa. Ultimo importante evento di questo Giubileo dei giovani, e partecipare ad una Messa svolta dal Papa, ascoltare l’imponente coro cantare in latino, poter sentire una predica del Santo Padre: risveglia gli animi.

Una volta finita la celebrazione, Papa Leone ci saluta con delle parole commuoventi che rimarranno sempre impresse in ogni cuore.

“Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto, alle cose di lassù per renderci conto che tutto ha senso. Tra le realtà del mondo solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità. Facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di perdono, di pace come quelli di Cristo. Aspirate a cose grandi, alla Santità ovunque siate. Non accontentatevi di meno, e allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo.” Papa Leone XVI

Il rientro a casa porta con sé sempre un po’ di malinconia, quella lieve tristezza che ci rende grati per ogni cosa vissuta, ma che lascia scendere qualche lacrima sul volto perché sembra un’avventura ormai terminata. Anche se, in verità la vera avventura comincia proprio da qui: questo è solo il nostro inizio!

Noi giovani pellegrini abbiamo incontrato il vero volto della speranza: Gesù! Ci siamo fidati, lasciandoci sorprendere per imparare ad accogliere, lasciandoci guardare per imparare ad osservare, lasciandoci toccare per imparare a donarsi all’altro, lasciandoci perdonare per imparare a perdonare, lasciandoci amare per imparare ad amare.

Questa è la gioventù del Papa, questo è il vero volto della Chiesa cattolica, questa è l’esperienza di noi giovani oggi quando desideriamo essere ascoltati e accolti, questa è la voce di chi vuole diffondere la luce, questa è la fede, questo è il significato autentico di essere fraternità, questo è l’amore che parla per mezzo di Gesù, questa è speranza!

Maria Candiotto

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Eccomi dopo la professione perpetua,  condivido con voi il salmo responsoriale della mia vita; aiutatemi a lodare il Signore per tutti i suoi benefici, per crescere nel suo amore, e rinvigorirci nei momenti difficili

Alleluia, lodate il Signore perché è buono,

perché eterna è la sua misericordia.

Lodate il Signore dei signori,

perché eterna è la sua misericordia.

Egli solo ha compiuto meraviglie usando ogni momento di buio per una nuova alba,

perché eterna è la sua misericordia.

Ha creato il mondo con arte e sapienza,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha formato nel seno di mia madre, ed è stato l’amico della mia infanzia e la sete della mia adolescenza,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha liberato da tanti mali, e soprattutto dai mali più grandi: “la disperazione” e “il credere di potermi salvare da me stessa” ,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha dato una famiglia e degli amici, poveri ma ricchi di Lui,

perché eterna è la sua misericordia.

Ha abitato le mie gioie e le mie sofferenze,

perché eterna è la sua misericordia.

E quando tutto si è aperto davanti a me (specializzazione, lavoro, amore, relazioni…), mi sono accorta che non vivevo veramente in quello che mi sembrava bello, buono e appagante,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha fatto iniziare un cammino serio di ricerca vocazionale,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha accompagnato silenziosamente con la Sua Parola e il Suo Pane Eucaristico, attraverso le persone e gli eventi,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha dato forza per lasciare tutto ed entrare in convento,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi ha accompagnato con pazienza lungo il cammino di formazione in Italia e nel Libano,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi chiama a vivere da contemplativa, attenta a Lui e con i piedi per terra, in mezzo al mondo,  in unione con le mie sorelle,

perché eterna è la sua misericordia.

Mi chiama a vivere da sposa, madre e sorella come e con Maria,

perché eterna è la sua misericordia.

Essere suora carmelitana missionaria, è un cammino di gioia, per essere tutta di Dio, tutta al servizio della Chiesa e dell’umanità,  tutta realizzata come donna, umana, debole, ma forte in Colui che le dà forza.

Per questo lodate con me il Dio del cielo, che abita nel più profondo dei nostri cuori,

perché eterna è la sua misericordia!

Suor Maria della Resurrezione

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Questa notte è stata luce che illumina i cuori, solamente grazie alla Sua presenza viva tra noi! Perciò rendiamo grazie al Signore perché senza il suo amore questa notte sarebbe rimasta scura. Ed ognuno di noi oggi si è accampato al suo fianco. Restiamo saldi nella nostra fede ed ogni notte sarà notte di luce!

Questo ci annuncia uno dei ragazzi che ha partecipato all’intera celebrazione del 15 Marzo, condividendo con noi un’emozione molto forte.

Si è all’altare che t’incontro, sono pronto, portami lì. Qui all’altare io mio offro ad ogni costo, accettami. – Davide Lecce

Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia. Lc 9,28b-36

Sabato 15 Marzo un gruppo di giovani ha dedicato diverse ore della sera alla preghiera, più precisamente con adorazione al Santissimo e Santa Messa. Nella chiesa del Convento delle Suore Carmelitane all’Istituto Zanotti di Treviso dalle 20.00 alle 24.00, alcuni ragazzi del gruppo giovani Carmelo TV hanno deciso di vivere una notte di preghiera, in comunione con il Signore ed in compagnia di altri ragazzi e ragazze. Le Suore ed i Padri Carmelitani hanno messo a disposizione spazio, tempo ed energie aprendo le porte della chiesa e del loro cuore per accogliere i giovani. Tra preghiera, catechesi e tanti canti hanno illuminato i cuori di alcuni Trevigiani, ma sopratutto hanno adorato Gesù Cristo.

Sabato 15 Marzo Treviso ha vissuto una notte di luce, che ha regalato un po’ della sua luce ad ognuno di noi.

Noi ogni notte diciamo grazie per tutta la luce, diciamo grazie per tutta la luce! – THE SUN

Notte di luce, ma la notte che è buia e scura come può essere una notte che illumina? La notte è quel momento della giornata vuoto, che inquieta timore, fa vedere i mostri ai bambini e da spazio ai pensieri della mente. E’ quel momento dove tutto si ferma, gli animali si rifugiano nella loro tane, i negozii chiudono, le luci nelle strade si spengono, la gente finisce di lavorare: il mondo si ferma, e tutto tace. La notte trasmette un po’ del suo buio anche a noi, annebbia le menti che a fine giornata vagano per mille pensieri. E ci rendiamo conto degli errori commessi, cominciamo ad avere paura di scavare a fondo nei nostri cuori, e guardiamo in faccia le nostre debolezze. Come possiamo dare luce ai nostri bui, illuminare la nostra notte? Affidandoci. Affidando i nostri pensieri, errori e dolori all’unico uomo che è capace di risplendere anche nelle tenebre. Quell’uomo che ha dato la vita per noi, che si è fatto piccolo e povero per amore. Se affidiamo tutto a Lui, e nelle preghiera di mettiamo nelle sue mani anche la notte più scura può divenire notte di luce.

Questo è ciò che abbiamo vissuto noi. Nella notte di sabato mentre il buio fuori arrivava e tutto sembrava mutare o spegnersi, nella casa del Signore si è fatto festa, lodando e pregando il suo nome. Affidando tutto a Lui, anche le nostre ombre più nere che ha reso spiragli di sole.

Gesù ha reso la nostra notte una luce che illumina!

Maria Candiotto

 

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La nostra tradizione del Carmelo riconosce in San Giuseppe il patrono e il modello della vita mistica carmelitana.

È innegabile che più di ogni altro Teresa di Gesù ha fatto del culto a san Giuseppe uno degli elementi caratterizzanti la pietà e la fisionomia spirituale del Carmelo. L’incontro con san Giuseppe avvenne in uno dei periodi più duri della sua vita. Teresa ha circa 25 anni, ha sofferto di una lunga e penosa malattia, in cui le cure dei medici terreni si sono rivelate non solo inefficaci ma dannose. È rimasta paralizzata ed è sfinita fisicamente e psicologicamente. Sente di non avere nessun valido aiuto al suo fianco ed è in questo momento che, spinta da un’intuizione interiore, si rivolge a san Giuseppe come al suo “padre e signore” (Vita 6, 6;33, 12).

In effetti, tale egli si dimostrerà nei suoi confronti per tutto il resto della sua vita. Non ci sarà necessità dalla quale egli non la libererà, esercitando su di lei e sulla sua opera la funzione di custode e protettore. Da esperienza privata la devozione a san Giuseppe diventerà un tratto distintivo della riforma teresiana, centrata sull’amicizia con Gesù Cristo. Come Giuseppe ha vegliato sulla relazione tra Maria e Gesù, difendendola dai pericoli esterni e custodendone la dimora, ugualmente egli si impegna a vegliare sui Carmeli, che al modo della famiglia di Nazareth vogliono essere il luogo in cui si accoglie l’umanità di Gesù e si vive solo per essa e con essa. Per questo Giuseppe non è soltanto il patrono, ma anche il maestro di coloro che praticano l’orazione (Vita 6, 8) perché nessuno più di lui sa come si viva una vita in intimità con Gesù e con Maria, avendo passato tanti anni con loro e reso possibile l’esistenza stessa della famiglia di Nazareth. Non sorprende, pertanto, che dieci dei quindici Carmeli fondati direttamente da Teresa portino il titolo di san Giuseppe. Il santo è talmente presente nell’attività di fondatrice di Teresa (che nei suoi viaggi porta sempre con sé una statua di san Giuseppe) da guadagnarsi il titolo di “fondatore” del Carmelo teresiano.  Evidentemente, questo appellativo è da intendersi nel senso che san Giuseppe assistette Teresa nella fondazione dei Carmeli riformati. È certo, però, che accanto alla tradizionale figura del Santo Padre Elia si colloca ora il Santo Padre Giuseppe e questo creò una sorta di incertezza su quale dei due dovesse essere considerato il principale patrono e fondatore dopo la Vergine Maria

Una delle opinioni caratteristiche di Teresa è che mentre altri santi sono destinati da Dio a soccorrere in certe necessità particolari, san Giuseppe ha una sorta di mandato universale, per venire in aiuto a qualsiasi genere di bisogno, materiale e spirituale (Vita 6, 6).

Viviamo in un mondo in cui tendiamo a sfuggire i vincoli di relazioni e impegni stabili e a chiuderci in uno sterile narcisismo, Giuseppe ci indica il cammino della rinuncia a noi stessi, della responsabilità quotidiana, del silenzioso operare perché la famiglia viva e cresca.

Un padre di famiglia cerca di sanare le ferite della propria casa. Il nostro patrono ci mette davanti al bisogno di sanare le ferite dell’umanità, e le ferite all’interno della propria Chiesa. Non c’è Chiesa, non c’è Carmelo senza persone che dimenticandosi di sé stesse lavorano giorno e notte per dare agli altri una base sicura su cui poggiare. Lavorano nell’oscurità, portando nel cuore le proprie ansie e fatiche, spesso senza vedere i frutti né intravvedere la meta, confidando solo in colui da cui la loro paternità proviene e prende nome (cfr. Ef 3,15). Persone così potranno sempre trovare in san Giuseppe il loro patrono e modello, il loro “padre e signore”.

La Parola giunse a Giuseppe in un sogno, che possiamo interpretare come la sua preghiera, la sua interiorità. Si potrebbe dire che ogni Carmelo è un luogo di sogni: la preghiera è come un sogno, che contiene in sé un messaggio segreto. La comunità carmelitana è un gruppo di persone che sogna di fare della propria casa una nuova Gerusalemme, persone che condividono il sogno del profeta per un mondo migliore, persone che si lasciano catturare ogni giorno dal sogno della salvezza.

Ascoltando ogni giorno la Parola della salvezza, ci conformiamo a Cristo nella sua obbedienza e nella sua volontà di servire, lui che non è venuto per essere servito ma per servire, lui che trovava in un bambino piccolo l’esempio di come dobbiamo essere se desideriamo entrare nel regno di Dio. I carmelitani e le carmelitane, come san Giuseppe, conoscono il sogno e mantengono la luce della speranza che brilla per quel nuovo mondo promesso a coloro che sono attenti alla Parola di Dio, perché Dio farà nuove tutte le cose.

Insieme a Maria, Giuseppe è l’icona evangelica nella quale noi carmelitani/e possiamo leggere e comprendere che cosa vuol dire per davvero “vivere nell’ossequio di Gesù Cristo”. E pertanto, a buon diritto, continueremo a rivolgerci a lui come a nostro padre e patrono, ma anche amico fedele e guida esperta nel cammino sulle orme di Gesù.

Brani tratta da: Lettera dei Superiori Generali O.Carm. e O.C.D. alla famiglia carmelitana
nella ricorrenza del 150esimo anniversario della proclamazione del
patrocinio di san Giuseppe sulla Chiesa universale – 2020

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Io ero lì,

nel Giubileo del mondo della comunicazione

 

“Per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe” dice Etto Mo.

Dal 24 al 26 gennaio c’è stato il primo dei grandi eventi dell’Anno Santo, il giubileo del Mondo della Comunicazione, dove si sono radunati giornalisti e comunicatori dei social media di tutto il mondo. L’evento si è aperto venerdì 24 sera nella Basilica di San Giovanni in Laterano con la liturgia penitenziale e la messa internazionale.

E’ una grazia essere presenti a questo Giubileo, partecipare, commuoversi, raccogliere ogni singolo momento per provare a raccontare la vita con uno sguardo nuovo. Io ero lì, insieme a tanti giornalisti e comunicatori, condividendo la stessa esperienza di un evento che certamente cambierà il mondo, perché ogni persona che attraversa la Porta Santa è chiamata a essere portatore di speranza.

La giornata di sabato è iniziatain Piazza Pia con la consegna della croce pellegrina e con la preghiera: “Il Dio della speranza, che nel Verbo fatto carne, ci riempie di ogni gioia e pace nella nostra fede, per la potenza dello Spirito Santo, sia in mezzo a noi.” Ci siamo messi in cammino non da soli, ma in piccoli gruppi, seguendo l’invito di Papa Francesco di essere compagni di strada nella comunicazione, condividendo con mitezza la speranza che alberga nell’interiorità.

Ora tocca a ciascuno di noi attraversare la via della Conciliazione per varcare la Porta Santa di San Pietro in un clima di raccoglimento e preghiera.  Nell’avvicinarsi alla Porta Santa abbiamo pregato il salmo 23, “Egli otterrà benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua Salvezza, ecco la generazione che lo cerca, che cerca il tuo volto Dio de Giacobbe, ed ecco abbiamo varcato la Porta Santa!

Dopo la professione di fede nella tomba dell’Apostolo Pietro e la benedizione finale, ci siamo ritrovati nell’Aula Paolo VI per riflettere sul modo in cui comunicare la speranza oggi. Maria Ressa, cofondatrice del Website e giornalista Rappler, nonchèPremio Nobel della Pace nel 2021 e lo scrittore irlandese Colum McCann hanno  condiviso la loro esperienza di vita e di fede con i comunicatori, richiamandoci sul  coraggio della trasparenza e della responsabilità.

Al termine dell’esibizione del Maestro Uto Ughi, Papa Francesco ha espresso ai comunicatori che comunicare è uscire un po’ da se stessi per dare un po’ del mio all’altro. Ma è anche “l’incontro con l’altro. Il Santo Padre continua “Il vostro lavoro è un lavoro che costruisce la società, la Chiesa, fa andare avanti tutti, a patto che sia vero. “Padre, io sempre dico le cose vere”…”Ma tu, sei vero? Non solo le cose che tu dici, ma tu, nel tuo interiore, nella tua vita, sei vero? È una prova tanto grande. Comunicare quello che fa Dio con il Figlio, e la comunicazione di Dio con il Figlio e lo Spirito Santo”.

Il Giubileo del Mondo della Comunicazione si è concluso con la Santa Messa nella Basilica di San Pietro, presieduta da Papa Francesco, nella giornata in cui si celebrava la Domenica della Parola di Dio. Una esperienza emozionante per tutti, un scambio di vita vissuta, di riflessione, un’occasione per spalancare lo sguardo e la mente su come usare la comunicazione come strumento di speranza e trasformazione, di interazione reale e di narrazione di storia autentica. Adesso tocca a te, a lei…a me…a noi! Essere portatore della Parola che è Cristo Gesù in una comunicazione che diviene divina, piena di speranza nel futuro.

Sr Nilma di Gesù

 

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Nella vita non raccogli ciò che semini, raccogli ciò che curi

Mi è arrivata questa frase anonima e mi ha trasmesso un senso di amore e l’amore spesso porta con sé la pace profonda del cuore. Come faccio a non pensare ai miei ragazzi, quando si parla di cura? Ai ragazzi di V che lo scorso settembre hanno preso il volo per le medie. Bambini cresciuti sotto i miei occhi, in un percorso particolarmente coinvolgente, impegnativo e in qualche momento davvero in salita, ma anche pieno di sorrisi, di conquiste, di condivisioni con loro, con i genitori e in particolare con le mie colleghe, con le quali siamo davvero state fianco a fianco in questo percorso formativo. Strada culminata con la recita finale di giugno “Una storia infinita”… ciò che sono loro, ciò che hanno capito, che i nostri legami non finiranno mai, perché sono fatti per l’eternità. Un recital che nasce dalla sinergia di più forze e risorse, che presenta ciò che è la Scuola san Giuseppe all’intera città: una squadra, una famiglia, un centro educativo che cerca di valorizzare i talenti di ciascuno, che unisce le competenze delle insegnanti, dei bambini, per esprimere la bellezza della vita in crescita attraverso un racconto, che si dispiega nella recita, nei canti, nelle coreografie.  Sforzo di fine anno che fa scoppiare di gioia e gratitudine, perché ti porta a realizzare qualcosa insieme, qualcosa che abbia valore per gli altri e ti faccia felice, qualcosa che esprime all’ennesima potenza, ciò che ogni giorno è più nascosto, perché più quotidiano, ciò che ogni insegnante in classe cerca di aiutare ad avviare e sostenere: la crescita formativa e relazionale di ogni alunno, fatta di impegno, sacrificio, cadute e vittorie.

La gioia più grande di una maestra è poi vederli tornare con il sorriso, cresciuti, e sentire che i prof. sono contenti di loro, li trovano preparati, ma anche educati, qualcuno brilla davvero, altri sono trascinatori, altri svolgono ruoli positivi nelle relazioni. Ecco i tuoi ragazzi sbocciare, fiorire, in una vita certo complessa, ma che dopo questo salto ti auguri che li spaventi un po’ meno.

Loro che non avresti mai pensato di riuscire a lasciare, che invece hanno fatto da ponte hanno preso per mano altri più piccoli, altri 27 occhietti, che si affidano a te e ripartono pieni di voglia di imparare, giocare, scoprire…

Questa è la vita di una maestra, che vivo come mia missione, essendo consacrata e avendo avuto il dono di una ulteriore chiamata educativa, assieme alla comunità attualmente di 9 sorelle che vive a san Giuseppe, Istituto a Prato.

Mi occupo di insegnamento nella scuola primaria, ma c’è chi con me prende i bimbi più piccoli, dal nido, all’infanzia, fino quest’ultima tappa educativa. Passano ormai generazioni da noi. Le sfide sono molte e  vanno dai percorsi personali di ciascun allievo, dall’ascoltare i loro bisogni, comprendere le loro storie, accompagnarli nella crescita, nella consapevolezza di sé, del valore delle relazioni e la gestione dei conflitti, della cura dell’amicizia, del rispetto dell’altro, dell’accoglienza del diverso, della bellezza della collaborazione, del senso delle cose, della vita, della responsabilità verso il mondo, dei sogni e dei desideri… alla parte che sostiene tutta l’impalcatura che permette la relazione educativa ovvero l’organizzazione di una scuola, il suo sostentamento, la relazione con i genitori, i dipendenti, i rapporti con il territorio, le reti educative, il ministero. Un universo!!!

Direi che proprio qui si esprime quel lato del Vangelo che vede Gesù prediligere i piccoli e che Bettina riviveva con la cura per le orfane e poi per i più piccoli, attraverso le sue opere educative che oggi sono arrivate a questa, una scuola paritaria.

Ma la nostra missione educativa non si ferma a questo. Il rapporto con la Diocesi di Prato è di stima reciproca, di appartenenza e di collaborazione. La presenza nella parrocchia attigua alla scuola, parrocchia di san Giuseppe attraverso il catechismo, la formazione liturgica dei ministranti, la visita ai malati e la distribuzione dell’Eucaristia, la cura del rapporto con le altre realtà religiose, la partecipazione alla vita della chiesa locale ci ha sempre viste impegnate, in ascolto e sostegno.

Da un anno e mezzo abbiamo avuto un’altra chiamata educativa: la presenza di due sorelle al Polo educativo Sant’Anna, sorto come oratorio legato alla Parrocchia di Santa Maria delle Carceri, ma diventato una realtà con molte sfaccettature, che ha al centro la cura per i ragazzi. Oratorio, Scout, catechismo, centro Santa Rita per sostegno a ragazzi in difficoltà, stranieri, disabili, gruppo famiglie. Realtà ricca che ha chiesto la presenza delle consacrate semplicemente per esserci, non per ruoli particolari, ma per stare con loro e accompagnarli. Doposcuola per sostegno nei compiti, gioco in cortile, estate ragazzi con centri estivi e campi, iniziative formative, uscite. La cura educativa, la passione per i giovani fa nascere così fili di collaborazione, condivisione e ancor più amicizia vera, bella. Altri sorrisi che si intrecciano, voglia di stare insieme e camminare insieme per realizzare un sogno per il futuro dei ragazzi, di tutti i ragazzi, perchè abbiano un luogo in cui si sentano amati, accolti, uno spazio di appartenenza, una casa in cui trovare sempre accoglienza, un porto, un trampolino di lancio, un prato dove fiorire. E qui sperimenti l’altra passione del Signore, ovvero anche l’altro lato del carisma, l’apertura ai poveri, perché spesso qui arrivano i più feriti o svantaggiati, luogo in cui le culture si moltiplicano, specchio della città di Prato, cantiere di culture che richiede sforzo di conoscenza reciproca. Ma i più poveri oggi forse sono proprio i giovani, ricchi di futuro e potenzialità, poveri forse di esempi e adulti che siano compagni ed educatori veri, ricchi di vita da schiudere.

Cosa puoi fare tu semplice suora, dentro tutto questo? Prima di tutto ringraziare di esserci, visto che è molto quello che ricevi e poi … semplicemente stare, perché questo verbo è voce del verbo Amare.

Sr. Paola di Gesù Risorto

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I venerdì di Belo Horizonte

Ecco alcune foto dalla comunità di Belo Horizonte: gli incontri dell’ultimo venerdì del mese per i giovani: c’è un tema che viene sviluppato insieme, musica e attività. I ragazzi stessi sono responsabili di organizzare gli incontri, e così c’è chi si occupa dei canti, chi delle dinamiche e chi lava i piatti dopo i pasti 🙂 Ricordiamo dunque nella preghiera la Chiesa in Brasile, perchè possa fiorire sempre più!

 

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